L'Europa spera in una frana dei partiti populisti

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Le recenti prove elettorali in Ungheria e Polonia insegnano: la centralizzazione del potere va a braccetto con la generosa redistribuzione, amministrata in maniera centralizzata, del sostegno finanziario per tutti i settori chiave dell'elettorato. Anche se i paesi dell’Europa centrale hanno assistito per diversi anni a una fase di boom economico, prima o poi questa congiuntura positiva cessa. Nel frattempo i tagli fiscali o i vantaggi sociali che dovevano affrontare un vero declino demografico non hanno portato alcun effetto in termini di nuove nascite. Ma se il governo si propone lui stesso come benefattore, riprende corpo la cultura paternalistica, e di conseguenza, non desta alcun interesse la necessaria modernizzazione dei servizi pubblici, come istruzione o sanità. Le osservazioni di Wojciech Przybylski sul Vox Europ.

L'Ue spera, in Ungheria e Polonia inizia il declino dei populisti?

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Ue, dove ognuno è populista a modo suo

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Alla fine, e a soli 64 anni, è il corpo che ti frega. Non come persona, perché Angela Merkel farà le cure che servono e starà bene. Ma come figura, come emblema di una politica e di uno stile. Mezza Kanzlerin, ovvero funzionaria al servizio dell’interesse collettivo, e mezza Mutti, ovvero massaia grigia e affidabile, e perciò politica dei record e dei quattro mandati di governo, Angela non può tremare. E invece lo ha fatto. Vistosamente. Clamorosamente. Il commento di Fulvio Scaglione su Linkiesta.

Senza la Merkel, l'Ue si inabissa

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Ue, l'Italia conta sempre meno

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Per capire l’isolamento italiano in Europa basta una locuzione latina. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Ovvero mentre i senatori romani discutevano su come fermare Annibale, il generale cartaginese conquistava la città di Sagunto. Lo stesso accade in Europa. Mentre a Bruxelles si gioca la partita delle nomine più importanti delle istituzioni europee, dal presidente della Commissione europea a quello della Banca centrale, l’Italia si guarda l’ombelico per capire se il governo gialloverde andrà avanti o meno, rassegnandosi al ruolo di comprimario. E invece, a guardar bene, si nota qual è la vera partita in campo. Il presidente francese Emmanuel Macron da settimane sta spezzando quel poco che resta dell’asse italo-tedesco e cercare di spartirsi con la Germania le cariche più importanti, invitando al tavolo la Spagna a spartirsi il bottino. E l’Italia che potrebbe infilarsi nello stallo tra Merkel e Macron l'appoggio per  alla Bce in cambio di un commissario importante, sta a guardare. Il commento di Andrea Fioravanti sul sito Linkiesta.

 A Bruxelles si fanno le nomine più importanti, l'Italia sta a guardare

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