Post referendum, deve nascere una nuova forza riformista

Tutto l’establishment, ma anche il più sprovveduto dei grillini ha ormai capito che senza l’Europa l’Italia sarebbe fatta a pezzi dagli spread, dai rating, dalle speculazioni finanziarie. Conte e Zingaretti hanno guadagnato un po’ di tempo e un po’ di stabilità. Guai a pensare, come fa il vertice PD, che si è trattato di una vittoria che porta governo e maggioranza ad arrivare tranquillamente fino al 2023. Il commento di Fabrizio Cicchitto e Biagio Marzo su Il Riformista.

C'è bisogno di vere riforme, la riduzione dei parlamentari non aiuta

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Si scaldano i motori della politica, si avvicina il referendum

La via maestra di una posizione riformista sulla questione del numero dei parlamentari è quella del monocameralismo, una Camera che vota la fiducia ed esercita il ruolo politico fondamentale. Invece il taglio dei parlamentari oggetto del referendum del 20 settembre, addirittura scisso dalla riforma elettorale è una controriforma, ispirata a una pura e semplice logica antiparlamentare. Il che sta nella subcultura dei 5S e nel caso di un eventuale successo del Si la vittoria se l’ascriverebbe solamente Luigi Di Maio. Mentre Nicola Zingaretti farebbe la figura del convitato di pietra. Il Pd non avrebbe solo e soltanto un ruolo ancillare, ma sarebbe scornato soprattutto per non aver portato a casa la legge elettorale di conio proporzionale con sbarramento. (...) Battersi per il No è impegno sacrosanto, visto che il taglio fa parte del populismo becero dei 5S intenzionati ad umiliare la democrazia rappresentativa e punire i parlamentari confondendo la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso del Parlamento.Il commento di Fabrizio Cicchitto e Biagio Marzo su Il Riformista.

Referendum, se vince il sì, la democrazia perde

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