M5S e Pd mettono il cappello sull'accordo raggiunto

  • Pubblicato in Esteri

Nessun trionfalismo sull'accordo raggiunto nel Consiglio Europeo (ndr). Il contenuto dell’intesa di Bruxelles andrà meglio vagliato e che soprattutto bisognerà capire quando arriveranno i soldi e che uso ne vorrà fare il governo, da domani i problemi del Paese restano tutti lì. Calata la cortina fumogena della propaganda di palazzo Chigi e dei Tg Rai, Giuseppe Conte non avrà davvero tempo per rilassarsi. Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

Conte 2, vinta una battaglia a Bruxelles ma non la guerra

Leggi tutto...

Al Pd, svendutosi al M5S, non piacciono più le riforme

Il centrosinistra (dall’Ulivo in poi, 1996) è uno schieramento plurale con una certa idea dell’Italia: europeismo, apertura, democrazia economica, stato sociale, privatizzazioni, diritti del cittadino, sistema maggioritario, decentramento eccetera. Tutte cose che con ogni evidenza nulla hanno a che fare con il Movimento cinque stelle, un partito fondato sul populismo a-ideologico e post-democratico alimentato dal falso mito della democrazia diretta e del tutto opaco in fatto di vita interna. Ecco perché considerare i grillini di centrosinistra non è un errore, è un crimine culturale. Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

Zingaretti ha perso il popolo Pd per strada

Leggi tutto...

Conte: l'Italia s'è desta, la porta in faccia ai Benetton!

Nella maggioranza tutti tirano un sospiro di sollievo per la scampata crisi e per aver escogitato una soluzione che poteva essere adottata due anni fa, ma sotto il tappeto propagandistico di Casalino si annida una semmai accresciuta quantità di polvere. È stata una notte di battaglia, di quelle che lasciano cicatrici e lividi. Nessuno si fida di nessuno. Una parte del Partito democratico, quella più “riformista”, ce l’ha con un premier che passa disinvoltamente da Andreotti a Di Battista per finire Forlani; l’altra metà, quello più “di sinistra”, ormai filogrillina, s’inebria di una novella statalizzazione dell’economia come se fossimo nel 1917; Renzi considera ciò che è avvenuto una colossale perdita di tempo e appare scettico su tutto; i grillini fanno finta di avere sconfitto “i potenti” con la stessa ebbrezza della notte sul balcone di Palazzo Chigi quando urlarono di aver abolito la povertà. Conte mette una pezza qui e una là ma conferma di essere privo di un progetto generale di riforme per l’Italia ed è sempre l’uomo di villa Pamphilj che sorride a tutti e non decide niente (che fine ha fatto la discussione sull’Iva? Che ne è del piano Colao? Che si fa sul fisco, sulla scuola, sulla sanità, sulle infrastrutture?). Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

Conte canta vittoria, ma non è che la vittoria di Pirro

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS