Tutto cambia perché niente cambi

Le élite politiche italiane – di governo e di opposizione – sono totalmente inadeguate alla bisogna e lo sono perché, fondamentalmente, vogliono tutte conservare l’esistente visto che è esso a dare loro un ruolo. L’Italia, invece, ha un bisogno sempre più urgente di abbandonare l’esistente per non perdere anche l’ultimo vagone dell’ultimo treno della globalizzazione. Per fare questo deve avviare una rivoluzione, culturale, istituzionale e socio-economica. Rivoluzione che non inizierà mai sino a quando le culture della mediocrità e del “voemose ben” - alla veneta, ci sia consentito - rimarranno quelle dominanti. Il discorso di Mattarella, con tutte le sue finezze, è stato uno splendido e stucchevole esercizio del “voemose ben”: l’altra faccia o, se preferite, il puntello morale della mediocrità. Il commento del prof. Michele Boldrin sul sito linkiesta.

L'ambiguità del discorso molto "democristino" del Colle

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Il bluff dei partiti, urne più vicine

Se sentirete di nuovo pronunciare la fatidica frase «ci affidiamo alla saggezza di Sergio Mattarella», non prendetela alla lettera. Piuttosto diffidatene un po’. E provate a tradurla. Nelle due versioni possibili. La prima, netta: la nostra posizione non cambia, se la veda il Quirinale; la seconda, più accomodante: se il Presidente chiama... Insomma, a dispetto di tutto, due mesi dopo le elezioni più inconcludenti della nostra storia recente, i tre poli “non vincitori” sono rimasti sulle stesse posizioni del 5 marzo. E davvero hanno fatto poco o nulla per agevolare il compito del Capo dello Stato. Il commento sul Messaggero Veneto.

L'inevitabilità di un ritorno alle urne, il Colle piange

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Un politico quasi qualunque al Quirinale

 Non esistono dichiarazioni televisive del nuovo presidente della Repubblica, non risse in un talk show, non foto sotto l'ombrellone. Disperazione tra i cronisti. Venerdì, a quanto raccontano, si era concordato un set in una via del centro di Roma, al riparo dai curiosi, per scattare qualche foto del nuovo Capo dello Stato da spedire sui circuiti internazionali alla grande stampa estera. Niente da fare, il candidato ha fatto sapere che preferiva aspettare. Un articolo di Marco Damilano su L'Espresso.

Chi è Sergio Mattarella

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