Il Conte 2, appena nato, subito contestato

La «cotta» politica non è passata: Di Maio sta con Renzi perché insieme hanno interesse a logorare Conte e il Pd di Zingaretti. Palazzo Chigi e Nazareno non avevano bisogno di assistere ai giochi pirotecnici di ieri per capirlo, infatti stavano già elaborando un «piano B». Il premier e il segretario del Pd non hanno intenzione di fare i cirenei nella maggioranza, di tollerare l’ansia da prestazione dei due alleati, di accettare che la logica dei sondaggi produca un bradisismo quotidiano nel governo. Se il disegno di Di Maio e Renzi — ritenuto peraltro «velleitario» — fosse quello di stressare la situazione e indebolire progressivamente l’esecutivo per arrivare a un cambio in corsa del presidente del Consiglio in primavera, allora è certo che Conte e Zingaretti giocherebbero d’anticipo. È uno schema per certi aspetti noto, se è vero che dieci giorni fa il ministro Guerini — in una riunione di partito — convenne con il leader del Pd: «Se ci provassero — disse riferendosi a Di Maio e Renzi — noi dovremmo tirarci indietro». Il commento di Francesco Verderami sul Corriere della Sera.

Conte 2 in bilico, Di Maio e IV vogliono il suo scalpo

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La politica deve ripartire dall'associazionismo

L'Italia è un Paese di oltre 330mila realtà no profit, 778mila dipendenti, 5 milioni e mezzo di volontari, tutti in aumento a doppia cifra rispetto al 2011. Ed è un Paese che, nonostante tutto, ha ancora bisogno di una seria rappresentanza dei lavoratori e degli interessi imprenditoriali, soprattutto oggi, nel mezzo di una rivoluzione tecnologica, nel pieno della globalizzazione, nel mondo che prova a rispondere al cambiamento climatico, anziché ignorarlo. Il commento di Francesco Cancellato sul sito linkiesta.

Il centrosinistra deve ripartire dagli ultimi

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Juncker, confessa: nel 2011 l'Ue ha sbagliato tutto

Racconta Pier Luigi Bersani, l'ex segretario del Pd: «Ricordo ancora la direzione in cui posi i dirigenti del partito di fronte all'opzione governo Monti o elezioni. Mi trovai di fronte un fuoco di sbarramento di sei interventi di esponenti di primo piano che consideravano Monti una scelta obbligata. Poi c'era Napolitano... Da quel momento, tutte le settimane, per un anno, sono stato sottoposto ad un'esame di montismo. E anche se avevo qualche dubbio sull'efficacia della politica del loden, dovevo accettare l'impostazione di chi, per far dimenticare il proprio passato comunista, pensa sempre che abbiano ragioni gli altri. La verità è che in molti si ubriacarono di retorica europeista. Trasformarono un'idea buona, l'Europa unita, in un'ideologia...». Il commento di Augusto Minzolini su il Giornale.

Coming out di Bersani, Napolitano ci impose di accettare diktat Ue

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