Siria, chi combatte contro i Curdi?

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Sulla “guerra di Erdogan” si rovesciano fiumi d’inchiostro, ma con effetti addirittura risibili. Il grande pubblico non ci capisce letteralmente nulla. A causa di tre effetti. Il primo è l’ipocrisia di chi racconta questa guerra. Il secondo è la difficoltà oggettiva di capire cosa in effetti sta accadendo “sotto il tappeto”, che è la cosa più importante. Il terzo è il disegno di usare questa guerra per rilanciare ancora una volta la propaganda contro la Russia e dirottare l’attenzione dai reali interessi in gioco. Il commento di Giulietto Chiesa su il Fatto Quotidiano.

Siria, quella sporca guerra del sultano di Ankara

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Erdogan minaccia l'intero Occidente

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Bashar Al Assad si schiera contro Erdogan, lo scontro si estende dai 35 chilometri a Sud della Siria lungo la frontiera (rivendicati come «zona cuscinetto» dalla Turchia), a un terzo della Siria. Al patto delle forze curde con Damasco, il presidente turco ha annunciato che la sua avanzata si può allargare a 450 chilometri, attraverso i centri curdi di Hassakeh e Kobane. Fino in prospettiva alle ex roccaforti dell’Isis di Raqqa e Deir Ezzor, da poco liberate dalle Syrian democratic forces (Sdf) guidate dai curdi e sostenute dalla Nato. Grazie ai rinforzi di Assad, le brigate Ypg del Rojava puntano a riconquistare il cantone a Ovest di Afrin occupato dai turchi dal 2018.

Medioriente di fuoco, grazie ad Erdogan! Il mondo trema

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Trump benedice la politica del sultano Erdogan

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Ricordate l’imperialismo americano, la «sporca guerra del Vietnam», yankee go home, e il resto del repertorio? Adesso gli americani stanno andando sul serio a casa. E, come si vede in Medio Oriente, è un patatrac. Persino coloro che sono invecchiati inveendo contro gli arroganti «gendarmi del mondo», si rendono conto che se il posto di gendarme è vacante sono dolori, qualunque teppista può fare i danni che vuole. Donald Trump, con una telefonata, ha dato il via libera a Erdogan, alla sua agognata «soluzione finale» nei confronti dei curdi siriani, ossia di quelli che erano stati gli alleati principali degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato islamico. Li ha ceduti (gratis) a uno che nemmeno lo ringrazierà. Trump ha subito dopo twittato un mezzo pentimento. Ma Erdogan non si è fatto impressionare (Trump, nel frattempo, è anche riuscito a dire: ma, insomma, dov’erano questi curdi mentre noi sbarcavamo in Normandia?): l’operazione militare nel Kurdistan siriano è in corso e non si fermerà fin quando gli obiettivi del dittatore turco non saranno raggiunti. Non c’è bisogno di mescolare, come fanno tanti commentatori, morale e politica facendo affermazioni come «è scandaloso, immorale, che gli americani abbandonino i curdi». Oltre a tutto, come ha osservato Paolo Mieli (Corriere, 12 ottobre) se fatte dagli inerti e imbelli europei sono affermazioni ipocrite e ridicole. È sufficiente ragionare politicamente. Il cvommentoi del prof. Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. 

Erdogan asfalta i Curdi, l'errore di Trump

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