Isolato il Qatar, finanzia il terrorismo fondamentalista

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Prima o poi il momento doveva arrivare. L’Emirato del Qatar, che scoppia letteralmente di miliardi, è finito all’indice, isolato come portatore, finanziatore e sostenitore della peste più terribile: il terrorismo internazionale. A isolarlo, con una decisione davvero clamorosa, non è l’Occidente, e cioè i tanti Paesi che ingrassano tessendo fruttuosi rapporti con Doha, ma gli stessi fratelli arabi. Chi ha interrotto le relazioni, ritirato gli ambasciatori, boicottato i voli della Qatar airways, che è una delle compagnia aeree più grandi del mondo, sono infatti l’Egitto, l’Arabia Saudita, gli Emirati e il Bahrein. L'editoriale di Antonio Ferrari sul Corriere della Sera.

Il terrorismo fa paura, Qatar sotto accusa

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L'Occidente in balìa del terrorismo di matrice islamica

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Per vincere la guerra al terrorismo internazionale sia necessario, prima, vincere la sfida contro le comunicazioni elettroniche cifrate che corrono attraverso un numero crescente di servizi, software e app e che costituiscono, ormai, soluzioni di mercato, largamente utilizzate. E approfitta – l’espressione è forte ma giustificata – per supportare il suo discorso, della circostanza che uno degli autori del recente omicidio del prete nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, a quanto è emerso dalle indagini, sarebbe stato un utilizzatore. L'articolo di Guido Scorza su il Fatto Quotidiano.

Lotta al terrorismo, che fare? Ricetta francese

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I pazzi sono tra di noi, e non sono solo quelli dell'Isis

Chiunque può superare una crisi è il quotidiano che ti logora», scriveva un secolo fa Anton Cechov. Ed è lì che il ripetersi e poi il ripetersi e poi il ripetersi ancora di attentati infetta le nostre vite iniettando insicurezza, affanno, paura. E più le armi sono diverse, il coltello, la pistola, il kalashnikov, il camion lanciato a tutta velocità a travolgere coppiette di pensionati e famigliole coi figlioletti sui passeggini, più monta l’inquietudine. La profanazione della nostra quotidianità. Ecco ciò che stiamo vivendo, noi europei. Come non ci fosse più uno spazio sicuro. Al riparo dall’impazzimento di un mondo che non riusciamo più a riconoscere. Perfino il dubbio che forse, vai a sapere, chissà, la strage di ieri a Monaco potesse non essere messa in conto al terrorismo islamico, un dubbio rimasto appeso a lungo, non è sembrato affatto rassicurante. Anzi, sembrava avere aggiunto insicurezza ad insicurezza: chiunque sia stato, siamo sotto attacco… Qui. A casa nostra. L'editoriale di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

Siamo molto fragili, il pericolo è sempre più vicino, Monaco insegna

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