Il dramma del Pd, ha assimilato il linguaggio del M5S

(Il Pd a guida Nicola Zingaretti in un vicolo cieco, ndr) È una sindrome di Stoccolma spiegabile con il terrore che senza i Cinquestelle si perderanno le regionali in 4 regioni su 6 e si smarrirà del tutto lo stesso governo Conte, ultima ciambella di salvataggio prima di un temibile naufragio sulla costa del Papeete, dove ad agosto tornerà un Salvini in modalità elettorale, che poi è l’unica che gli si attaglia. Ma forse la questione è più seria ancora. E riguarda l’assimilazione di un linguaggio, di un canone interpretativo della realtà, di una tecnica di manipolazione del consenso che dalla bocca di un anziano comico ha sparso le goccioline della malapolitica infettando l’organismo del Partito democratico, come un Covid populista che non si può, o non si vuole, debellare e che per questo torna di continuo. Il commento di Mario Lavia su LInkiesta.

Quel pasticciaccio di Palazzo Chigi

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Chi comanda nel Palazzo? Grillo, Casaleggio o Conte?

«Confido nell’autorevolezza, intuito e volontà unitaria di Grillo», ha detto la settimana scorsa al Fatto quotidiano Goffredo Bettini, autorevole esponente del Partito democratico e tra i principali teorici dell’alleanza giallorossa, a proposito dei rischi che lo scontro interno al Movimento cinque stelle provochi una crisi di governo. «Casaleggio contro Grillo», titolavano ieri tutti i giornali, commentando l’intervista a Fanpage di Davide Casaleggio, favorevole alla consultazione degli iscritti chiesta da Alessandro Di Battista e brutalmente stoppata dal comico due settimane fa. Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

Il governo italiano nelle mani di un comico, bisogna ridere o piangere?

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Rivolta tra i grillini sulle nomine: "Non riconfermiamo Descalzi"

Doveva vincere l'ala governativa dei Cinque Stelle e perdere le donne, che nemmeno questa volta otterrebbero niente più che posti da presidente, quelli spesso definiti i suonatori di campanello. La trattativa andava avanti sottotraccia da settimane, la formalizzazione delle nomine nelle grandi aziende pubbliche va fatta entro lunedì – ultimo giorno utile in vista dell'assemblea di Eni – e i giochi sarebbero fatti. L'emergenza coronavirus aveva derubricato la faccenda a problema minore. Eppure sul filo del traguardo il dossier ha preso una piega delicatissima per i Cinque Stelle: Alessandro Di Battista e un folto gruppo di dissidenti vuol far saltare il compromesso con il Pd e un nuovo mandato per Claudio Descalzi ad amministratore delegato di Eni.
Lo schema discusso a lungo nei palazzi prevede infatti che il Movimento digerisca la conferma in blocco dei quattro amministratori delegati di Eni, Enel, Leonardo e Poste, ovvero Descalzi, Francesco Starace, Alessandro Profumo e Matteo Del Fante. Il compromesso più difficile era appunto quello sul gruppo petrolifero: il numero uno è sotto il tiro per alcune indagini e in particolare quella della Procura di Milano che l'accusa di conflitto di interessi a proposito di una società fornitrice di Eni in Congo riconducibile alla moglie. Se la lista circolata in queste ore venisse confermata, la vendetta del Movimento sarebbe comunque amara: presidente diventerebbe Lucia Calvosa, professore di diritto Commerciale a Pisa, già membro del consiglio di amministrazione di Tim e del Fatto Quotidiano, il giornale che ha fatto una campagna contro Descalzi. Accuse rilanciate ieri sera in un lungo post sulla pagina Facebook di Alessandro Di Battista e - in calce - la firma più di venti fra ex ministri (Barbara Lezzi e Giulia Grillo), parlamentari ed europarlamentari (fra gli altri Maria Edera Spadoni, Massimo Bugani, Ignazio Corrao, Michele Giarrusso, l'espulso Gianluigi Paragone). Raccontano nel Movimento che in queste ore Di Battista chiami i deputati uno ad uno per chiedere di allungare la lista del dissenso. Un modo abile per far apparire qualunque no come il sì ad un ignobile compromesso. Non è detto che il blitz riesca, ma è la conferma che ormai dentro ai Cinque Stelle non c'è più un vertice riconosciuto. Il gruppo dei dissidenti è lo stesso che ha firmato il documento contro il compromesso sul fondo Salva-Stati di Giuseppe Conte. A Palazzo Chigi ieri il nervosismo era palpabile.
Oggi a comandare nel M5S sono coloro i quali ricoprono cariche di governo: su tutti il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro. E' lui ad esempio lo sponsor del presidente designato di Enel Michele Crisostomo, già avvocato a Clifford Chance, anch'egli in passato lambito da una indagine per ostacolo alla vigilanza come consulente esterno del Monte dei Paschi. A proposito della disastrata banca senese: presidente sarà Patrizia Grieco, voluta nella scorsa tornata di nomine da Matteo Renzi ad Enel e amministratore Guido Bastianini, già numero uno di un'altra banca disastrata, Carige.
A conti fatti – se si escludono le riconferme – i Cinque Stelle otterrebbero due presidenze e due posti pesanti da amministratore delegato: Stefano Donnarumma (vicino a Fraccaro, dall'azienda dell'acqua di Roma Acea a Terna) e Paolo Simioni da Atac a Enav. Nella guerra delle poltrone soccombe a Terna Luigi Ferraris, uno dei più stimati fra quelli in uscita: per lui potrebbe esserci la poltrona di Donnarumma ad Acea. Per compensare invece il filotto degli uomini nelle cariche operative, al posto dell'attuale numero uno dei servizi segreti Luciano Carta (indicato per la presidenza di Leonardo) potrebbe essere nominata Elisabetta Belloni, attuale segretaria generale della Farnesina. Sempre che il blitz di Di Battista non faccia saltare tutti gli equilibri.

Augusto Barbera e Ilario Lombardo – La Stampa – 19 aprile 2020

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