Le inconsistenze del copione ucraino

  • Pubblicato in Esteri

        Non solo l’Europa è sprofondata nel pantano della più demenziale e teleguidata russofobia, ma essa sembra in preda a surreali impulsi masochistici. Oltre al conclamato (anche se in parte menzognero) abbandono del gas e del petrolio russi, molte società di vario tipo si ritirano ora dalla Russia. Magari hanno trovato mercati alternativi in Patagonia… Una strategia economica a dir poco auto-lesionista. Quando anche le aziende e gli imprenditori, normalmente alla ricerca del profitto, diventano yes-men di qualche centro di potere e incuranti delle conseguenze economiche, è il segnale che l’abdicazione al buon senso è totale. Niente paura, l’interruzione dei normali flussi economici è compensata da un altro fiorente flusso di beni mobili ed immobili alternativi da e verso l’Ucraina: milioni di dollari di armi che partono e milioni rifugiati che arrivano. Da una parte, rifugiati che qualcuno (anche lui in crisi) deve sfamare ed alloggiare e dall’altra armi che stimolano rappresaglie, contro-attacchi, bombardamenti, morti. Sintomatico il fatto che per esempio in Gran Bretagna aumenti il numero dei rifugiati ucraini costretti a lasciare le case dei loro iniziali ospiti perché costoro non sono più in grado di mantenerli. Ma questo è probabilmente solo l’inizio di un fenomeno destinato ad intensificarsi.      

       Gli unici a guadagnare da questo masochismo teleguidato sono i fornitori di armi (vedi i vari Grumman, Raytheon, etc.) ma non certo gli Ucraini o gli Europei e neanche i Russi. Insomma, una strategia banalmente criminale  venduta come difesa della libertà e della democrazia.  Il suo culmine metafisico è l’omertà rituale di migliaia di funzionari e politici europei sulle vere cause della guerra in Ucraina. Premesse di tale omertà sono evidentemente la pretesa che l’esistenza stessa e l’espansione NATO siano benefiche e la sua fedina penale verginale, che essa faccia parte integrante del DNA europeo e, dulcis in fundo, il fatto che gli Stati Uniti del Complesso Militare Industriale si sono inseriti nei gangli dell’Europa come il bacillo della peste nelle cimici dei topi. Una consolazione: l’Europa non è sola. Ci sono infatti anche i Giapponesi che, con la scusa che in tal modo essi sono protetti dalle mire della Cina, continuano (ancora!) ad ospitare ad Okinawa ben 80.000 Americani, fra soldati, famiglie e tecnici e in più devono anche sborsare un obolo annuale da 8 miliardi di dollari per contribuire al mantenimento di costoro. In fondo, non si tratta di una novità. Lo facevano già gli Inglesi in India e prima di loro i Romani nelle terre da loro conquistate.  Storicamente, non fa una grinza.

       Insomma, sotto un certo punto di vista, oggi in Europa non sta accadendo nulla di nuovo o di unico. Già in altre epoche dei furfanti e dei criminali di turno avevano compiuto delle malefatte destinate a diffondersi e a crescere col tempo, varcando anche gli oceani, ma questa volta dall’Europa. Uno dei più pericolosi, appunto perchè indegnamente cinto di tiara, fu infatti Innocenzo III, inspiegabilmente non ancora radiato dalle cronache ecclesiastiche. Genocidio dei Catari, il ghetto degli Ebrei con tanto di distintivo di riconoscimento e imposizioni varie, nonchè un’Inquisizione che per secoli gravò come una pestilenza fino alle Americhe. Insomma, un criminale travestito. E tutti a dargli retta, incluso per esempio anche il disinvolto Federico II, ancora più spietato dei pur inflessibili Domenicani.

       I criminali di oggi hanno molti tratti in comunque con l’esempio appena citato: non hanno tiara, ma sono in giacca e cravatta ma anche in sobri tailleurs femminili e hanno come aiutanti, se non dei cardinali, certo uno stuolo di servizievoli yes-men, anch’essi travestiti da santini e dallo sguardo compunto. Questa disinvolta e pittoresca congregazione con i suoi defilati fornitori di armi, i suoi loquaci espansori di fraudolenti confini difensivi, i suoi sanzionisti incontinenti, i suoi ipocriti di bassa lega nei vari posti chiave del potere o della manipolazione mediatica hanno infatti un aspetto perbene, salvo il fatto che gli effetti delle loro azioni e decisioni sono disastrosi e, quando non fanno bombardamenti a tappeto su interi Paesi, possono comunque sconvolgere e mettere in pericolo la vita quotidiana di centinaia e centinaia di milioni di persone. I disastri ucraini, causati dal patologico egemonismo americano, dai suoi imbrattacarte europei e dal fanatismo di irriducibili estremisti nazionalisti ucraini sono solo una goccia in confronto al caos economico planetario che insensate sanzioni e la demonizzazione della Russia stanno provocando.

