L'Africa, l'Occidente minaccia, Boko Haram si rafforza

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La risposta armata e violenta da parte dell’Occidente nei confronti dell’avanzata dell’Islam del Califfato fa buon gioco ai gruppi armati che si sono dichiarati suoi vassalli. Esattamente ciò che abbiamo visto svilupparsi in Siria con l’appoggio militare dell’Iran e della Russia al regime di Assad e quello dei paesi del golfo e dell’Occidente all’insurrezione anti Assad. Tra questi due schieramenti si è incuneato lo Stato Islamico, presentandosi come l’unica versione endogena del cambiamento politico. Se ciò si ripetesse in Africa le conseguenze per l’Europa sarebbero, a dir poco, disastrose. L'editoriale di Loretta Napoleoni su il Fatto Quotidiano.

Africa, l'avanzata dell'Islam più radicale

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Eliminazione di Gheddafi, un errore fatale

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La jihad è senza frontiere perché sono letteralmente spariti i confini di interi Stati. Chi si è avventurato lungo i 7.600 chilometri delle frontiere del Mali lo sa: c’è un doganiere scalzo e male armato ogni 300 chilometri con lo sguardo a un orizzonte senza futuro, verso una Timbuctu che un tempo era la metafora proverbiale della fine del mondo. La frammentazione africana, come quella del Medio Oriente, era prevedibile. In Mesopotamia sono affondati i confini coloniali tracciati nel 1916 di Sykes-Picot, mentre molti Paesi africani non sono diventati degli Stati e forse non lo saranno mai. Lo abbiamo visto in Mali, accade tra Niger, Nigeria e Ciad, oltre al caos stranoto della Somalia degli shaabab islamisti. L'editoriale di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore.

L'Isis è frutto anche di errori dell'Occidente

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