L'Italia di Salvini (Di Maio, ormai, subisce Matteo)

Salvini ha conquistato tutta la destra e drena il centro destra berlusconiano, ha dalla sua buona parte della piccola e media imprenditoria del nord, pesca consenso al sud agitando le bandiere dell’italianità e della sicurezza, ha trasformato in una sorta di orgogliosa resistenza le frustrazioni e le percezioni negative del Paese : ancora grande e civile nella realtà, ma pericolosamente dedito al vittimismo e all’autodenigrazione. Un Paese le cui classi sociali più deboli e più anziane vivono globalizzazione e sistemi sovranazionali come una sorta di colonizzazione e una minaccia dell’identità e delle tradizioni, fino ad accarezzare l’idea di un’autarchia finanziaria, produttiva e persino alimentare. Siamo passati velocemente dalla gazzosa e dall’ampolla sacra del Po di Bossi alle felpe scioviniste del “capitano”. Il commento di Massimo Nava su Linkiesta.

Matteo (Renzi) dalle stelle alle stalle, Matteo (Salvini) dalle stalle alle stelle

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Di Maio, Salvini e Meloni politici senza laurea

Silvio Berlusconi, l’anziano leader della destra rinfaccia al candidato del M5S Luigi Di Maio quei due «buchi» nel curriculum, facendone strumento di propaganda, dovrebbe ricordare che non solo ha accusato per anni vari alleati d’essere mestieranti dediti solo alla politica (vedi Bossi) ma che i suoi due principali appoggi di oggi hanno esattamente gli stessi «buchi». Non è laureata, non ha mai avuto un lavoro stabile (baby sitter da Fiorello?) e ha una poltrona politica da quando aveva 22 anni (consigliera provinciale) Giorgia Meloni. E non è laureato (14 anni fuori corso), non ha mai avuto un lavoro fisso (qualche mese in un fast food Burghy?) e ha una poltrona politica da quando aveva 20 anni (consigliere comunale) Matteo Salvini. Della serie travi e pagliuzze… L'editoriale di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

I leader non laureati della oolitica italiana, non solo Di Maio

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Politici italiani senza vergogna

In Germania il ministro della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg, astro nascente della Cdu, si dimise dopo la scoperta che aveva copiato parte della sua tesi di dottorato, perché «lo scandalo sarebbe ricaduto su tutti i militari». Il ministro inglese dell’Energia Chris Huhne se ne andò «per evitare interferenze con l’incarico pubblico» perché un giornale rivelò che aveva addossato alla moglie una multa per cui avrebbe perso punti della patente. In Italia non è così. L'editoriale di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera.

I politici senza vergogna sono ancora al loro posto

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