La Turchia di Erdogan sull'orlo del baratro

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La strategia di Erdogan e di suo genero, il ministro di Tesoro e Finanze Berak Albayrat, è semplice, e di fatto punta a prendere tempo, anche se non è chiaro attendendo cosa, visto che la pandemia ha resto tutto terribilmente complicato. (...) Per calciare più in là la lattina, la banca centrale turca ha messo in piedi uno schema piuttosto bizantino (appunto) ma che si riconduce ad un solo obiettivo: prendere a prestito dalle riserve valutarie detenute dai cittadini turchi: pari a circa 230 miliardi di dollari, come protezione di valore rispetto ad una valuta nazionale debole. E il gioco prosegue.Il commento su Phastidio.

Erdogan è disperato in patria e cerca rifugio con manovre spericolate

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Erdogan minaccia l'Europa e alza il prezzo

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Non è certo la prima volta che le masse di migranti desiderose di raggiungere l’Europa sono strumentalizzate e abusate per fini politici, economici o strategici. Avviene quotidianamente in Libia. E adesso si ripropone drammaticamente nelle ultime mosse di Recep Tayyip Erdogan. Costretto con le spalle al muro dalla sanguinosa offensiva militare nell’enclave di Idlib lanciata brutalmente dal regime siriano, sostenuto dalle milizie sciite filo-iraniane e soprattutto da Vladimir Putin, il presidente turco non esita a sfruttare la questione migranti per spingere l’Europa e con essa l’intera comunità internazionale ad ascoltare le sue ragioni. Ma è proprio la flagrante e repentina violazione degli accordi firmati con la Ue nel 2016, per cui Bruxelles s’impegnava a pagare 6 miliardi di euro affinché la Turchia trattenesse i migranti all’interno dei suoi confini, che rivela le gravi difficoltà di Erdogan. Il commento di Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera.

La Turchia apre la frontiera, fuga dalla Siria, Europa nel panico

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Tripoli, la pace (quella vera) si allontana

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Ma come sarà il Day Haftar? Prima che a Mosca o a Berlino, dove si sapeva che le conferenze di tregua sarebbero fallite, i tripolini avevano già capito che in Libia sarebbe finita come sempre. Con la solita guerra di posizione. Con le solite posizioni in guerra fra loro. Domani, sulle montagne di Bani Walid, a riunirsi e a parlare di pace ci provano i capi delle tribù: è solo un po’ d’orgoglio della volontà – il futuro della Libia si decide qui, non a casa di Putin o della Merkel! – accompagnato a un ragionevole pessimismo. Il commento di Francesco Battistini sul Corriere della Sera

Libia, la guerra infinita

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