Le convulsioni del Pd con pacco-regalo a Di Maio

Le convulsioni del Pd con pacco-regalo a Di Maio

Non è facile spiegare per quale ragione, dopo avere votato contro in Parlamento per tre volte consecutive e dopo avere votato una quarta volta a favore in cambio di «correttivi» che non sono mai arrivati, il Partito democratico si appresti ora a votare Sì anche al referendum, approvando definitivamente una riforma costituzionale – chiamiamola così – che fino all’anno scorso condannava come un inaccettabile sfregio alle istituzioni democratiche. (...) C’è ad esempio il sì «lungimirante» di Nicola Zingaretti, che invita saggiamente a guardare lontano. (...) E c'è il sì «dinamico» del sottosegretario all'Ambiente Roberto Morassut, secondo il quale il Sì del Pd «non è lo stesso Sì di Di Maio o di altri», perché «intende essere un propellente per fare una buona riforma elettorale che non riduca la rappresentanza dei territori e delle province e che riapra la partita di una riforma costituzionale che superi il bicameralismo perfetto». In altre parole, un Sì talmente dinamico da essere praticamente un No. E se siete così poco dinamici da non capire la differenza tra un Sì e l'altro, evidentemente vi sfugge che quel che conta non è il voto. «Quel che conta – argomenta Morassut sul suo profilo Facebook – è come stai nella società per motivare giorno per giorno i tuoi No o i tuoi Sì che un referendum necessariamente livella e omologa». (...) C'è Dario Franceschini, secondo il quale il Sì al referendum «non è un punto di arrivo», ma «deve essere il punto di partenza per riforme più larghe». Da uomo politico navigato, il ministro della Cultura sa che nelle occasioni solenni bisogna sempre puntare sul classico. E più classico di così si muore. Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

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