Armiamoci e partite

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Da mesi a questa parte, il vezzo di molti uomini politici di promuovere disastri e sciagure all’insegna del noto “Armiamoci e partite” ha assunto dimensioni crescenti e per così dire sovranazionali. Dopo i quasi giornalieri inviti del Presidente americano agli Europei a moltiplicare le sanzioni e ad abbandonare il gas e petrolio russi in cambio di quello americano (più caro), sono arrivati il benvenuto, da parte della (ir)responsabile  della politica estera britannica  Linda Truss,  a quanti cittadini britannici volessero andare a fare gli eroi in Ucraina, cosicchè alcuni, seguendo tanto nobile invito, si sono fatti anche ammazzare. Più realista del re, vi è poi la Presidentessa della UE, che ha sollecitato i Paesi membri nonchè il Giappone e l’India a cessare del tutto le loro importazioni di greggio e gas dalla Russia.

       Sembra di capire che le ineluttabili conseguenze economiche e umane di simili invìti suicidi non abbiano occupato gran che il retrobottega mentale dei suddetti personaggi. Già, perché invitare gli altri a buttarsi da un grattacielo non costa nulla. Fortunatamente, prima l’Ungheria e poi l’India e ora anche il Giappone hanno segnalato che non intendono privarsi del petrolio e del gas russi necessari alla loro sopravvivenza economica.

      Alla succitata schiera di “Pericoli Pubblici” solidali ai diktat americani si è unito in Italia anche il segretario del Pd, Enrico Letta, il quale, in un’intervista rilasciata al Corriere della sera, sembra che abbia trovato le soluzioni al problema. Dopo aver definito “ottima” l’elemosina dei 200 euro per l’energia – in confronto ai 40 euro della Grecia, elargiti allo stesso scopo, il miserando assegno italico sembra una generosità! – il segretario in questione ha inoltre riaffermato una “piena condivisione dell’alleanza atlantica”, considerando quindi “ineccepibile il sostegno americano all’Ucraina”. Siamo ai confini fra la preistoria, la mitologia e gli slogans. Quanti continueranno  dunque a sciorinare nozioni ammuffite fraudolente con aria impettita? Fra l’altro egli ha disinvoltamente dimenticato che già da anni gli Stati Uniti stavano inviando massicci aiuti militari l’Ucraina, e quindi ben prima dell’invasione russa. A che titolo lo facevano?

      Lo stesso non ha inoltre lesinato consigli e inviti, uno più cervellotico dell’altro. Ha infatti sostenuto che è necessaria “una confederazione europea che accolga subito non solo l’Ucraina ma anche Moldavia, Georgia, Macedonia del nord, Albania e Serbia”. Cosa c’entra la Georgia con l’Europa? E perché non anche La Turchia, il Marocco o la Tunisia, visto che sono più vicini?  E come mai il “subito”, quando molti altri Paesi europei hanno dovuto attendere anni per entrare nella UE? Inoltre,  se la confederazione dovrebbe accogliere l’Ucraina, perché non anche la Russia? Quale sarebbe infatti la differenza fra le due nazioni? Forse egli considera la Russia un Paese asiatico. O magari semplicemente un Paese di cattivi. Non si sa. Il caos dello scenario non necessita commenti.

       Poiché la NATO non è stata menzionata, vi è da supporre che il cambiamento riguardi solo la UE. Come dire che, oltre a mantenere nell’armadio scheletri inutili, viene anche proposto di sostituire un’organizzazione ormai sempre più confusa con un’altra ancora meno credibile. Guai a rubare la fantasia ai romanzieri.

      L’invito più surreale è però rappresentato da quello che anche l’Italia debba cessare ogni importazione di gas e petrolio russo. Ma non c’è da disperarsi: gli ovvi problemi di asfissia energetica per una nazione particolarmente dipendente dalle importazioni dalla Russia come l’Italia  sarebbero affrontati con “un razionamento energetico” (sic).

      Come dire che gli Italiani dovrebbero stringere la cinghia a causa di eventi e disastrose manovre di terzi in cui essa non c’entra nulla. E’ ovvio che il termine “manovre” si riferisce all’ossessione di tenere in piedi la NATO, al mancato rispetto del Minsk 2 e alla guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia, che tutti fanno finta che sia una guerra fra Ucraina e Russia.

      La disinvolta leggerezza di tali inviti la dice lunga sull’irresponsabilità  e sulle (in)capacità mentali  di molti uomini politici, degni cugini di un altro incendiario a nome Jens Stoltenberg, anche lui dell’armata “Armiamoci e partite” e opportunamente definito “analfabeta di ritorno” dal sindaco di Napoli, Vincenzo De Luca.

     Controprova ufficiale dello strisciante stravolgimento e inossidabile ipocrisia che ormai caratterizzano i fatti ucraini è del resto il discorso tenuto il 3 maggio a Strasburgo dal Primo Ministro italiano. Egli ha parlato di quasi tutto, dal federalismo pragmatico al gas e alla pace, inclusi Bretton Woods, i rifugiati, il grano, l’inflazione, il partenariato, ecc. ecc. Una vera e propria enciclopedia tematica il cui preambolo sarebbe la frase “Proteggere l’Ucraina vuol dire proteggere noi stessi”. Una classica espressione da marketing, pittoresca e nobilitante, che in realtà lascia nell’ombra il succo della questione. In tutto questo diluvio di parole, infatti, non una menzione, neanche di elogio, della NATO. Sembrerebbe che la difesa in atto dell’Ucraina sia condotta dalla UE e dai suoi membri. Proprio la curiosa assenza di qualsiasi riferimento al ruolo della NATO nei confronti dell’Ucraina, come se non esistesse, suona inconcepibile e tradisce l’ipocrisia di fondo del discorso, che menziona tutto salvo il vero contesto che fa da sfondo alle vicende ucraine.

