Fatti in Ucraina e Libia, a Palazzo Chigi regna la confusione

Nei giorni scorsi, per fermare l’avanzata dell’Isis si è ritenuto che una risoluzione dell’Onu che autorizzava l’uso della forza fosse necessaria ma anche scontata, il che non era. Si disse che noi italiani volevamo guidare le missione. Sembrò che gli armigeri del Palazzo di Vetro (non meno di cinquantamila uomini, con mezzi pesanti) fossero destinati a verificare in loco se dovevano monitorare un accordo di pace (peace keeping) oppure fare la guerra per imporlo (peace enforcing). Non c’erano piani credibili per andare, e soprattutto non c’erano piani credibili per venire via. Quando il mondo intero cominciò a chiedersi cosa mai stesse accadendo nella pacifica Italia, l’arbitro Renzi fischiò la fine della partita. E tutti tornarono ad essere per il dialogo, per il negoziato, come sono oggi. Un editoriale di Franco Venturini sul Corriere della Sera.

L'incubo Isis a Tripoli non fa dormire Palazzo Chigi

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