Il centrodestra è diviso

Berlusconi ha sempre pensato che fosse sufficiente un’alleanza con le gerarchie ecclesiastiche all’insegna di una strumentale condivisione di «valori irrinunciabili» (a lui e al suo ambiente peraltro del tutto estranei). Ma evidentemente non di questo si tratta. Bensì di fare i conti con quel lascito di idee e di propositi che vengono da una lunga storia e che hanno alimentato un’esperienza che è stata decisiva per la vicenda della democrazia italiana. Un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera.

Destra, maggioranza nel Paese, incapace al governo

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Il centrodestra si sgancia dal suo padre-padrone?

Il centrodestra è stato inventato ad Arcore, ed è sempre stato Berlusconi-dipendente. Di politica al suo interno se n’è fatta pochina: la politica la faceva per tutti il Presidente. Gli eventi di questa settimana – l’affermazione della Lega, la fronda in Forza Italia – rendono legittima una domanda: che sia infine giunta l’ora? L’ora nella quale l’indebolirsi del Cavaliere e l’affermarsi di concorrenti politicamente autonomi proiettano il centro destra nell’età del post-berlusconismo? Perché in fondo, seppure in maniera caotica, non si può dire che nel frattempo a destra non sia salita in scena una nuova leva. Certo, nessuno può nemmeno lontanamente sognarsi di veder spuntare, fra Alfano, Fitto, Meloni, Salvini, Tosi o Toti, l’uniforme del général de Gaulle o la borsetta di Mrs Thatcher. Però questi sono i tempi. E in questi tempi, questa è la generazione che dovrà giocarsi il futuro del centro destra. Le considerazioni di Giovanni Orsina su La Stama.

Anche il centrodestra è a un bivio, se non vuole sprofondare

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