Aida, la potenza dello spettacolo

Aida, la potenza dello spettacolo

La gente affluiva dentro il teatro dell’Arena come miele umano che riempie ogni spazio,  caricando di spirito d’attesa le poche decine di minuti che mancavano per l’inizio del grande spettacolo dell’Aida. L’opera divisa  in quattro atti e  tradotta in musica da Giuseppe Verdi sulle parole del  Libretto di Antonio Ghislanzoni, è riuscita ancora, nella serata di venerdì 5 agosto, a trascinare sulle gradinate del monumento veronese, gente di ogni nazione che con le loro fisionomie, vestiti, cappellini dai colori spenti o sgargianti, ma in particolare,  per le mille espressioni che si potevano leggere sui loro volti, regalavano la gioia dell’avvenimento che tutti eravamo in trepida attesa di  ascoltare e di vedere. La note musicali guidate nell’esecuzione  dal direttore Daniel Oren, da subito applaudito, ci hanno trascinato emotivamente lontano, mentre sulle scene cominciavano ad apparire i personaggi principali di questa narrazione di antiche storie. Rigidità o, forse ancora meglio fanatismo,  condito dal desiderio di dominio, guidavano i pensieri di chi aveva allora il potere politico e religioso. La monumentalità e la grandezza delle piramidi sulla scena, su cui  campeggiavano figure di divinità e di faraoni, aumentava il senso di maestosità su cui rimbalzavano  i suoni delle voci  dei soprani e dei  tenori, al tempo stesso timorose e possenti. Il silenzio degli spettatori, come controcanto, rapiti dagli eventi già noti, ma che nel loro dipanarsi sembravano permettere ulteriori scoperte, esprimeva il fascino dello spettacolo dove il racconto  si avvinghiava come spirale a vicende ambientate in millenni, quasi sepolti dalla memoria. Aida, figlia del re etiope Amonasro, è schiava di Amneris, la figlia del faraone, ed entrambe amano Radamès, il grande condottiero che trascinerà davanti al re, dopo la sconfitta, anche  il padre di Aida. Il primo scontro non è fra uomini, come cioè ci si aspetterebbe, in battaglia, ma è  una “tenzone” dei sentimenti, come in un duello medievale, che si svolge fra Amneris, interpretata da Olesya Petrova e Aida, il cui ruolo viene recitato da Latonia Moore. L’amore prima celato da Aida perché schiava, ma poi gridato, supplicato si pone su uno dei piatti della bilancia dell’Esistere. Dall’altra la determinazione della figlia del faraone, che forte del suo diritto divino, riesce con l’inganno a far dichiarare Aida e a metterla in forte difficoltà. L’opera è già andata in scena all’Arena Verona nel 2022, sette volte nei mesi di giugno e di luglio . Dopo il 5 agosto le altre date saranno il ventuno ed il ventotto dello stesso mese. L’ultima serata per quest’anno  sarà lo spettacolo del 4 settembre. Le regie e le scene sono di Franco Zeffirelli, i costumi di Anna Anni e la coreografia di Vladimir Vasiliev. Il maestro del coro è Ulisse Trabacchin. Nell’opera dell’Aida percepiamo quasi materialmente quanto  si mescolavano nell’antico Egitto religione e potere e questo avveniva con un cerimoniale che sembrava voler far innalzare agli uomini, lo stesso creato, assieme agli dei. Quale spazio lasceranno Deità, ambizione e potere  ai sentimenti, all’amore e all’amicizia? Un sentimento cupo di morte sembra riempire le ore di ognuno: combattere, combattere, combattere … Conquistare, conquistare … Re, faraoni, sacerdoti, condottieri e schiavi vivono per cercare la sopravvivenza nel dolore. Le voci lampeggiano e tuonano come dardi che giungono dal cielo e nel buio dell’arena si interpretano come la cerimonia di un rito ancestrale. Le suggestive coreografie dei ballerini Elisa Cipriani, Ana Sophia Scheller e Matias Santos che hanno animato  e nel contempo diviso atti e scene sembravano come Ariel, lo spirito della Tempesta di Shakespeare porsi ora  al servizio della leggerezza dell’Essere, per restituircene le intime qualità dove sovrana è la Bellezza. Le armonie dei loro volteggi condannavano all’oblio la durezza del potere e della sopraffazione assieme ai suoi inganni. Così si possono intendere le parole di Amonasro ad Aida per convincerla, combattendo le sue forti resistenze,  a carpire la fiducia del suo amato Radamès e a fare in modo che gli sveli i segreti perché il popolo etiope vinca l’egiziano.“Flutti di sangue scorrono Sulle città dei vinti. Vedi? Dai negri vortici Si levano gli estinti. Ti additan essi e gridano: Per te la patria muor!”  E come un pesce che potrebbe essere privato  del suo habitat, Radames parla ad Aida: Sovra una terra estrania Teco fuggir dovrei! Abbandonar la patria, L'are dei nostri Dei! l suol dov'io raccolsi Di gloria i primi allori, Il ciel dei nostri amori Come scordar potrem? Ritorna l’illusione che spinge gli individui a sognare, a tentare in Aida: Là... tra foreste vergini, nella sua terra si potranno amare liberamente.  Radamès: Il ciel dei nostri amori Come scordar potrem? Il ciel dei nostri amori Come scordar potrem? Aida: Sotto il mio ciel, più libero L'amor ne fia concesso; Ivi nel tempio stesso Gli stessi Numi avrem. Fuggiam, fuggiam... Radamés, scoperto nell’involontario svelamento del segreto della tattica militare viene sepolto vivo. Nella camera sepolcrale riesce ad entrare Aida e qui si ascolta una delle più leggere sinfonie della morte che non ferisce in maniera profonda, ma che promette serenità. Il loro amore non teme la morte. Radamès alla fine,  ma soprattutto Aida, sono felici di guardare al cielo come ad un’oasi di pace, libera dall’angoscia della privazione di ciò che è gioia per loro. Aida: Son io. Radamès Tu... in questa tomba! Aida: Presago il core della tua condanna, In questa tomba che per te s'apriva Io penetrai furtiva... E qui lontana da ogni umano sguardo Nelle tue braccia desiai morire. Radamès: Morir! sì pura e bella! Morir per me d'amore... Degli anni tuoi nel fiore Fuggir la vita! T'avea il cielo per l'amor creata, Ed io t'uccido per averti amata! No, non morrai! Troppo t'amai! Troppo sei bella! Aida:Vedi?... di morte l'angelo Radiante a noi s'appressa, Ne adduce eterni gaudii Sovra i suoi vanni d'or. Già veggo il ciel dischiudersi, Ivi ogni affanno cessa, Ivi comincia l'estasi D'un immortale amor. AIDA cade e muore nelle braccia di Radamès. Accanto alla forza espressiva quest’opera racchiude sempre pregnanti motivi di pensiero.

Patrizia Lazzarin, 7 agosto 2022