Sauditi, Emirati e le bombe sullo Yemen

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«In risposta all’assassinio di Jamal Khashoggi e ai bombardamento del regime nello Yemen», il governo finlandese ha ritenuto giusto allargare la black list sull'export di armi anche gli Emirati Arabi. Aggiunta tutt'altro che insignificante, visto che di armi agli Emirati Arabi i Paesi occidentali ne vendono parecchie, e che le commesse bandite a Riad possono rientrare dalla finestra attraverso Abu Dhabi o Dubai: gli Emirati sono il principale alleato dell'Arabia Saudita nelle campagne militari, più di un suo Stato satellite. Intanto la coalizione filo-saudita, che dal 2015 bombarda indiscriminatamente lo Yemen, ha sul terreno le forze emiratine (soprattutto mercenari stranieri), per le organizzazioni per i diritti umani autori di gravi crimini di guerra. Il commento di Barbara Ciolli sul sito lettera43.

Yemen, la guerra dimenticata

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Erdogan bussa a quattrini, e l'Ue cede al ricatto

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Sarà l’Europa a pagare il prezzo della crisi turca: non solo perché Erdogan ricatta con tre milioni di profughi l’Unione, nonostante un accordo miliardario, ma per l’indebitamento della società turche, al 70% con le banche europee. Anche se lo detestano, gli europei dovranno tenere in piedi il presidente Erdogan. E tutto questo mentre lo scontro tra gli Usa e la Turchia diventa sempre più incandescente, al punto che un’auto in corsa ha sparato sei colpi contro l’ambasciata americana di Ankara. Il commento di Alberto Negri sul sito linkiesta.it

L'Ue alle prese con l'affaire Turchia di Erdogan, è scontro con Trump

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Erdogan sfida Trump ed il mondo intero

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No categorico all'austerity e miliardi di lire turche in faraonici progetti. Le sanzioni degli Usa contro l'ex alleato della Turchia hanno scoperchiato un vaso di Pandora che, più presto che tardi, sarebbe traboccato. Può anzi salvare a Recep Tayyip Erdogan la faccia la sua virata verso l'asse dei non allineati di Iran e Russia: voltare le spalle all'Occidente significa, per l'autoproclamato sultano di Ankara, giustificare all'opinione pubblica l'implosione del sistema economico e finanziario nazionale come il risultato di un complotto americano. Ormai il presidente Erdogan parla come l'omologo venezuelano Nicolas Maduro, compagno di crac, e certo schierarsi con l'Iran allo scoccare del nuovo embargo Usa anche verso Teheran ha fatto da detonatore al precipitare degli eventi. Ma il problema di sostanza è che la lira turca è molto esposta agli attacchi dei mercati, dopo anni di enormi sperperi e di moniti continuamente ignorati. Barbara Ciolli sul sito linkiesta.it

La Turchia fa bau bau ed il mondo trema

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