Il PCC, al potere da oltre 70 anni, indottrina gli uiguri

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Kashgar è una cittadina dell’estremo Ovest della Cina, nella regione dello Xinjiang, che di cinese ha ben poco. Molto più vicina alle repubbliche centro asiatiche che a Pechino, sorge praticamente al centro di un’oasi nel deserto e rappresenta, da sempre, una delle spine nel fianco del governo cinese: una delle più fastidiose. Da decenni ormai il governo del Regno del Dragone perseguita senza pietà e senza sosta la popolazione locale, gli Uiguri, colpevoli soltanto di essere mussulmani. E di non sottomettersi al controllo pervasivo che il Partito Comunista Cinese il PCC, intende esercitare senza incertezze su qualsiasi credo religioso. Il commento di Marco Lupis su Huffington Post.

La Cina di Xi ''mata" gli uiguri, di fede musulmana

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Xinjiang, la repressione di Xi continua

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Da oltre un decennio non si contano le proteste e le critiche rivolte dall’opinione pubblica italiana al governo degli Stati Uniti per la prigione di Guantanamo. Cioè per la detenzione in quella base americana nell’isola di Cuba di qualche centinaio (attualmente credo solo qualche decina) di persone di varie nazionalità gravemente sospettate di appartenere a formazioni terroristiche islamiche: detenzione tuttavia senza processo, e quindi a tutti gli effetti illegale secondo le buone regole dello Stato di diritto. (...) Anche per questo appare davvero singolare il silenzio assoluto che invece ha accolto proprio in Italia la notizia dell'inasprimento delle misure repressive già durissime e di pari illegalità che il governo della Repubblica Popolare Cinese ha recentemente deciso nei confronti degli Uiguri. Cioè di una popolazione turcofona, musulmana sunnita, non di etnia Han, abitante nella regione di confine dello Xinjiang, dove fino a poco fa essa rappresentava la maggioranza, e la cui colpa, agli occhi di Pechino, è quella di voler mantenere la propria identità. Il commento del prof. Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera.

Cina_Usa, l'odore dei soldi

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Niente Ramadan per gli uiguri

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La regione autonoma dello Xinjiang è un deserto ricco di risorse naturali costellato di oasi e circondato su tre lati da catene montuose imponenti. Il Far west cinese, un territorio storicamente conteso tra popolazioni nomadi e sedentarie annesso militarmente alla Repubblica popolare nel 1949 a 3.200 chilometri da Pechino. Un tempo dalla capitale ci si arrivava in tre giorni di treno mentre oggi, con l’alta velocità, ci vogliono solo 12 ore. Così i cinesi di etnia han arrivano a frotte, attirati da incentivi fiscali, opportunità di lavoro e la possibilità di fare affari grazie al petrolio, al gas e al cotone di cui la regione è ricca. Ma gli uiguri quasi non hanno accesso a queste opportunità e, mentre la forbice economica si allarga, le differenze demografiche tra han e uiguri si assottigliano. L'articolo di Cecilia Attanasio Ghezzi su Internazionale.

Uiguri, siamo prima cinesi, o forse no

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