       Vi è una cosa che l’ex- attore di professione a nome Zelensky, ritornato alla sua vecchia professione grazie alle quotidiane esibizioni da un microfono all’altro, sembra non capire o fa finta di non capire: paradossalmente, il suo vero nemico non è Vladimir Putin ma Joe Biden, la NATO e i suoi irresponsabili sostenitori europei. Tutte le armi e gli istruttori che costoro gli inviano sono dei boomerang, che si ritorcono sugli Ucraini. Per estensione, quindi, chi è il vero nemico dell'Ucraina? Un Putin, che fino all'ultimo ha chiesto un sistema di sicurezze reciproche (negato)? Oppure il senile e malfermo Joe Biden dallo sguardo sempre più smarrito? O forse l'arruffatto e sempre più pasticcione Boris Johnson che ora vuole stracciare il protocollo Brexit sull'Irlanda? O in fin dei conti lo stesso Zelensky, che ogni giorno chiede armi e sempre più dollari che non si sa esattamente dove vadano a finire? D'altra parte, vari elementi suggeriscono che anche le mosse di costui siano condizionate da altri. Guarda caso, quando costui si è dichiarato disposto ad accettare la neutralità dell'Ucraina, i solerti guerrafondai di Bruxelles gli hanno inviato più armi e hanno esteso le sanzioni contro la Russia. Ovvero, la guerra "deve" continuare...

Questa congregazione di persecutori di eretici russi, musicisti e scrittori inclusi, le cui assise sono spesso aperte e condotte da quell'agitatore laureato a nome Jens Stoltenberg (che soffia perennemente sul fuoco), include inoltre un numero indefinito di analoghi carrieristi di professione e di improvvisati o sedicenti uomini politici sparsi negli Stati Uniti, in Europa e anche in Italia. Negli ultimi giorni, la suddetta congregazione si è inoltre pateticamente infoltita di nuovi protagonisti di sesso femminile come la finlandese Sanna Marin e la svedese Magdalena Andersson, che hanno scoperto che bisogna entrare a tutti i costi nella NATO. Sarà il consiglio di qualche sciamano lappone? E la Finlandia ha forse dimenticato che aveva firmato un tratto dove s'impegnava alla neutralità perpetua come condizione della sua indipendenza dall'Unione Sovietica? Il Primo Ministro turco ha proclamato di opporsi all'ingresso dei due nuovi Paesi nella NATO, ma le sue ragioni sembrano unicamente dettate dalle relazioni di questi ultimi con gli attivisti curdi residenti in tali Paesi. Non è detto che se ottiene qualche vantaggio non acconsenta, facendo peraltro un grave sgarbo a una Russia che gli vende armi sofisticate, gli sta costruendo centrali atomiche e gli invia milioni di turisti all'anno. Infine, come avveniva con i banditori delle fiere medievali, ancora sprovviste di schermi televisivi e di testate di giornali, le varie piattaforme mediatiche amplificano e diffondono la suddetta omertà, propinando giornalmente spazzatura pubblicitario-propagandistica a delle masse inermi e prive di strumenti per capire chi dice il vero e chi il falso.

Ognuno dei fattori sopra menzionati sta contribuendo ad alimentare il disastro.

Un disastro del resto già prevedibile da quando l'Ucraina non rispettò il Minsk 2, i nazionalisti inasprirono le repressioni nel Donbass e gli Stati Uniti iniziarono a riempire l'Ucraina di armi, anno dopo anno. Già da allora, gli Ucraini, almeno quelli moderati, stavano cadendo nella trappola mortale del "fino all'ultimo ucraino" con cui sono oggi martoriati dai loro presunti amici. A iniettare folli speranze ci pensò del resto anche un camaleonte professionista come il senatore repubblicano Lindsay Graham, che nel 2014 dichiarò a dei militari (probabilmente del battaglione Azov): "La vostra guerra à la nostra guerra". Come dire che già da allora gli Stati Uniti stavano facendo la guerra alla Russia per interposta persona. A che scopo? Lindsay Graham è comunque al sicuro e, come avviene con la maggior parte degli uomini politici che si rispettino, custodisce saldamente la sua poltrona, allo stesso modo dell'intramontabile Mitch McConnell o della speaker Nancy Pelosi, anch'essi elargitori di retoriche assicurazioni e promesse di aiuti (che non costano nulla alle loro tasche e senza rischi personali).

