Bertinotti, la democrazia è in coma profondo

Fausto Bertinotti fa professione di coerenza e, senza perdere lo stile, torna sulle barricate. Non solo quelle referendarie. È in gioco la democrazia, dice. E non vede l’ora di tornare in piazza, anche prima del referendum. Magari con i movimenti degli studenti che preannunciano battaglia sin dal primo giorno di scuola. «Il mio – spiega – sarà un No convinto. Perché questa controriforma punta a dare il colpo finale alla forma stessa dello Stato. Siamo davanti a una crisi prolungata della democrazia rappresentativa, anzi: della democrazia. Una crisi che dura da almeno un quarto di secolo». (...) Il Parlamento è passato da principe a servo. Nella cultura comunista e socialista c'era persino un po' di retorica sul ruolo del Parlamento, era quasi una religione civile. Oggi il Parlamento c'è e non c'è. Se lo sospendessero per qualche tempo non se ne accorgerebbe nessuno. Il Paese si governa con i Dpcm ormai da mesi. È una tendenza in atto da anni, che negli ultimi mesi ha conosciuto un'accelerazione per quello che è stato chiamato "stato di eccezione". L'intervista di Aldo Torchiaro su il Riformista.

''Si vuole uccidere la democrazia''

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Legge di bilancio, è assalto alla diligenza (come sempre)

Avvicinandosi le elezioni del prossimo anno la tentazione di guadagnare voti con la spesa riaffiora. Nelle prossime settimane il governo discuterà con i sindacati la loro richiesta di sospendere l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, una richiesta fortemente sostenuta dai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi. Altro che un provvedimento che «aiuterebbe la società a ritrovare fiducia nel sistema previdenziale» come sostengono Damiano e Sacconi! È un provvedimento che scardinerebbe uno dei pochi punti solidi del nostro bilancio, cioé la spesa pensionistica che in Italia è elevata (per colpa delle pensioni di anzianità erogate a pioggia negli anni 70) ma stabile, diversamente da altri Paesi come Francia, Spagna e Germania. L'editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera.

La spesa pubblica non deve crescere ma diminuire

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La sinistra al governo, una banda di incapaci

Laa sinistra ha un doppio difetto: non sa governare e non vorrebbe governare anche quando i voti la obbligano a farlo. Appena qualcuno dei suoi conquista una poltrona importante, i compagni s’impegnano allo stremo per mandarlo al tappeto. Esiste in proposito un esempio che merita di essere citato. Risale all’ottobre del 1988, dopo la prima caduta di Romano Prodi. Il Professore era stato mandato a casa dal suo alleato più infido: Rifondazione comunista. Me lo ricordo bene quel partito tossico. Il presidente era Armando Cossutta, il segretario Fausto Bertinotti. Un’accoppiata da toccare ferro. E per aggiungere caos al caos, si divisero e l’Armando fondò un partitino tutto suo. Un editoriale di Giampaolo Pansa su Libero.

Il fallimento dei governi di sìnistra, da Roma a Palermo

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