Erdogan bussa a quattrini, e l'Ue cede al ricatto

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Sarà l’Europa a pagare il prezzo della crisi turca: non solo perché Erdogan ricatta con tre milioni di profughi l’Unione, nonostante un accordo miliardario, ma per l’indebitamento della società turche, al 70% con le banche europee. Anche se lo detestano, gli europei dovranno tenere in piedi il presidente Erdogan. E tutto questo mentre lo scontro tra gli Usa e la Turchia diventa sempre più incandescente, al punto che un’auto in corsa ha sparato sei colpi contro l’ambasciata americana di Ankara. Il commento di Alberto Negri sul sito linkiesta.it

L'Ue alle prese con l'affaire Turchia di Erdogan, è scontro con Trump

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Erdogan sfida Trump ed il mondo intero

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No categorico all'austerity e miliardi di lire turche in faraonici progetti. Le sanzioni degli Usa contro l'ex alleato della Turchia hanno scoperchiato un vaso di Pandora che, più presto che tardi, sarebbe traboccato. Può anzi salvare a Recep Tayyip Erdogan la faccia la sua virata verso l'asse dei non allineati di Iran e Russia: voltare le spalle all'Occidente significa, per l'autoproclamato sultano di Ankara, giustificare all'opinione pubblica l'implosione del sistema economico e finanziario nazionale come il risultato di un complotto americano. Ormai il presidente Erdogan parla come l'omologo venezuelano Nicolas Maduro, compagno di crac, e certo schierarsi con l'Iran allo scoccare del nuovo embargo Usa anche verso Teheran ha fatto da detonatore al precipitare degli eventi. Ma il problema di sostanza è che la lira turca è molto esposta agli attacchi dei mercati, dopo anni di enormi sperperi e di moniti continuamente ignorati. Barbara Ciolli sul sito linkiesta.it

La Turchia fa bau bau ed il mondo trema

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L'Europa vaso di coccio tra Donald e Vladimir

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La Madre Russia non è mai stata così influente in Europa. E, c’è chi ritiene, come il finanziere Soros, che l’Italia rischia di essere la testa di ponte del piano putiniano: edificare la cattedrale d’oriente sulle rovine del condominio di Bruxelles. Putin ha saputo avvantaggiarsi internazionalmente grazie al periodo obamiano delle politiche di disimpegno dai contesti caldi, rafforzando poi la sua posizione con la nomina del capriccioso e inaffidabile Trump. Sul piano diplomatico Putin ha messo in campo strategie che hanno cambiato gli assetti di intere regioni: dalla troika con Erdogan e Rouhani per il controllo della Siria, all’appoggio insieme al faraone al-Sisi al generale Haftar per la conquista della Libia. Nuovi e vecchi teatri su cui muoversi in quasi totale libertà. Il commento di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi sul Messaggero Veneto

Attenti al piano di Vladimir

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