Insomma, come nelle classiche storie di perfidia, i fomentatori del disastro sorridono innocenti di fronte agli spettatori. Uno scenario tragicomico e patetico, se non vi fossero molti morti e città in macerie, penuria di grano e petrolio e le avvisaglie incalzanti di una recessione globale.

Nonostante l'isteria russo-fobica prosegua senza tregua, alcuni segnali e notizie che trapelano da lati imprevedibili e non sospetti stanno però mostrando delle crepe nel copione ufficiale di questa nuova impresa balorda architettata dall'establishment americano.

Proprio un acceso senatore repubblicano del Kentucky, Paul Rand, ha per il momento bloccato un progetto di aiuti all'Ucraina per altri (demenziali e sospetti) 40 miliardi su cui si erano accordati sia i Democratici che i Repubblicani. Mentre la sorte del pacchetto rimane sospesa, quello che conta è che un fervido conservatore abbia denunziato l'assurdità di elargire fondi giganteschi a dei Paesi terzi quando gli Stati Uniti necessitano di urgenti interventi sociali ed economici. Sul "demenziali e sospetti" di cui sopra il commento è quasi superfluo: l'ombra della bellicosa paranoia presidenziale e quella dei costruttori di armi che si fregano le mani non è neanche un'ombra, tanto è palese il loro ruolo.

Varie testimonianze offrono inoltre un quadro meno lusinghiero della nobiltà delle forze armate ucraine. Si tratta per esempio delle dichiarazioni fatte a CNN da Gennadiy Druzenko, responsabile di un corpo ucraino di soccorso medico denominato "angeli medici", dove il nobile samaritano ammette che egli ordinava ai medici di castrare i prigionieri russi feriti "perché costoro sono scarafaggi e non esseri umani." Un'altra notizia ancora riguarda la pratica di tenere i prigionieri russi con le mani dietro la schiena e poi di calare sopra la loro esta una busta di plastica con effetti che si possono immaginare.

Vi sono poi le testimonianze sul Daily Telegraph della Nuova Zelanda di Adrian Bocquet, un ex- militare francese che ha trascorso varie settimane in Ucraina per consegnare attrezzature mediche e altro materiale: "Ho visto prigionieri russi legati e picchiati...Essi erano trasportati a tre o quattro per volta con dei minibus in una zona di isolamento. Tutti quelli che poi scendevano dal minibus ricevevano una scarica di Kalashnikov alle ginocchia, mentre quelli che ammettevano di essere degli ufficiali venivano sparati alla testa."

Impossibile poi non citare i dubbi espressi da Richard Black, ex colonnello americano e veterano del Vietnam e dell'Iraq a proposito delle asserite atrocità commesse dai Russi a Bucha, dubbi, vale la pena di sottolineare, espressi quindi non da un Russo o da un giornalista ma da un militare professionista e per giunta americano. Egli ha infatti considerato senza mezzi termini ben poco credibile e inverosimile la nota scenografia dei morti, ordinatamente disseminati e sparsi nella strada. Tenendo conto che le supposte atrocità sono diventate un leitmotiv della retorica mediatica e delle esortazioni guerrafondaie dei vari rimestatori di turno, l'incredulità di un militare familiare con situazioni di guerra probabilmente analoghe conforta l'idea sempre più diffusa che il reale scenario ucraino sia ben diverso da quello strombazzato ai quattro venti. Analoghi dubbi sulle supposte atrocità russe a Bucha sono del resto stati espressi anche da un altro ex- ufficiale del servizio informazioni americano, Scott Ritter, il quale in premio si è visto chiudere il suo conto su Twitter.

Un ulteriore esempio del suddetto divario fra il copione ufficiale e la realtà meno nobile è costituito dalla resa degli ultimi miliziani del battaglione Azov e dalle notizie, negate dalle fonti ufficiali ma date per vere anche dal summenzionato colonnello americano, secondo cui nei bunker di Mariupol si trovava un cospicuo numero di istruttori francesi, di canadesi e anche un ammiraglio americano a nome Eric Olson. Delle vere e proprie "quinte colonne" di una guerra non dichiarata ma operante. Queste presenze e poi la strana docile resa potrebbero spiegare come mai "malvagi" Russi non abbiano deciso por fine alla resistenza dei miliziani con un letale bombardamento. Se fra gli asserragliati nel bunker dell'acciaieria vi erano anche istruttori militari americani e francesi, nulla vieta di immaginare che dietro le quinte qualcuno abbia suggerito di non far morire né gli uni né gli altri facendoli arrendere. Il "dopo" può far parte di quelle trattative di scambio e restituzione tipiche in situazioni analoghe.

