Il dramma del Pd, ha assimilato il linguaggio del M5S

(Il Pd a guida Nicola Zingaretti in un vicolo cieco, ndr) È una sindrome di Stoccolma spiegabile con il terrore che senza i Cinquestelle si perderanno le regionali in 4 regioni su 6 e si smarrirà del tutto lo stesso governo Conte, ultima ciambella di salvataggio prima di un temibile naufragio sulla costa del Papeete, dove ad agosto tornerà un Salvini in modalità elettorale, che poi è l’unica che gli si attaglia. Ma forse la questione è più seria ancora. E riguarda l’assimilazione di un linguaggio, di un canone interpretativo della realtà, di una tecnica di manipolazione del consenso che dalla bocca di un anziano comico ha sparso le goccioline della malapolitica infettando l’organismo del Partito democratico, come un Covid populista che non si può, o non si vuole, debellare e che per questo torna di continuo. Il commento di Mario Lavia su LInkiesta.

Quel pasticciaccio di Palazzo Chigi

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Chi vuole consegnare le chiavi di Palazzo Chigi a Salvini?

Nicola Zingaretti dice che «stiamo regalando mezza Italia a Salvini» e conferma che i leader politici che usano il plurale maiestatis, il Royal We degli inglesi, sono sempre da apprezzare perché dissimulando distacco in realtà raccontano la verità. Chi ha già regalato l’Italia a Salvini è il governo Conte: il governo Conte uno guidato da Salvini e il governo Conte due che per paura di Salvini mantiene i provvedimenti del Conte uno a guida Salvini. Non risulta, infatti, che il governo Conte due, di cui il Partito democratico di Zingaretti è socio accomodante, abbia cancellato i decreti di sicurezza di Salvini né che abbia abrogato la principale misura economica di Salvini, quota cento, né che abbia accompagnato alla porta il presidente Rai in quota cene sataniche di Hillary Clinton e nemmeno che abbia cambiato il Tg2 tendenza Putin. Il commento di Christian Rocca su Linkiesta.

"Caro Zingaretti, con la vostra inazione, state consegnando il governo al centrodestra!"

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Elezioni vicine? Conte 2 promette mirabilie al Sud

Il piano per il Sud presentato giorni addietro dal governo Conte 2 non è che l’ennesimo tentativo – già visto numerose volte in passato – di accelerare le procedure di spesa per investimenti finalizzati al superamento degli squilibri territoriali. (...) Non vi sono motivi per ritenere realistica una accelerazione della spesa. Senza alcuna sostanziale modifica nei meccanismi della programmazione nazionale ed europea non vi sono molte possibilità di raggiungere gli obiettivi. Né si può pensare che a un aumento delle risorse disponibili corrisponda automaticamente un aumento della spesa. Anzi, è probabile che dirottando parte degli stanziamenti verso le aree meridionale si ottenga una minore spesa (pagamenti) in conto capitale su base nazionale. E ciò a causa delle maggiori inefficienze nelle procedure programmatiche e realizzative nel Mezzogiorno. Il commento, assai critico, di Claudio Virno su La Voce.

I miliardi per il Sud, il bluff di Giuseppe Conte

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