Von Der Leyen a Xi, i diritti non sono negoziabili

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A sei anni dall’inizio ufficiale dei negoziati con Pechino, sembrerebbe che nemmeno quest’anno l’Ue riesca a firmare l’intesa sugli investimenti con la Cina. Finisce male il 22esimo summit Ue-Cina condotto oggi in videoconferenza dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. I colloqui con il premier Li Keqiang e lo scambio anche con il presidente Xi Jinping servono solo a certificare le distanze sui diritti umani, sulla scelta delle autorità cinesi di imporre la legge di sicurezza nazionale a Hong Kong, nonché sugli aiuti di Stato alle aziende cinesi che creano una concorrenza sleale nei confronti delle aziende europee in Cina ed Europa. Paradossalmente, l’unico tema sul quale da Bruxelles esprimono qualche debole speranza è la lotta ai cambiamenti climatici. Ma solo perché, dall’altra parte del globo, Donald Trump ha già deciso, da tempo, di ritirare gli Usa dagli accordi di Parigi. Pechino no, anche se non fa niente contro l’inquinamento che in Cina uccide 4mila persone al giorno. Il commento di Angela Mauro su Huffington Post.

L'Ue sceglie di riavvicinarsi agli Usa, aspettando Biden...

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Lo scontro India-Cina non ci fa dormire sonni sereni

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L’incidente alla frontiera India-Cina avvenuto alcuni giorni fa, che ha causato venti vittime nell’esercito indiano, benché apparentemente secondario è di importanza fondamentale per i destini del mondo. I rapporti tra le due potenze sono praticamente collassati, dopo anni in cui le storiche divergenze erano state smussate. Il giornale cinese  China Daily spiega come l'attenuazione delle tensioni bilaterali ha avuto un'impennata sotto la presidenza di Narendra Modi, nonostante con lui siano andate al potere forze nazionaliste. Il commento su Piccole Note.

La guerra di confine tra Cina e India rischia di travolgere anche l'Occidente

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Usa e Cina ai ferri corti per Hong Kong

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Serviva un’ultima goccia per far traboccare il vaso della crisi nei rapporti fra Cina e Stati Uniti. È a Hong Kong, nel Porto Profumato, che la Cina ha deciso di innescare definitivamente la nuova Guerra Fredda. Ne è convinto Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group, professore alla New York University. Certo, le cose possono cambiare con le presidenziali di novembre. Dovesse consigliare la Città Proibita, Bremmer direbbe di puntare su Joe Biden. Ma a Pechino non tutti la pensano così. Francesco Bechis su Formiche.

Inizia una nuova Guerra Fredda tra Cina e Stati Uniti

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