Questi e altri esempi analoghi sicuramente oscurati e nascosti suggeriscono una trama ben più squallida e miseranda di quella raccontata dai rimestatori di turno. Il tempo dirà se le crepe del copione ufficiale ucraino si infittiranno e inizieranno a levarsi alcune coraggiose voci di dissenso dalla scempiaggine in atto.

Antonello Catani, 20 maggio 2022

Leggi tutto...

Armiamoci e partite

  • Pubblicato in Esteri

Da mesi a questa parte, il vezzo di molti uomini politici di promuovere disastri e sciagure all’insegna del noto “Armiamoci e partite” ha assunto dimensioni crescenti e per così dire sovranazionali. Dopo i quasi giornalieri inviti del Presidente americano agli Europei a moltiplicare le sanzioni e ad abbandonare il gas e petrolio russi in cambio di quello americano (più caro), sono arrivati il benvenuto, da parte della (ir)responsabile  della politica estera britannica  Linda Truss,  a quanti cittadini britannici volessero andare a fare gli eroi in Ucraina, cosicchè alcuni, seguendo tanto nobile invito, si sono fatti anche ammazzare. Più realista del re, vi è poi la Presidentessa della UE, che ha sollecitato i Paesi membri nonchè il Giappone e l’India a cessare del tutto le loro importazioni di greggio e gas dalla Russia.

       Sembra di capire che le ineluttabili conseguenze economiche e umane di simili invìti suicidi non abbiano occupato gran che il retrobottega mentale dei suddetti personaggi. Già, perché invitare gli altri a buttarsi da un grattacielo non costa nulla. Fortunatamente, prima l’Ungheria e poi l’India e ora anche il Giappone hanno segnalato che non intendono privarsi del petrolio e del gas russi necessari alla loro sopravvivenza economica.

      Alla succitata schiera di “Pericoli Pubblici” solidali ai diktat americani si è unito in Italia anche il segretario del Pd, Enrico Letta, il quale, in un’intervista rilasciata al Corriere della sera, sembra che abbia trovato le soluzioni al problema. Dopo aver definito “ottima” l’elemosina dei 200 euro per l’energia – in confronto ai 40 euro della Grecia, elargiti allo stesso scopo, il miserando assegno italico sembra una generosità! – il segretario in questione ha inoltre riaffermato una “piena condivisione dell’alleanza atlantica”, considerando quindi “ineccepibile il sostegno americano all’Ucraina”. Siamo ai confini fra la preistoria, la mitologia e gli slogans. Quanti continueranno  dunque a sciorinare nozioni ammuffite fraudolente con aria impettita? Fra l’altro egli ha disinvoltamente dimenticato che già da anni gli Stati Uniti stavano inviando massicci aiuti militari l’Ucraina, e quindi ben prima dell’invasione russa. A che titolo lo facevano?

      Lo stesso non ha inoltre lesinato consigli e inviti, uno più cervellotico dell’altro. Ha infatti sostenuto che è necessaria “una confederazione europea che accolga subito non solo l’Ucraina ma anche Moldavia, Georgia, Macedonia del nord, Albania e Serbia”. Cosa c’entra la Georgia con l’Europa? E perché non anche La Turchia, il Marocco o la Tunisia, visto che sono più vicini?  E come mai il “subito”, quando molti altri Paesi europei hanno dovuto attendere anni per entrare nella UE? Inoltre,  se la confederazione dovrebbe accogliere l’Ucraina, perché non anche la Russia? Quale sarebbe infatti la differenza fra le due nazioni? Forse egli considera la Russia un Paese asiatico. O magari semplicemente un Paese di cattivi. Non si sa. Il caos dello scenario non necessita commenti.

       Poiché la NATO non è stata menzionata, vi è da supporre che il cambiamento riguardi solo la UE. Come dire che, oltre a mantenere nell’armadio scheletri inutili, viene anche proposto di sostituire un’organizzazione ormai sempre più confusa con un’altra ancora meno credibile. Guai a rubare la fantasia ai romanzieri.

