Ursula vuole Gentiloni all'Economia

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Archiviata la stagione dei sovranisti contro l’establishment, l’Unione europea riscopre il conflitto di sempre: falchi contro colombe. Ovvero Stati del centro nord più rigoristi contro Paesi del sud più spendaccioni. La Lega è fuori dal governo, l’Italia è uscita dall’isolamento ed è stata accolta nel tavolo dei Paesi che contano, ma i problemi sono quelli di sempre. Il debito pubblico al 132% del Pil non è sparito e bisogna ancora rispettare i vincoli del Fiscal compact che ci impongono di ridurre il debito di un ventesimo all’anno. Il comento di Andrea Fioravanti su Linkiesta.

Bruxelles, Gentiloni verso gli Affari Economici (Paesi del Nord permettendo)

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Bruxelles cambia registro?

Le sorti del prossimo governo italiano (ancor più se sarà davvero giallo-rosso) dipendono da Ursula. No, non dalla “coalizione Ursula”, ma proprio da lei, la presidente della commissione europea, la democristiana tedesca Ursula von der Leyen (...)  In campo l'ipotesi di ridiscutere e di rivedere tempi, modi, ritmi del fiscal compact, in modo da lasciare più margini di manovra ai paesi che debbono rientrare da un indebitamento eccessivo. E sono davvero tanti. Certo, peggio di tutti stanno la Grecia (181% del pil) e l'Italia (132%) che continuano ad accumulare debiti. Quasi tutti gli altri paesi mostrano una tendenza discendente e sono scesi sotto il 100% (Francia e Spagna sono al 98%) che comunque resta una quota molto alta. Solo la Germania può vantare di essere tornata entro i limiti del trattato di Maastricht con il 60,7% e un avanzo pari all'1,7% del prodotto lordo. L'opinione di Vincenzo Pinto  su Linkiesta.

L'Europa saprà cambiare registro? dipende da Ursula...

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Anche la Germania della Merkel ha i suoi problemi

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Di tutto ha voglia la cancelliera Merkel, e con lei ancora la maggioranza della Cdu-Csu, piuttosto che di una deriva populista ed estremista in Germania. E tuttavia anche tra i conservatori si litiga e non si  intravedono nuovi leader. Sul fronte dei socialdemocratici è addirittura una Caporetto. A giugno Scholz aveva detto un no fondato categorico a rimpiazzare la dimissionaria Andrea Nahles alla presidenza della Spd («sono vice cancelliere e ministro delle Finanze, sarei totalmente inadeguato»). Ma si è dovuto ricredere per non voltare le spalle al partito: nessun altro esponente di peso si era nel frattempo fatto avanti, per prendere in mano la situazione disastrata dei socialdemocratici, in caduta libera al 13%. Chi si proponeva, come il vice capogruppo della Spd in parlamento Karl Lauterbach o la deputata ambientalista Nina Scheer, chiedeva disco verde a uscire dal governo di grandi intese. Come vuole ormai una sfilza di esponenti socialdemocratici e l’ala giovanile degli Jusos. Nonostante il cortocircuito di una crisi di governo sia un suicidio politico a ridosso delle imminenti e pericolose Regionali. Il commento di Barbara Ciolli su Lettera 43.

Elezioni in Germania, tremano la Merkel e i socialdemocratici

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