Il malinteso senso di responsabilità del Pd

Il malinteso senso di responsabilità del Pd

Immaginiamo che nelle urne prevalga il “sì”. Il referendum rivitalizzerebbe la leadership pentastellata, testimoniando che la maggioranza degli italiani si riconosce ancora nelle sue parole d’ordine. Che cioè l’antipolitica non è refluita neanche nel colpo di frusta che la pandemia ha sferrato al Paese, ma sopravvive come un’istanza pregiudiziale in grado di tenere la democrazia in ostaggio e, in qualche modo, di precarizzarla. Luigi Di Maio rivendicherebbe il risultato, utilizzandolo per piegare a suo vantaggio gli equilibri di governo. Quanto al Pd, che ha votato tre volte “no” al taglio dei parlamentari e una quarta “sì”, proverebbe vergogna per il prezzo insostenibile pagato all’alleanza con i Cinquestelle. Chi conosce la fisiologia morale e ideologica del partito di Zingaretti sa che questo sentimento, insieme alla probabile sconfitta nelle Regionali, sarebbe funzionale a un ricambio di leadership. (...) Qualunque pregiudiziale posta dal Pd ai Cinquestelle metta a rischio la sorte del governo. Ma è un ragionamento che nasconde una spaventosa subalternità e che difetta di un eccesso di prudenza. Il gabinetto Conte ha tre solidi ancoraggi: l'attaccamento alle poltrone di una rappresentanza parlamentare pentastellata che non avrebbe altra occasione di essere rieletta; l'obiettivo di sbarrare la strada a Salvini, almeno fino all'elezione del nuovo capo dello Stato; Il commento di Alessandro Barbano su Huffington Post.

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