      L’invito più surreale è però rappresentato da quello che anche l’Italia debba cessare ogni importazione di gas e petrolio russo. Ma non c’è da disperarsi: gli ovvi problemi di asfissia energetica per una nazione particolarmente dipendente dalle importazioni dalla Russia come l’Italia  sarebbero affrontati con “un razionamento energetico” (sic).

      Come dire che gli Italiani dovrebbero stringere la cinghia a causa di eventi e disastrose manovre di terzi in cui essa non c’entra nulla. E’ ovvio che il termine “manovre” si riferisce all’ossessione di tenere in piedi la NATO, al mancato rispetto del Minsk 2 e alla guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia, che tutti fanno finta che sia una guerra fra Ucraina e Russia.

      La disinvolta leggerezza di tali inviti la dice lunga sull’irresponsabilità  e sulle (in)capacità mentali  di molti uomini politici, degni cugini di un altro incendiario a nome Jens Stoltenberg, anche lui dell’armata “Armiamoci e partite” e opportunamente definito “analfabeta di ritorno” dal sindaco di Napoli, Vincenzo De Luca.

     Controprova ufficiale dello strisciante stravolgimento e inossidabile ipocrisia che ormai caratterizzano i fatti ucraini è del resto il discorso tenuto il 3 maggio a Strasburgo dal Primo Ministro italiano. Egli ha parlato di quasi tutto, dal federalismo pragmatico al gas e alla pace, inclusi Bretton Woods, i rifugiati, il grano, l’inflazione, il partenariato, ecc. ecc. Una vera e propria enciclopedia tematica il cui preambolo sarebbe la frase “Proteggere l’Ucraina vuol dire proteggere noi stessi”. Una classica espressione da marketing, pittoresca e nobilitante, che in realtà lascia nell’ombra il succo della questione. In tutto questo diluvio di parole, infatti, non una menzione, neanche di elogio, della NATO. Sembrerebbe che la difesa in atto dell’Ucraina sia condotta dalla UE e dai suoi membri. Proprio la curiosa assenza di qualsiasi riferimento al ruolo della NATO nei confronti dell’Ucraina, come se non esistesse, suona inconcepibile e tradisce l’ipocrisia di fondo del discorso, che menziona tutto salvo il vero contesto che fa da sfondo alle vicende ucraine.

      Comparate con le disinvolte e pericolose sollecitazioni sopra menzionate e con le suddette ipocrisie, come suonano a questo punto più saggi, onesti e permeati di buon senso alcuni giudizi espressi non da un uomo politico ma da un imprenditore! In un’intervista rilasciata a La7, Carlo De Benedetti ha infatti offerto una lettura ben più assennata e realistica dell’attuale scenario connesso all’Ucraina.

      Stralciando e condensando, De Benedetti ha infatti affermato che se Biden vuol fare la guerra alla Russia tramite l’Ucraina, questo è affare suo. L’Italia non può e non deve seguirlo. Inoltre, secondo lui, la NATO oggi non ha più senso e quindi tanto vale che gli Europei si assumano la responsabilità della propria sicurezza. Quanti uomini politici europei hanno il coraggio e la lucidità di esprimere in poche parole queste brutali verità?

      De Benedetti ha poi anche fatto un’interessante e insolita annotazione a proposito dell’effettiva capacità militare ed economica della Russia, affermando che il Pil di quest’ultima è inferiore a quello della Spagna e che il suo esercito non ha dato prove di efficacia. Tutti sappiamo bene, - ha inoltre affermato - che non è la Russia il vero pericolo, anche se in realtà non è affatto chiaro a chi si riferisse.

   Sul Pil russo in ogni caso si sbagliava Esso è di qualche centinaia di miliardi superiore a quello spagnolo. Quello che più conta è che esso è la metà di quello tedesco ed addirittura inferiore per 400 miliardi a quello italiano. Ovviamente, le risorse energetiche e di materie prime della Russia non hanno confronti con quelle dei Paesi appena menzionati e ciò rende molto relativi i dati del Pil.

       Dettagli numerici a parte, De Benedetti ha comunque messo il dito su un fattore che mette seriamente in dubbio l’immagine di un nemico potentissimo (la Russia) e pronto ad ingoiare Paesi interi, isteria promossa anche dal sempre meno convincente Presidente mediatico Zelensky. Non contento di aver offeso la Germania che gli invia aiuti, rifiutando di ricevere il Presidente tedesco, adesso egli ha anche suscitato le indignate proteste del Giappone, permettendo che circolasse un video propagandistico dove assieme a Mussolini e a Hiler appare anche l’ex- imperatore del Giappone Hirohito, tuttora venerato dai Giapponesi. La verità è che questo disastro ucraino e i suoi morti sono sempre più sommersi da equivoci, da dubbi patrocinatori della pace e da altrettanto torbide manipolazioni che vorrebbero dei carnefici da una parte e degli agnelli dall’altra, con le demi-vierges in soccorso di questi ultimi.

