L'inutile scontro tra i due Matteo nazionali

L'inutile scontro tra i due Matteo nazionali

Ieri sera abbiamo visto a Porta a Porta un dibattito tra il leader di un nuovo piccolo partito, Matteo Renzi, e un ex ministro alla guida di un partito del 30% appena rimandato all’opposizione prima di tutto dalla sua tracotanza e dalla sua avventatezza, Matteo Salvini. Qual è l’occasione di questo dibattito? Nessuna. Ma proprio il fatto che si sia tenuto ci dice tanto della trasformazione “ontologica” della politica. La comunicazione non serve più a comunicare un messaggio politico. E questo è noto. Ma nemmeno possiamo dire che la politica venga costruita in funzione della sua comunicabilità. Perché in questo caso una dialettica tra il fare politica e il comunicare esisterebbe ancora. Siamo oltre: la politica è la stessa comunicazione. L’identità è totale. Fare politica significa costruire dei poli attraenti. Punto. A che scopo? Essere popolari, piacere, divertire, affascinare e perciò attrarre consenso. Certo, il consenso poi può servire per ottenere il potere e fare delle cose. O no? In parte, come conseguenza collaterale. Perché le cose che si faranno saranno a loro volta finalizzate a mantenere e consolidare la propria popolarità. E quindi forgiate dalle condizioni che consentono di perseguire questo scopo. E, soprattutto, lo scopo sommo: non cadere mai dal palcoscenico. Per fare questo qualunque strada, o viuzza, può essere intrapresa. Il commento della prof.ssa Sofia Ventura su Linkiesta.

Un'Italia stanca assiste al duello televisivo Salvini-Renzi