Erdogan consegna Santa Sofia al culto islamico

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La promessa di aprire Santa Sofia al culto islamico è stata un mezzo di propaganda importante di ogni partito di destra in Turchia a ogni elezione. Ormai Santa Sofia non è più una promessa ma una realtà. E questo solo Erdoğan e il suo partito possono rivendicarlo. L’Mhp può trarne beneficio solo in quanto alleato di governo. C’è da chiedersi quanto potrà durare l’effetto di questa mossa e quanto di questo entusiasmo si trasformerà in voti. Non è affatto sicuro che senza una seria ripresa dell’economia tale effetto possa durare fino alle elezioni che Erdoğan dà per certe nel 2023. Il commento di Murat Yetkin su Internazionale.

Santa Sofia, la scommessa di Erdogan

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Cresce la tensione tra Russa e Turchia

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Nell’alleanza con Erdogan, il Cremlino ha investito più che nelle Olimpiadi invernali di Sochi, paradigma della dispendiosità nell’immaginario dei russi: dalla costruzione del TurkStream (11,4 miliardi di dollari) fino alla fornitura a credito (2,5 miliardi) del sofisticatissimo sistema di difesa anti aerea S-400, passando per la costruzione – ancora in corso – della centrale nucleare di Akkuyu. Il ritorno economico e soprattutto geopolitico di tutti questi investimenti è adesso messo in dubbio dal deteriorarsi della situazione, e potrebbe risultare nullo se si arrivasse al conflitto con la Turchia. Un motivo in più per cercare di evitarlo. Tra gli altri motivi, alcuni sono macroscopici: una guerra comporterebbe la chiusura di Bosforo e Dardanelli alle navi russe, e il probabile coinvolgimento della Nato. Di ragioni per evitare il conflitto e ripristinare buone relazioni, Ankara poi ne ha ancora di più. Il commento di Riccardo  Amati su Lettea 43.

Il pericolo di una rottura del patto per il potere tra Erdogan e Putin

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Erdogan minaccia l'Europa e alza il prezzo

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Non è certo la prima volta che le masse di migranti desiderose di raggiungere l’Europa sono strumentalizzate e abusate per fini politici, economici o strategici. Avviene quotidianamente in Libia. E adesso si ripropone drammaticamente nelle ultime mosse di Recep Tayyip Erdogan. Costretto con le spalle al muro dalla sanguinosa offensiva militare nell’enclave di Idlib lanciata brutalmente dal regime siriano, sostenuto dalle milizie sciite filo-iraniane e soprattutto da Vladimir Putin, il presidente turco non esita a sfruttare la questione migranti per spingere l’Europa e con essa l’intera comunità internazionale ad ascoltare le sue ragioni. Ma è proprio la flagrante e repentina violazione degli accordi firmati con la Ue nel 2016, per cui Bruxelles s’impegnava a pagare 6 miliardi di euro affinché la Turchia trattenesse i migranti all’interno dei suoi confini, che rivela le gravi difficoltà di Erdogan. Il commento di Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera.

La Turchia apre la frontiera, fuga dalla Siria, Europa nel panico

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