      Comparate con le disinvolte e pericolose sollecitazioni sopra menzionate e con le suddette ipocrisie, come suonano a questo punto più saggi, onesti e permeati di buon senso alcuni giudizi espressi non da un uomo politico ma da un imprenditore! In un’intervista rilasciata a La7, Carlo De Benedetti ha infatti offerto una lettura ben più assennata e realistica dell’attuale scenario connesso all’Ucraina.

      Stralciando e condensando, De Benedetti ha infatti affermato che se Biden vuol fare la guerra alla Russia tramite l’Ucraina, questo è affare suo. L’Italia non può e non deve seguirlo. Inoltre, secondo lui, la NATO oggi non ha più senso e quindi tanto vale che gli Europei si assumano la responsabilità della propria sicurezza. Quanti uomini politici europei hanno il coraggio e la lucidità di esprimere in poche parole queste brutali verità?

      De Benedetti ha poi anche fatto un’interessante e insolita annotazione a proposito dell’effettiva capacità militare ed economica della Russia, affermando che il Pil di quest’ultima è inferiore a quello della Spagna e che il suo esercito non ha dato prove di efficacia. Tutti sappiamo bene, - ha inoltre affermato - che non è la Russia il vero pericolo, anche se in realtà non è affatto chiaro a chi si riferisse.

   Sul Pil russo in ogni caso si sbagliava Esso è di qualche centinaia di miliardi superiore a quello spagnolo. Quello che più conta è che esso è la metà di quello tedesco ed addirittura inferiore per 400 miliardi a quello italiano. Ovviamente, le risorse energetiche e di materie prime della Russia non hanno confronti con quelle dei Paesi appena menzionati e ciò rende molto relativi i dati del Pil.

       Dettagli numerici a parte, De Benedetti ha comunque messo il dito su un fattore che mette seriamente in dubbio l’immagine di un nemico potentissimo (la Russia) e pronto ad ingoiare Paesi interi, isteria promossa anche dal sempre meno convincente Presidente mediatico Zelensky. Non contento di aver offeso la Germania che gli invia aiuti, rifiutando di ricevere il Presidente tedesco, adesso egli ha anche suscitato le indignate proteste del Giappone, permettendo che circolasse un video propagandistico dove assieme a Mussolini e a Hiler appare anche l’ex- imperatore del Giappone Hirohito, tuttora venerato dai Giapponesi. La verità è che questo disastro ucraino e i suoi morti sono sempre più sommersi da equivoci, da dubbi patrocinatori della pace e da altrettanto torbide manipolazioni che vorrebbero dei carnefici da una parte e degli agnelli dall’altra, con le demi-vierges in soccorso di questi ultimi.

       Rimane tuttora da dimostrare che la Russia avesse o abbia interesse a riannettere l’Ucraina in quanto tale e ancor meno ad invadere altri Paesi. L’Afghanistan insegna. Il fatto sorprendente non è tanto l’assurdità di simili fantasie quanto la facilità con cui esse sono propinate e trangugiate.

       Cosa sta comunque dietro il citato ridimensionamento della potenza economica della Russia? Banalmente, il fatto che almeno dal 1990 in poi la potenza economico-militare di quest’ultima e quindi l’eventuale pericolo per la sicurezza europea sono stati artatamente ingigantiti. Ciò rende ancora più irragionevole e ipocrita l’espansione della NATO e la sua comatosa sopravvivenza. Perché quindi questo ostinato e astioso tentativo di distruggere economicamente un Paese che potrebbe essere al contrario il reale e più logico alleato dell’Europa? E’ quasi sicuro che a molti queste considerazioni potranno apparire scandalosamente filo-russe e per così dire blasfeme.... In realtà, qui non si tratta di amori o simpatie russe. E’ caso mai la stessa fredda geopolitica a rendere logica una simile prospettiva. Considerare come degli alleati appropriati gli Stati Uniti, il Canada o l’Australia, che sono Paesi lontani molte migliaia di chilometri, e rigettare la nozione di un alleato più vicino sia geograficamente che culturalmente, ciò sfida il buon senso e l’intelligenza. In questo colossale equivoco intriso di pregiudizi e sospetti di lunga data c’entra evidentemente l’influenza di una Gran Bretagna che non si sa bene da che parte sta.

      In sostanza, anche una persona di media intelligenza capirebbe che il copione propinato alle masse in merito alle vicende ucraine è fraudolento.

      Antonello Catani, 13 maggio 2022

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Guerra in Ucraina e cannonate sull'Africa

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Un mondo che coltiva le guerre!

Lo sconquasso economico provocato dall’aggressione russa all’Ucraina, sta riscrivendo la geopolitica del gas facendo salire d’importanza alcune nazioni africane che fino a ieri giocavano ruoli minori sullo scacchiere energetico e dunque sulla scena del mondo. Fra essi l’Angola, il Congo, il Mozambico, che molti Paesi europei, anche l’Italia, stanno aggiungendo alla lista dei propri fornitori, per ridurre la propria dipendenza dal gas russo. Il commento di Francesco Gesualdi su Avvenire.

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