Terzo polo offresi. E il leader?

Giorgetti dice: o spostiamo La Lega verso un centro liberale, popolare e europeista, o saremo annientati. Ha ragione nell’intuire che la strada si fa sempre più stretta. Ha ragione nel vedere vana la forsennata e ormai incerta corsa del suo leader, Matteo Salvini, verso un consenso plebiscitario che surroghi la mancanza di una credibile direzione di marcia. (...) Zingaretti e Di Maio dicono, con accenti diversi ma con la stessa ipocrisia che con la mano destra accelera e con la sinistra frena: o imbocchiamo il riformismo o il governo non va avanti. Anche loro hanno ragione. Il commento di Alessandro Barbano su Huffington Post.

In Italia il centro c'è, manca i leader

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Post elezioni, la politica del rinvio di Pd e M5S

Ricordate la bubbola «faremo subito una nuova legge elettorale per correggere le distorsioni del Sì»? La ricordate, no? Bene, è confermato: era una bubbola. Una presa in giro. Nicola Zingaretti, Goffredo Bettini, e “giù per li rami”, tutti i fautori del Sì per tutto settembre si erano sbracciati per una inutile approvazione di un testo base almeno alla Camera come fosse una prova d’amore, ecco il nostro correttivo alle distorsioni che verranno prodotte dal taglio dei parlamentari. (...) Siamo entrati cioè in una fase per certo aspetti mai vista nella quale i partiti non sanno chi sono e cosa vogliono fare. L'incertezza sul futuro dei "piccoli" determina a cascata anche un certo brancolamento del Partito democratico, che deve ora rifare i conti a proposito di un alleato tramortito (il Movimento, e lasciamo stare Liberi e uguali che non è mai nato) e avendo di fronte un avversario molto forte ma che potrebbe mutar pelle. Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

Il Pd di Zingaretti e la sua politica del rinvio

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Pd vince con Gori, Bonaccini e Giani. Con il M5S dove va?

È vero, Zingaretti porta a casa un buon risultato, lo ha riconosciuto anche Matteo Renzi. Anche se adesso giustamente si inizia a fare le pulci ai voti e il successo non è poi così netto. Finita la sbornia post elettorale, il segretario del Pd deve affrontare non pochi nodi, a partire dal fatto – come si evince dai dati dell’Istituto Cattaneo – che metà degli elettori Pd, molto probabilmente il suo zoccolo duro, hanno votato No al referendum. Sono stati loro, quelli che hanno fermato l’avanzata della Lega, che hanno fatto da argine anche all’onda populista dei 5 stelle e che di antipolitica ne hanno le scatole piene. (...) Zingaretti può voltare pagina. E per farlo deve imporre la sua agenda al governo, a partire dai decreti sicurezza e dalla giustizia. Il Pd, che esce più forte dalla tornata elettorale, deve dire basta all’approssimazione e alle proposte folli di un ministro come Alfonso Bonafede. Ha tutte le carte in regola per farlo. Almeno che non sia convinto che la proposta di riforma della giustizia sia condivisibile. Ma non è così. I dem hanno mal digerito le sparate del Guardasigilli e oggi possono chiedere una marcia indietro. Il tema della giustizia, nell’equilibrio del rapporto tra i poteri dello Stato, non può essere lasciato fuori da una rinegoziazione dell’agenda di governo Il commento di Angela Azzaro su il Riformista.

Zingaretti a un bivio: con i populisti del M5S o con i dem capaci di vincere?

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