       Rimane tuttora da dimostrare che la Russia avesse o abbia interesse a riannettere l’Ucraina in quanto tale e ancor meno ad invadere altri Paesi. L’Afghanistan insegna. Il fatto sorprendente non è tanto l’assurdità di simili fantasie quanto la facilità con cui esse sono propinate e trangugiate.

       Cosa sta comunque dietro il citato ridimensionamento della potenza economica della Russia? Banalmente, il fatto che almeno dal 1990 in poi la potenza economico-militare di quest’ultima e quindi l’eventuale pericolo per la sicurezza europea sono stati artatamente ingigantiti. Ciò rende ancora più irragionevole e ipocrita l’espansione della NATO e la sua comatosa sopravvivenza. Perché quindi questo ostinato e astioso tentativo di distruggere economicamente un Paese che potrebbe essere al contrario il reale e più logico alleato dell’Europa? E’ quasi sicuro che a molti queste considerazioni potranno apparire scandalosamente filo-russe e per così dire blasfeme.... In realtà, qui non si tratta di amori o simpatie russe. E’ caso mai la stessa fredda geopolitica a rendere logica una simile prospettiva. Considerare come degli alleati appropriati gli Stati Uniti, il Canada o l’Australia, che sono Paesi lontani molte migliaia di chilometri, e rigettare la nozione di un alleato più vicino sia geograficamente che culturalmente, ciò sfida il buon senso e l’intelligenza. In questo colossale equivoco intriso di pregiudizi e sospetti di lunga data c’entra evidentemente l’influenza di una Gran Bretagna che non si sa bene da che parte sta.

      In sostanza, anche una persona di media intelligenza capirebbe che il copione propinato alle masse in merito alle vicende ucraine è fraudolento.

      Antonello Catani, 13 maggio 2022

Leggi tutto...

L'arteriosclerosi della politica

  • Pubblicato in Esteri

        Il Presidente ucraino Zelensky è diventato il vezzeggiato Primo Attore dei Parlamenti mondiali. Presentandosi come una vittima innocente, egli non si stanca di incitare l’Europa e il Mondo alla riscossa ovvero alla punizione dell’invasore. Ora, se l’invasore non è esente da responsabilità per le perdite umane, sarebbe tempo che qualcuno metta il dito anche sugli altri responsabili e sul peccato originale di quest’ennesima balordaggine americana, ovvero la NATO e la sua irresponsabile espansione. Il fatto che l’Ucraina si sia lasciata adescare da promesse di diventarne membro non depone a favore dell’intelligenza politica della sua classe dirigente né della sua innocenza, Presidente incluso. Quest’ultimo in particolare non poteva non sapere il peso e le implicazioni politiche e militari di un tale scenario.

        In realtà, la classe dirigente ucraina si è lasciata abbindolare da promesse e miraggi che solo disastri potevano procurare. Ancora oggi essa continua ad essere strumentalizzata, con il continuo invio di armi e aiuti, con il disegno neanche nascosto di rovesciare Putin, come ha baldanzosamente proclamato Joe Biden. La cosa più clamorosa di questa follia è che numerose ed eminenti voci della stessa diplomazia americana - dei veri eroi - avevano già lanciato moniti di allarme e di condanna per la continua espansione della NATO. Continuarono a lanciarle, inutilmente, ancora di più a proposito della progettata ultima ondata di ammissioni di Ucraina, Georgia e Bosnia Herzegovina. Com’è possibile quindi che l’Ucraina non partecipasse a tali preoccupazioni? Com’è possibile che abbia ostinatamente premuto per un ingresso nella NATO anche quando la crisi era già in atto? Visti i moniti e gli allarmi proprio da parte americana, le affermazioni di comodo che un Stato deve poter essere libero di fare le sue scelte politiche sono evidentemente una coperta corta. Se poi si pensa che i moniti sono arrivati proprio dalla lontana America MA non dalla vicina Europa, ciò la dice lunga sul livello di miopia e sudditanza delle attuali scialbe comparse che gestiscono a Bruxelles gli affari europei. In quanto alla Gran Bretagna, dopo il Brexit e grazie a istrioni come Boris Johnson essa  è ormai totalmente succube degli Stati Uniti. Altro che glorie imperiali.

