Crollo titoli bancari, chiarezza sulle sofferenze

La grande volatilità nei mercati finanziari deriva soprattutto dai movimenti di capitali. E questi sono conseguenza dell’apprezzamento del dollaro combinato a un alto indebitamento dei Paesi emergenti, del calo del prezzo del petrolio e della liberalizzazione in corso del mercato dei capitali in Cina. In una economia in cui i mercati finanziari sono integrati a livello globale e in cui i flussi finanziari sono molto più ingenti di quanto sarebbe giustificato dall’import-export di merci e servizi, anche piccoli cambiamenti nelle aspettative provocano grandi spostamenti di capitali e quindi una volatilità difficile da comprendere sulla base dell’andamento dell’economia reale, ma che su quella stessa economia reale può avere però conseguenze. Da qui il ruolo chiave delle Banche centrali nel garantire liquidità al sistema e calmare le acque. L'editoriale di Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera.

Mercati impazzititi, le regole da rivedere

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Fino al 2017 niente guerra al sedicente califfato

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Un'offensiva finale contro il Califfato, plausibilmente, non comincerà prima della metà del 2017. Nel 2016 ci saranno le elezioni presidenziali statunitensi. Il nuovo presidente si insedierà all’inizio del 2017. A lui o a lei occorrerà un po’ di tempo per elaborare una strategia utile allo scopo di venire a capo del problema nei suoi aspetti militari e politici. Obama, figlio di una stagione in cui l’opinione pubblica americana era stanca di guerre (accadde anche negli anni Settanta: Jimmy Carter fu il presidente di un Paese estenuato dopo il Vietnam), non farà nulla di nuovo, non restituirà all’America, men che mai nelle faccende mediorientali, il ruolo dello Stato guida, della potenza che esercita una forte leadership sull’insieme degli alleati. L'editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera.

Obama ha sposato l'isolazionismo, l'Europa allo sbando

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Italia in guerra? Chissà? Decide Matteo

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Il pasticcio mediorientale, dopo la caduta dei dittatori che ne governavano molti Paesi e garantivano una certa stabilità della zona, gioca a favore della Russia; che non è più l'Unione Sovietica, ma rimane la Russia di sempre, con i suoi interessi nazionali e planetari. Gli Stati Uniti hanno commesso l'errore di farle credere che fosse loro intenzione ingerirsi militarmente nella zona ai suoi confini. È stato un grave errore strategico. Obama ha rivelato di essere un pessimo presidente, ripristinando le condizioni della guerra fredda proprio quando non ce n'erano più i presupposti e un'intesa con Mosca in funzione anti-terroristica era utile. L'editoriale di Piero Ostellino su il Giornale.

Gli errori di Obama li pagherà l'Europa

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