I conti (sbagliati?) di Conte

Gira una certa aria di felicità a sinistra, in questo fine anno. Complici le sardine e Giuseppe Conte. Delle buone ragioni e delle speranze che le prime hanno generato non c’è molto da aggiungere alle tante lodi. Misterioso rimane invece, almeno ai miei occhi, il fatto che Giuseppe Conte sia diventato un fattore ispirazionale per le forze democratiche. In punta di forchetta istituzionale il ruolo che ricopre è del tutto legittimo: i premier nel nostro sistema vengono nominati, non eletti direttamente. Ma in termini di sostanza politica, dopo quasi un decennio di polemica feroce (da parte delle opposizioni, ma poi ampiamente condivisa dalla sinistra) sulla lunga serie di premier scelti dal Colle o rimpastati con accordi interni ai partiti, senza ritorno alle urne, come si sia poi arrivati a un Conte che non ha mai partecipato a nessuna elezione, e non ha mai nemmeno visto da lontano una qualche forma di  vita politica, rimane per me incomprensibile. Il commento di Lucia Annunziata su Huffington Post.

Dal Conte 1 al Conte 2, la guerra per Palazzo Chigi

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Sindacati in crisi di identità

Tra i cittadini e i lavoratori si è fatta largo la convinzione che il sindacato serva soprattutto a chi ci opera. Ai sindacalisti. In primo luogo: ai gruppi dirigenti. Tuttavia, non credo vi sia di che rallegrarsi. Perché il sindacato è "servito" a tutelare gli ultimi e i penultimi. Quelli che da soli non ce la possono fare. E, per difendersi, hanno bisogno di unirsi agli altri, che condividono la loro condizione. Ormai non è più così. Il sindacato rappresenta i garantiti. Mentre la questione dei "diritti", posta da un grande leader sindacale come Bruno Trentin,  -  ha osservato Bruno Manghi  -  è "brandita per la difesa della rivendicazione specifica, mai per quelle altrui". L'editoriale di Ilvo Diamanti su la Repubblica.

La crisi del sindacato pone problemi al Paese

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I partiti non hanno più programmi

Ieri le ideologie ispiravano i progetti concreti di maggioranze e opposizioni. Morte le ideologie, addio programmi su cui confrontarsi o scontrarsi. Sarà. Ma la scomparsa delle ideologie non implica il decesso degli ideali e dei princìpi. Eppoi, non c’è bisogno di mantenere in vita le ideologie per sapere che la contesa politica si fonda su alcune scene classiche ed eterne: più poteri allo Stato o ai privati? Più tasse o meno tasse? Più Europa o meno Europa? Più accumulazione o più distribuzione? Un editoriale di Giuseppe De Tomaso su La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il vuoto di una politica senza progettualtà

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