L'obiettivo di Pd e M5S, la scalata al Colle

I cardinali che in conclave sono entrati Papa, ma ne sono usciti con la stessa porpora che indossavano all’ingresso si potrebbe fare un lungo elenco. E quel che vale per la Chiesa quando si deve nominare il sostituto di Pietro, vale anche per la politica. La via del Quirinale è infatti lastricata di illustri candidati rimasti tali. Tanto per dire, nel 1964, quando fu eletto Giuseppe Saragat, la lista dei pretendenti era assai lunga. Si andava da Giovanni Leone ad Amintore Fanfani, da Umberto Terracini a Pietro Nenni, con in mezzo i nomi di Giulio Pastore, Brunetto Bucciarelli Ducci, Paolo Emilio Taviani, Cesare Merzagora, Attilio Piccioni ecc ecc. Il commento di Maurizio Belpietro su Panorama.

Chi sostituirà Mattarella? L'unica fissa dei nostri politici

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Renzi, il ritorno

Matteo Salvini si è isolato in Europa, ha sbagliato tutto. Aveva il Paese nelle sue mani. Il partito democratico ha afferrato un’occasione d’oro, che gli è stata offerta su un piatto. Irrinunciabile. Irripetibile. Con estrema disinvoltura, senza perder tempo. Giuseppe Conte ha in modo manifesto l’intenzione di istituzionalizzare il Movimento 5 Stelle e intende spostare l’asse a sinistra. A questo punto la domanda sorge spontanea: nascerà un nuovo centro-sinistra? Nicola Zingaretti ci spera.

Nel frattempo Matteo Renzi, che conta su una pattuglia agguerrita sia al Senato sia alla Camera dei Deputati, ha deciso lo strappo. Era nell’ordine naturale delle cose. Lui  si è conquistato la golden share sull’esecutivo che ha appena incassato la fiducia. Il capo del governo è piuttosto preoccupato. Già avverte che la sua seda traballa.

Progetto politico

C’è una nuova legge elettorale da mettere in campo. C’è la riduzione del numero dei parlamentari da approvare in via definitiva. Sarà certamente di tipo proporzionale. Così da togliere l’erba sotto  piedi dei sovranisti. Per cui neanche con il raggiungimento della soglia del 40% si potrà contare su una maggioranza stabile.

Il Partito democratico fino a qualche settimana fa faceva parte di un’opposizione inconsistente, stante che questo ruolo era assolto fin troppo generosamente dai due partiti (Lega e M5S) al governo.

C’è molto malcontento in tutti i partiti. Prima i dem ed i grillini si odiavano. Molto cordialmente. Oggi dicono, giurano (ma ben pochi italiani ci credono) di amarsi alla follia.

Sicuramente non ci sarà da divertirsi. Almeno per milioni di elettori che sono piuttosto disorientati.

A mio avviso sarebbe opportuno modificare la carta Costituzionale repubblicana i senso presidenziale. Sul modello francese. Su questo punto hanno ragione sia Matteo Salvini che Silvio Berlusconi. I nodi da sciogliere sono sempre gli stessi: bisognerebbe modificare le regole elettorali sì da consentire che un momento dopo la chiusura delle urne si sappia chi ha prevalso. Che sia il centro, che sia la destra (non quella estrema), sia la sinistra (non quella estrema).

L’Italia ha subito troppi scossoni negli ultimi anni. Il governo Monti non è stato generato da un “colpo di Stato”, come aveva più volte stigmatizzato il presidente del  tempo Silvio Berlusconi, però non è  stato sicuramente un “parto” da elezioni politiche generali. E’ stata un’imposizione di Giorgio Napolitano. Come non è stato affatto lineare allungare la vita di un morente governo Berlusconi nel 2010, quando si appena era costituito il gruppo dei cosiddetti responsabili, dagli Scilipoti ai Antonio Razzi e altri.

Il ritorno di Renzi fa chiarezza. Risponde a verità che la sua presenza nel Pd è sempre stata vista con sospetto se non mal sopportata. E altrettanto vero che il Matteo di Firenze ci ha messo molto del suo per seminare zizzania. Adesso, appena il governo Conte 2 ha ricevuto la fiducia in entrambe le Camere, da precisare, dietro l’impulso determinante dell’uomo di Rignano sull’Arno (sono stati proprio lui e Beppe Grillo a suggerire lo strano accordo per la formazione di un nuovo governo anti-salviniano), ecco che Matteo Renzi sfida di nuovo tutti ed entra a piedi uniti nella trattativa per determinare le linee progettuali dell’esecutivo guidato di “Giuseppi” Conte. E’ certo che Matteo Renzi scombussola le certezze di chi aveva scommesso su un matrimonio di interesse o, addirittura, d’amore tra pentastellati e demokrat. Nel Palazzo c’è chi esulta e chi  assai preoccupato.

