Il governo ha bisogno di risorse e rinuncia al Mes

La domanda che si potrebbe fare a Roberto Speranza il Preoccupato è semplice: perché non minaccia di dimettersi se la penosa incertezza del governo sul Mes dovesse proseguire? Perché non pretende un voto in Parlamento (e se su questo nasce una maggioranza Ursula tanto meglio)? Dato che anche un bambino capisce che 37 miliardi sarebbero oro per un Servizio sanitario pieno di magagne, coperte solo dalla abnegazione del personale medico, e che sarebbe immorale (oltre che intimamente anti-europeo) lasciarli lì. Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

Senza il Mes, Speranza non cosa come andare avanti

Leggi tutto...

Consiglio non richiesto, il Mes fa bene all'Italia

Sarebbe stato bene se Giuseppe Conte, invece di pavoneggiarsi come Napoleone dopo Austerlitz, avesse spiegato al Paese quello che ieri è toccato spiegare a Paolo Gentiloni, cioè che l'autunno (ma anche l'inverno e la primavera prossima) dovremo affrontarli con altri mezzi, diversi dai famosi 209 miliardi del Ricovery fund che arriveranno solo «nella seconda metà del 2021». (...) Era infatti trapelato un certo nervosismo in via XX Settembre. Gualtieri adesso vorrebbe soldi freschi per iniziare a realizzare qualcosa di più concreto del Festival di Villa Pamphilj o delle passerelle in Parlamento e per questo, in oggettiva sintonia con Paolo Gentiloni, chiede di utilizzare il Mes. Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

Caro Conte, richiedi il Mes o saranno guai grossi per l'Italia

Leggi tutto...

Il moloch del nostro debito pubblico fa davvero paura

Il premier Giuseppe Conte e i giallorossi hanno ben poco da esultare per l’accordo raggiunto – con estrema fatica – sul Recovery Fund. Tracciando un parallelismo fra il Mes e il Recovery Fund, infatti, “le condizioni finanziarie sono simili, ma quelle politiche diverse: il Mes, che l’Italia per ora sta rifiutando, non richiede riforme; il Recovery Fund, che il governo non può rifiutare, ne prevede invece di molto precise (...) C'è un altro elemento importante che preoccupa l'Unione europea, da sempre: l'ammontare del debito pubblico italiano. Come riportato dall'agenzia Agi, alla fine dello scorso anno il nostro debito pubblico si attestava al 135% del Pil (in epoca pre-Covid dunque) e valeva circa 2.410 miliardi di euro. Alla fine del 2020, dopo aver fatto i conti con la crisi pandemica, probabilmente esploderà tra il 160% e il 170%. Secondo gli ultimi dati diffusi da Bankitalia, a maggio il debito pubblico è volato a 2.507,6 miliardi e ha registrato un nuovo massimo storico. Si tratta di un aumento di 40,5 miliardi rispetto ad aprile, quando fu pari a 2.467 miliardi. E su maggio 2019 l'incremento sale a 175,7 miliardi. Secondo gli europeisti, la colpa va fatta risalire ai governi del passato e a uno stile di vita che gli italiani non possono più permettersi. Ma è davvero così? Il commento di Roberto Vivaldelli su il Giornale.

E' il macigno del nostro debito pubblico che preoccupa l'Unione Europea

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS