In autunno, se non si interviene, esploderà il Paese

Spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis: «Dire che sui giovani adulti ci giochiamo il futuro del Paese non è una frase ad effetto. Piuttosto significa rendersi conto che dalla capacità occupazione dell’attuale generazione di trentenni dipenderà la stabilità del debito pubblico e la sostenibilità del sistema di welfare: pensioni, sanità, assistenza sociale». Invece una generazione di cinquantenni, gli stessi che hanno provato (senza riuscirci) a tirare fuori l’Italia dalla crisi del 2009, s’accomoda agli Stati Generali di Villa Pamphili, organizzati dal premier Giuseppe Conte per discutere il piano di rinascita del Paese, lasciando alla porta i giovani adulti, ovvero coloro che pagheranno il conto complessivo di ogni decisione presa in questi mesi. L'articolo di Gloria Riva su L'Espresso.

I giovani dimenticati

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Chiusi gli Stati generali, non si è mossa foglia

E' difficile resistere al sospetto che questa interminabile girandola di incontri a scopo di conferenza stampa serva solo ad autoperpetuarsi, in una spirale che procede in volute concentriche sempre più strette, convocando oggi la commissione di esperti il cui lavoro servirà da «utile contributo» per il confronto di domani, le cui risultanze costituiranno la base dell’incontro di dopodomani, e così via all’infinito, per i secoli dei secoli. O almeno fino a quando giornali, sondaggisti e orchestrali al seguito smetteranno d’intonare la marcia trionfale dell’avvocato del popolo. Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

Il terribile sospetto, Conte tira a campare. Come Andreotti (ma lui non è Andreotti)

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Uomini straordinari cercasi... disperatamente

In questo primo scorcio post-pandemia già si respira un’aria molle, un che di sospeso, come se una grande incertezza avvolgesse tutti gli attori politici e sociali, in attesa di un solleone che calmi un po’ un Paese ancora sotto shock per i tremendi mesi trascorsi in casa. Non è un bel clima. Ricorda un altro momento in cui l’Italia era frastornata. Erano i primi anni Novanta. Dopo la crisi di quella che Pietro Scoppola chiamò “la Repubblica dei partiti”, squassata da Tangentopoli e dal crollo degli assetti pre-1989, l’Italia ebbe la fortuna di poter disporre di alcuni uomini eccezionali. Il comento di Mario Lavia su Linkiesta.

La crisi morde come nel 1993, allora c'era Ciampi, oggi Conte!

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