Italia Viva vuole parlare alle persone non al Palazzo. Ha detto il senatore del Pd eletto nella circoscrizione di Scandicci: “Noi vogliamo riportare le persone ad appassionarsi, a impegnarsi nella politica. Dopo sette anni di impegno diretto in prima fila, non c'è stato un giorno in cui io non sia stato bersagliato dal fuoco amico". Replica Nicola Zingaretti, il segretario Pd, a seguito della nascita di Italia Viva di Renzi: : «Errore dividere il Pd ma ora noi dobbiamo portare il partito nel futuro. Mi auguro che non si destabilizzi il governo e faremo di tutto perché non sia così. Certo, è un rischio, perché con una nuova sigla politica cambia il quadro di governo e io mi appello al senso di responsabilità di tutt. Aferma Matteo Salvini, leader  della Lega,

Sostiene Enrico Morando, presidente dell’associazione LibertàEguale: «Considero la scissione di Renzi “peggio che un crimine, un errore politico”. Matteo dice che era considerato un intruso? Non da tutto il partito. E ciò non gli ha impedito di stravincere il Congresso. Vederlo fare un partitino è sconsolante»

La mossa di Matteo Renzi, per il presidente del Consiglio Conte, cambia il quadro politico. E chiaramente una minaccia alla stabilità del governo appena nato. Matteo Salvini gongola, con il passaggio di una maggioranza a due più mezzo (M5S, Pd e Leu) a un'altra a tre più mezzo (M5S, Pd, Italia Viva e Leu), l'ex rottamatore ha in mano il futuro dell'esecutivo. Le assicurazioni di Renzi («faccio il partito per dargli lunga vita, si voterà nel 2023») non rassicurano né il presidente del Consiglio, né tantomeno Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio. Conte non sembra abbia intenzione di tornare in Parlamento per chiedere una nuova fiducia però ha espresso le sue preoccupazioni anche a Mattarella, nel corso di un colloquio al Quirinale sui temi della politica estera fissato da tempo. Dal Colle però trapela tranquillità. Si parla di normale dinamica che attiene ai gruppi parlamentari: nessun cambio di maggioranza. Se si considera l’astio tra  il capo politico dei grillini, Luigi Di Maio, e l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, si può scommettere che la navigazione del Conte 2 non sarà affatto tranquilla.

Insomma, Renzi si è riproposto sulla scena politica e niente sarà più come prima. Questo è sicuro. Adesso si aspetta l’approvazione definitiva della norma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari (tema molto caro ai Cinquestelle) e, subito dopo, la legge di bilancio e la indispensabile riforma della legge elettorale.

P.s: Siccome l'imput al progetto governativo M5S-Pd lo hanno dato due democristiani doc come Dario Franceschini e Matteo Renzi con l'accettazione di Luigi Di Maio, sicuramente i due partiti, sotto traccia, intendono, l'uno (il M5S) assorbire il gruppo, diciamo, sinistrorso e conduro per mano sulla loro linea progettuale; d'altro canto i democratici di Zingaretti sono certi di incanalare il movimentismo dei pentastellati nell'alveo dela piena accettazione della Costituzione repubblicana.  Obiettivo che il precedente esecutivo faticava a perseguire sia con la flat tax e quota 100 (per la Lega) sia con il reddito di cittadinanza e con il decreto dignità (per i grillini).

Marco Ilapi. 18 settembre 2019

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Il rebus dell'incarico per l'inquilino di Palazzo Chigi

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nelle consultazioni quirinalizie dirà ai suoi interlocutori: "Per favore datemi un'alleanza che abbia i numeri e un nome, e datemi tutto molto in fretta. Altrimenti, giocoforza, il governo lo faccio io per poi ritornare per l'ennesima volta alle urne". Soluzione, come molti hanno sottolineato in queste ore, che solo in Italia porta con sé la nomea del male peggiore, quando altrove è il naturale sbocco democratico di quando la dialettica tra le parti si inceppa. Niente da eccepire, se non che da noi ci si arriva sempre con leggi elettorali che sembrano fatte apposta per garantire l'ingovernabilità. E che dunque costringono alla ricerca di maggioranze politicamente implausibili per l'estrema diversità delle forze che le compongono. Ancora una volta, sono leggi fatte per garantire non i cittadini sulla stabilità dei governi, ma l'autoreferenzialità e la perpetuazione di chi li rappresenta in parlamento. Il commento di Paolo Madron su Lettera 43.

Il male dell'Italia è il Rosatellum, garantisce l'ingovernabilità

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