Svolta nella lotta contro l'Isis, Putin in campo

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L'Isis accelera la sua campagna stragista, perché vuole ottenere da un lato la rottura sociale e politica con le comunità musulmane moderate all'interno di alcuni Stati che contano (in Occidente ma anche in Russia), e dall'altro un sentimento di rivolta favorevole a un intervento punitivo di terra. Si tratta di una trappola che dovrebbe esserci nota: alla «crociata» si risponderebbe con la «guerra santa», lo scontro diventerebbe globale, i fronti interni occidentali cederebbero. Nelle stanze dei bottoni oggi si discute piuttosto di bombardamenti più massicci e coordinati, di incursioni di truppe speciali, di intelligence da mettere in comune, di curdi e ancora di curdi, forse di qualche dimostrativa bandiera araba. Così l'Isis può essere battuto in Siria come in Iraq, e formule non troppo diverse cominciano ad essere evocate per la Libia. Sarà una prova straordinariamente difficile. E se sarà vittoriosa, Putin avrà vinto due volte. L'editoriale di Franco Venturini sul Corriere della Sera.

Lo zar Putin alla riscossa per salvare l'Europa

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La Turchia da che parte sta?

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Erdogan è uno dei prìncipi dell’ambiguità mediorientale presenti al G-20 di Antalya. La guerra al Califfato è una vicenda in cui la Turchia ha giocato un ruolo essenziale con la complicità delle potenze occidentali e di quelle sunnite che in Siria hanno condotto un conflitto per procura all’Iran sciita. La svolta sono stati i negoziati sul nucleare con Teheran che hanno alimentato ancora di più la preoccupazione delle monarchie del Golfo per l'influenza iraniana. (...) La realtà è che il Califfato faceva comodo come mezzo di pressione per convincere gli iraniani ad arrivare a un accordo. Mentre si negoziava con gli ayatollah, la Francia ne approfittava per vendere aerei e centrali nucleari all'Arabia Saudita che negli anni precedenti si era compiaciuta del grande numero di jihadisti francesi ed europei che dall'ospitale confine turco andavano a combattere Assad. L'editoriale di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore.

Il doppio gioco della Turchia di Erdogan

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Immigrazione, l'Europa riflette su se stessa

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L’Alto Commissariato per i rifugiati afferma che le persone costrette a fuggire dalle loro case, nel mondo, è salito nel 2014 a 59,5 milioni: ventidue milioni in più rispetto a dieci anni fa. Quasi 14 milioni a causa di guerre e persecuzioni. I l premier ungherese Viktor Orbán, tra gli applausi dei nostalgici delle Croci Frecciate filonaziste, invita i profughi: «Restate in Turchia!». Eppure sa che la Turchia ospita già oggi due milioni di rifugiati. Nella stragrande maggioranza in fuga dai tagliagole dell’Isis. L'editoriale di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

Immigrazione selvaggia, c'è chi non ci sta

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