La Turchia da che parte sta?

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Erdogan è uno dei prìncipi dell’ambiguità mediorientale presenti al G-20 di Antalya. La guerra al Califfato è una vicenda in cui la Turchia ha giocato un ruolo essenziale con la complicità delle potenze occidentali e di quelle sunnite che in Siria hanno condotto un conflitto per procura all’Iran sciita. La svolta sono stati i negoziati sul nucleare con Teheran che hanno alimentato ancora di più la preoccupazione delle monarchie del Golfo per l'influenza iraniana. (...) La realtà è che il Califfato faceva comodo come mezzo di pressione per convincere gli iraniani ad arrivare a un accordo. Mentre si negoziava con gli ayatollah, la Francia ne approfittava per vendere aerei e centrali nucleari all'Arabia Saudita che negli anni precedenti si era compiaciuta del grande numero di jihadisti francesi ed europei che dall'ospitale confine turco andavano a combattere Assad. L'editoriale di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore.

Il doppio gioco della Turchia di Erdogan

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Immigrazione, l'Europa riflette su se stessa

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L’Alto Commissariato per i rifugiati afferma che le persone costrette a fuggire dalle loro case, nel mondo, è salito nel 2014 a 59,5 milioni: ventidue milioni in più rispetto a dieci anni fa. Quasi 14 milioni a causa di guerre e persecuzioni. I l premier ungherese Viktor Orbán, tra gli applausi dei nostalgici delle Croci Frecciate filonaziste, invita i profughi: «Restate in Turchia!». Eppure sa che la Turchia ospita già oggi due milioni di rifugiati. Nella stragrande maggioranza in fuga dai tagliagole dell’Isis. L'editoriale di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

Immigrazione selvaggia, c'è chi non ci sta

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