Niente più blocco pensioni d'oro, la Corte non ci sta

Nodo pensioni bloccate dal governo Monti è giunto al pettine. Ma non sarebbe il caso di sottoporre - solo per questa fattispecie - la norma riscritta al giudizio preventivo di costituzionalità della stessa Corte? Evitando così che il governo, qualsiasi governo, possa cadere nella tentazione di «provarci», di insistere, contando sul fatto che un’eventuale nuova sentenza arriverebbe dopo anni, magari inguaiando un governo diverso (un po’ quello che sta succedendo ora a Renzi che deve sanare la decisione di Monti)? Insomma, in un Paese che modernizza le sue istituzioni, si dovrà riflettere anche sulle procedure della stessa Corte. Un articolo di Enrico Marro sul Corriere della Sera.

Il pasticcio del duo Monti-Fornero lo paga Renzi

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Italicum di Renzi, le criticità

 

Matteo Renzi ha intenzione di porre la fiducia sull’approvazione in via definitiva della nuova legge elettorale. A mio avviso sbaglia. E’ stato detto e ridetto mille volte che questa particolare riforma, come quelle costituzionali, riguarda tutte le forze politiche, di destra, di centro o di sinistra. Il Paese è coinvolto nella sua totalità. Se si considera per un attimo lo schieramento di coloro che hanno deciso di non partecipare alle elezioni (si veda il caso, davvero clamoroso, della rossa Emilia Romagna, dove ha votato un misero 37 % degli aventi diritto) che è maggioritario, la dice lunga sulla disillusione degli italiani in una classe politica (partitica) che è sempre più disprezzata. Occuparsi di politica, di scelte che coinvolgono oltre 60 milioni di persone, di cui 45 milioni di elettori, è estremamente importate. Che le opzioni della classe dirigente siano favorire un gruppo od un altro, siano imprenditori o lavoratori privati o pubblici, siano artigiani o professionisti, ebbene, la gente comune lo avverte. Quel che è accaduto negli ultimi anni è significativo. Berlusconi lo mandano a casa, in virtù di un complotto ordito in combutta tra il vecchio presidente Napolitano, Mario Monti (per molti italiani indigesto senatore a vita) e Angela Merkel (Alan Friedman dixit in Ammazziamo il Gattopardo), si va a elezioni, non vince nessuno, Enrico Letta viene invitato a fare un governo quasi di mezza unità nazionale col l’ex Cavaliere, nel frattempo cacciato via da Senato), infine arriva “l’Enrico stai sereno” con annessa pugnalata alle spalle da parte del nuovo segretario del Pd, il fiorentino Renzi. Quindi il Patto del Nazareno di cui nessuno ha mai saputo granché e di cui tutti, ma proprio tutti, hanno discettato raccontando tutto e niente. Ora si è giunti ad un punto di non ritorno (per il premier). Si fa la conta sulla riforma del Porcellum e  si scopre che i numeri non quadrano. La riforma la si vuole approvare sostanzialmente con i voti del solo partito democratico (i voti dell’Ncd e di Scelta Civica sono ininfluenti), magari ricorrendo alla fiducia. Scandalo degli scandali. Ma… Renzi non ricorda cosa è successo alla riforma costituzionale del centrodestra del 2005? Il parlamento approva ma poi il popolo… con il referendum, disapprova! Accadrà anche questa volta. Ma domani la classe dirigente si renderò conto che errare è umano, ma perseverare è diabolico. Perché alcune fondamentali leggi devono essere approvate con il massimo possibile dei consensi. E questo non è né con l’Italicum renziano né con le proposte di riforma costituzionali avviate. Renzi ha paura di apportare modifiche allìItalicum semplicemente perché è convinto che un “ripasso” al Senato sarebbe esiziale per il su governo. E su questo punto ha ragione. Ma le ragioni che debbono prevalere sono gli interessi del Paese, non della sua bottega democratica fiorentina. Questo sia chiaro una volta per tutte. Renzi sbaglia e sbagliano i suoi amici a non dissuaderlo da questo irrigidimento. E’ vero che bisogna decidere, ma occorre anche ascoltare i suggerimenti quando si evidenziano macroscopici errori di impostazione. Sull’Italicum ricordo l’inciampo di Alcide De Gasper e la sua legge truffa (che peraltro prevedeva un premio di maggioranza per la coalizione che superasse alle elezioni il 50,01% dei voti), altri ricordano la legge Acerbo del 1923 (premio di maggioranza dei 2/3 a chi avesse ottenuto il 25% dei voti validi), che consentì a Benito Mussolini di conquistare e occupare permanentemente un Parlamento che sarebbe stato fascisticizzato. Ce ne siamo dimenticati? “Matteo, stai sereno”.

Marco Ilapi

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Camere lente, governo Speedy Gonzales

Governare a colpi di fiducia è ormai usuale. Le leggi approvate con questo catenaccio erano appena 9 su 100 col governo Prodi I (1996-98), scesero addirittura a zero (cito un dossier di OpenPolis) col governo Amato II, per crescere via via fino al 45% con Monti (che però doveva fronteggiare una vera emergenza con lo spread schizzato oltre quota 500) e fissarsi al 44,78 nel solo 2014 con Renzi. Un voto di fiducia ogni dodici giorni. Sempre con la giustificazione dell’urgenza? Anche alla Camera dove la maggioranza è rassicurante? Un editoriale sul Messaggero Veneto di Vittorio Emiliani.

Renzi governa ricorrendo ai voto di fiducia, segno di debolezza

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