Per la prima volta l'Europa batte un colpo. E che colpo!

Il programma della Commissione europea è stato definito, sia pure in via di sintesi, un "evento storico" in quanto per la prima volta si prefigurano interventi di spesa pubblica europea finanziati con l'emissione di obbligazioni europee. Ci vorrà del tempo per valutare tutti gli aspetti della innovazione che si innesta nella continuità e per questo oggi è meglio fermarsi su alcuni punti politicamente più qualificanti e calati in filiere programmatiche consolidate e nuove nella territorialità dei singoli Stati. (...) L’accordo tra Marcon e Merkel ha dimostrato la piena consapevolezza che il XXI secolo, iniziato con due crisi - quella finanziaria prima, quella pandemica del Covid poi - richiedeva l’urgenza per la Unione Europea di ritrovare o rifondare una nuova solidarietà innovativa. Questo impulso si è innestato sul programma di mandato che la presidente della Commissione Europea von der Leyen aveva presentato nell’assumere il proprio ruolo, così dimostrando la differenza che per me sussiste tra “innovazione nella condivisone” e “improvvisazione nella divisione”. Perché mentre la prima caratteristica connota di Dna europeo, talvolta con lunghi periodi di rallentamento, la seconda è un’aspettativa sbagliata di chi scambia l’Europa per un’arena di scontri nella quale bisogna “battere i pugni sul tavolo” per ottenere risultati. Il commento di Alberto Quadrio Curzio su Hington Post.

L'Unione Europea si e' data una mossa, adesso tocca all'Italia

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L'U.E. deve occuparsi di sanita', non gli Stati membri

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L'Unione Europea è il capro espiatorio perfetto perché appare come un organismo lontano e impersonale. Ma ciò che si decide a livello europeo è quasi sempre frutto della mediazione degli Stati che scelgono quali poteri dare alle istituzioni sovranazionali attraverso i trattati. La scelta di chiudere o non chiudere le frontiere interne, rispettare o meno le linee guida dell'Ecdc, stabilire strategie di campionamento, sorveglianza e comunicazione in modo indipendente è prerogativa degli Stati nazionali. Francia, Italia, Germania e Spagna non si sono comportate tutte allo stesso modo. Ma se le cose andranno male, tutte potranno dare colpa all'Unione Europea. Come sempre. Il commento di Andrea Fioravanti su Linkiesta.

Covid 19, l'Europa non ha colpe, sono gli Stati irresponsabili

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E Brexit sia! E adesso, Bojo?

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Chiusa l’incertezza sulla Brexit che si aprì, inaspettata, con le elezioni di due anni fa. Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito uscirà dalla Ue. Peraltro, la chiara vittoria permetterà a Johnson di ignorare le ali più estremiste del suo partito e la stampa eurofoba, sia perché non gli servono più i voti dei brexitisti duri, sia perché questi, a loro volta, non vorranno opporsi a un leader chiaramente popolare con l’elettorato. Il commento di Gianni De Fraja su La Voce.

Johnson da un calcio all'Unione Europea

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