       Visto che nessuno è perfetto, potremmo anche considerare il tutto come un tipico esempio di umana debolezza. Un abbaglio. Un errore. Tutti ne facciamo.

       Una volta però che ci accorgiamo che si trattava di un abbaglio, che la NATO e la UE non erano disposte a un intervento diretto in Ucraina, il buon senso avrebbe voluto che le due parti si sedessero fra loro, lasciando fuori dalla stanza gli attizzatori del fuoco. Si è invece assistito ad ostinate e teatrali richieste del Presidente ucraino di forniture sempre maggiori di armi, del riconoscimento di una zona no-fly, di sanzioni sempre più aspre verso la Russia. Pura irresponsalità. Più armi e soprattutto no-fly zone sono l’anti-camera di una guerra mondiale. Il fatto che i Paesi della NATO non lo seguano in quest’ultima richiesta, almeno per ora, non ne diminuisce l’avventurismo, tipico dei dilettanti. Difficilmente i professionisti combinano guai. Di solito, a provocarli sono i dilettanti, i fanatici e gli esaltati.

       Non meno inquietanti sono poi le pressioni per un ulteriore inasprimento delle sanzioni. Zelensky e gli altri invasati sanzionisti, primo in testa Joe Biden, sembrano non rendersi conto che questo strumento è a doppio taglio e sta innescando non solo un negativo effetto domino nei mercati mondiali ma anche un vero e proprio spostamento negli strumenti monetari. Naturalmente, più scervellate di lui sono le istituzioni economiche e politiche dei vari Paesi sanzionisti, che seguono supinamente il diktat americano. Di fatto, il congelamento delle riserve valutarie, il surreale divieto americano all’Europa di acquistare gas russo - dire che hanno perso la testa è un eufemismo -  l’esclusione dallo SWIFT, il boicottaggio di prodotti russi, etc., sono un attacco non a Putin ma alla globalizzazione, su cui poggia l’attuale economia mondiale. Solo degli scriteriati potevano escogitare sanzioni di tale tipo ed intensità in un mondo dove le barriere doganali non esistono più e dove la crescita globale è promossa dalla fluidità  degli scambi e dall’aumento della domanda di beni e servizi. Si tratta di nozioni banali. Risultato, queste sanzioni rischiano di provocare effetti incontrollabili di gran lunga più gravi ed estesi del disastro  provocato in Ucraina dalla paranoica e criminale ostinazione americana nell’accerchiare la Russia.

       Una  piccola annotazione: da una parte sanzioni (esplicite) e dall'altra uno stimolo (tacito) alla produzione di armamenti. Tutti armano tutti… Il fatto che per esempio le azioni di un grande produttore di materiale bellico come Lockheed Martin siano cresciute in un mese del 27%, la dice lunga. E non si tratta che di un esempio.

    Certo, vi è da augurarsi che si arrivi presto a una risoluzione della crisi, che cessino le operazioni militari e che le due parti arrivino a un condiviso e duraturo accordo, meno fragile e volatile del fallito Minsk 2, in modo che col tempo si attenuino gli effetti di quest’inutile tragedia. Soprattutto, a un onesto e sincero accordo solo fra le due parti, senza invisibili suggeritori dietro le quinte. Quando la reciproca fiducia degli accordi è subordinata alle garanzie di terzi, c’è sempre da temere.

       Se quindi cessano le ostilità e ritorna la pace, tutto è risolto? Qui sta il Grande Equivoco. Nulla sarà stato definitivamente risolto e tutto sarà semplicemente camuffato. Il problema vero che sta a monte non è la cessazione delle ostilità e dell’invasione. L’invasione è stata solo un effetto. Nessuno ne parla o sembra voler affrontarlo, ma il problema che sta a monte di quest’inutile caos è la presenza militare degli Stati Uniti in Europa, l’esistenza della NATO.

      Che ci fa e che ci fanno?

      Nessuno fornisce una risposta credibile, salvo l’esilarante nozione che la NATO è al servizio della pace e non ha mire aggressive. La crassa ipocrisia della suddetta nozione fa solo sorridere.

