Più che in nuce un islam-fascismo

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Gli uomini che ce l’hanno con il dolce vivere e con la libertà di comportamento cara alle grandi metropoli, i mascalzoni che odiano lo spirito delle città come - è infatti la stessa cosa - lo spirito delle leggi, del diritto e della gradevole autonomia degli individui liberati dalle vecchie sudditanze, gli incolti cui bisognerebbe contrapporre, se non fossero loro estranee, le così belle parole di Victor Hugo quando gridava, durante i massacri della Comune, che prendersela con Parigi è più che prendersela con la Francia, perché significa distruggere il mondo: costoro conviene chiamarli fascisti. O meglio: islamo-fascisti. Meglio ancora: il frutto di un punto di incrocio che un altro scrittore, Paul Claudel, vede prospettarsi quando il 21 maggio 1935 nel suo Diario scrive, in uno di quei lampi di genio di cui solo i grandissimi hanno il segreto: «Discorso di Hitler? Si sta creando al centro dell’Europa una sorta di islamismo...». L'editoriale di Bernard-Henri Lévy sul Corriere della Sera.

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L'Europa è ormai diventato un teatro di guerra. La risposta militare, diplomatica, antispionistica, richiede quindi un comando unico. Questo, paradossalmente, è l'aspetto positivo di quanto sta accadendo: l'unità politica dell'Europa non è più un'utopia ma sta diventando e deve diventare una realtà. Bisogna che la pubblica opinione ne prenda coscienza. Bisogna che le istituzioni europee si trasformino per corrispondere ad una necessità e bisogna soprattutto che i governi nazionali siano pronti alle cessioni di sovrani. L'editoriale di Eugenio Scalfari su La Repubblica.

L'Occidente di fronte ad un bivio. L'ennesimo

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