Cresce la tensione tra Russa e Turchia

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Nell’alleanza con Erdogan, il Cremlino ha investito più che nelle Olimpiadi invernali di Sochi, paradigma della dispendiosità nell’immaginario dei russi: dalla costruzione del TurkStream (11,4 miliardi di dollari) fino alla fornitura a credito (2,5 miliardi) del sofisticatissimo sistema di difesa anti aerea S-400, passando per la costruzione – ancora in corso – della centrale nucleare di Akkuyu. Il ritorno economico e soprattutto geopolitico di tutti questi investimenti è adesso messo in dubbio dal deteriorarsi della situazione, e potrebbe risultare nullo se si arrivasse al conflitto con la Turchia. Un motivo in più per cercare di evitarlo. Tra gli altri motivi, alcuni sono macroscopici: una guerra comporterebbe la chiusura di Bosforo e Dardanelli alle navi russe, e il probabile coinvolgimento della Nato. Di ragioni per evitare il conflitto e ripristinare buone relazioni, Ankara poi ne ha ancora di più. Il commento di Riccardo  Amati su Lettea 43.

Il pericolo di una rottura del patto per il potere tra Erdogan e Putin

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Erdogan minaccia l'Europa e alza il prezzo

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Non è certo la prima volta che le masse di migranti desiderose di raggiungere l’Europa sono strumentalizzate e abusate per fini politici, economici o strategici. Avviene quotidianamente in Libia. E adesso si ripropone drammaticamente nelle ultime mosse di Recep Tayyip Erdogan. Costretto con le spalle al muro dalla sanguinosa offensiva militare nell’enclave di Idlib lanciata brutalmente dal regime siriano, sostenuto dalle milizie sciite filo-iraniane e soprattutto da Vladimir Putin, il presidente turco non esita a sfruttare la questione migranti per spingere l’Europa e con essa l’intera comunità internazionale ad ascoltare le sue ragioni. Ma è proprio la flagrante e repentina violazione degli accordi firmati con la Ue nel 2016, per cui Bruxelles s’impegnava a pagare 6 miliardi di euro affinché la Turchia trattenesse i migranti all’interno dei suoi confini, che rivela le gravi difficoltà di Erdogan. Il commento di Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera.

La Turchia apre la frontiera, fuga dalla Siria, Europa nel panico

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Il miracolo di Istanbul, una sconfitta per Erdogan

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“Istanbul non è solo la nostra città più grande, è il nostro marchio più importante. È uno stupendo gioiello tra due mari. Può essere paragonata al Sole che illumina la Terra”. Bastano queste parole di Recep Tayyip Erdoğan a far comprendere quanto, per il presidente turco, la sconfitta subita dal suo partito lo scorso anno a Istanbul bruci come una ferita infetta. Quella sconfitta – insieme a quella di Ankara – ha messo a nudo il processo di ossidazione a cui è sottoposto “l’Oro della Turchia”, l’insieme di progetti faraonici che hanno fatto di Erdoğan l’architetto della nuova Turchia. Una Turchia che ora, sull’onda della tempesta finanziaria del 2018, si trova in una fase incerta e affascinante: divisa tra la pervasività del potere del “sultano di Ankara” e le crepe sempre più visibili del suo impero. Il commento di Giulia Belardelli su Huffington Post.

La corsa folle di Erdogan

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