      Ora, si sentono in giro i Soloni che predicano che le posizioni anti-NATO sono una tipica manifestazione delle “Sinistre”. La politicizzazione degli eventi sotto forma di “sinistre” e “destre” non solo è arcaica ma anche mistificante. I fatti dimostrano che i due termini raramente corrispondono alle qualità e ai comportamenti a cui essi pretendono di alludere. Si sono viste formazioni politiche di “Sinistra” più intolleranti di quelle della cosiddetta “Destra”e supposti leader di destra più illuminati e tolleranti dei supposti benevoli leader di sinistra. In realtà, l’imbecillità, il fanatismo e la corruzione possono tranquillamente albergare a destra e a manca. Questi due termini sono dei fossili nonché etichette per pigri mentali. La stessa confusione e ambiguità circondano poi l’uso di termini come “autoritario”. La definizione in questione è in questi giorni diventata il sinonimo di Vladimir Putin. Ci vuole coraggio a fare di Vladimir Putin un mostro di autocrazia e dimenticare degli autocrati ben più repressivi e intolleranti in giro per il mondo, a cominciare dalle famiglie reali che amministrano e spremono l'immenso territorio della Penisola Araba e che i “liberali” occidentali frequentano regolarmente (vedi l’ultimo viaggio di Boris Johnson in Arabia Saudita a mendicare un po’ di petrolio). Per non parlare di altri invasori di cui tutti si dimenticano. Ironia della sorte, le attuali trattative di pace si svolgono in Turchia, Paese NATO, che a suo tempo, senza giustificazioni di minacce esistenziali, invase e occupò la metà di Cipro, e nessuno si lamenta, salvo i Ciprioti…

       Ritornando dunque all’esistenza della NATO, rimane un mistero il come ben 30 nazioni europee si assoggettino alla sua esistenza e al neanche tacito vassallaggio americano. L’Impero Britannico o quello Francese erano più coerenti: i territori dominati erano delle Colonie, senza  trucchi verbali o ideologici.  Lo stesso valeva per i Romani, per i Bizantini e per gli Ottomani, che avevano tranquillamente incorporato i territori. La sudditanza europea è quindi anomala e avvolta di ipocrisie, di travestimenti ideologici (tipo la comune difesa della democrazia e facezie simili). Un pasticcio né carne né pesce. In altre parole, anche quando sarà risolta questa crisi – si spera al più presto – il focolare dell’incendio sarà sempre lì. Il vulcano sarà solo temporaneamente assopito, ma la lava sottostante non sarà scomparsa. Nel frattempo, ancora per qualche anno, gli Stati Uniti saranno diretti da un Presidente, ogni giorno che passa autore sempre più invasato di uscite e dichiarazioni incendiarie (puntualmente raffreddate dagli estintori del suo entourage) e ormai visibilmente incapace di controllare le sue emozioni, le sue parole e la sua stessa mimica facciale. Occhi sbarrati e scatti furiosi sono in genere sintomi di incipiente declino psichico. Come lo ha definito recentemente anche un giornale inglese come The Guardian,a diplomatic liability” (una passività’ diplomatica).

      Joe Biden rappresenta il crescendo della progressiva arteriosclerosi della politica estera americana. L’irrigidimento di arroganti e pretestuosi clichè (“alleati”, “occidente”, “sicurezza dell’America”) sta sempre più distorcendo un regolare flusso sanguigno, ovvero equilibrate comunicazioni e rapporti fra nazioni. Il sangue dell’amicizia è diventato il sangue del vassallaggio e delle imposizioni economiche e militari. La paranoia delle sanzioni alla Russia ha già spinto quest’ultima in braccio alla Cina. La minaccia di analoghe sanzioni nei riguardi dell’India rafforzerà a sua volta i rapporti di quest’ultima con la Russia. Questi ultimi avvertimenti nei confronti di una nazione di un miliardo e quattrocento milioni di uomini confermano quanto la classe dirigente americana sia sempre più in preda a un’incontenibile sbornia egemonica e abbia perso il senso della realtà. L’effetto domino continua del resto anche a livello finanziario e monetario. La “furbesca” esclusione della Russia dallo SWIFT incentiverà sia il rafforzamento del suo equivalente russo (SPFS) che del suo equivalente cinese (il CIPS) o addirittura la loro integrazione. Ciò attirerà molti Paesi ad utilizzare questi ultimi strumenti nelle transazioni interbancarie. La farina del diavolo non fa buon pane.

     Davvero si rimane sconcertati da tanta scarsa lungimiranza e senile incaponimento.

     E’ duro e quasi assurdo ammetterlo, dato il personaggio in questione, ma quasi si rimpiange l’istrionico ex-Presidente degli Stati Uniti. E’ vero che anche lui soffriva del virus sanzionistico nei confronti della Cina, ma era sicuramente più cauto e meno invasato in politica estera.

Antonello Catani, 31 marzo 2022

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS