Della serie ognuno si occupi degli affari suoi

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A Minsk ci sono arresti a centinaia. Polizia incappucciata e senza mostrine che fa retate di donne in piazza, caricando settantenni sulle camionette e facendole più o meno sparire. A Istanbul, Ebru Timtik si lascia morire in carcere per protesta contro la repressione del dissenso e contro condanne esemplari pronunciate fuori da ogni regola di legge. Lungo l’immaginaria linea che collega le due capitali si dipanano nuove questioni di democrazia, libertà e diritti che in altri tempi la destra avrebbe interpretato e impugnato con vigore. C’è l’ultimo satrapo del post-comunismo da una parte e il titolare di un nuovo sogno imperiale ottomano dall’altra: nemici naturali, si direbbe, di ogni politica fondata sul rispetto dei popoli e sulla difesa geopolitica dell’Occidente e dell’Europa. Il commento di Flavia Perina su Linkiesta.

Invece si stenta. Si fatica. Ci si nasconde.

Un tempo le “cause dei popoli” univano e laceravano. E oggi?

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Bielorussia, la dittatura di Lukašenko ha i giorni contati?

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Le dittature che cercano di operare dietro la facciata delle elezioni “libere” devono mantenere un certo livello non soltanto di paura, ma anche di competenza. Tuttavia la credibilità di Lukašenko sembra aver cominciato a sgretolarsi. Una manifestazione contro il regime organizzata a Minsk il 19 luglio ha coinvolto circa diecimila persone. Appena undici giorni dopo, un nuovo evento organizzato nella capitale ha attratto 63mila persone. Lukašenko potrebbe davvero perdere al ballottaggio, a meno che non si verifichino brogli su larga scala. In caso di sconfitta, però, il rischio è quello di un'esplosione della violenza, perché il dittatore non ha alcuna intenzione di farsi da parte alla tenera età di 65 anni. Se uscirà di scena, lo farà combattendo.Il commento di Gwynne Dyer su Internazionale.

Bielorussia, la democrazia non abita qui

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Minsk, per l'Ucraina spiragli di pace?

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La crisi ucraina non vede la parola stop. I russi non hanno accettato il principio di non ingerenza e neppure quello di sigillare il proprio confine con l'Ucraina sotto la supervisione internazionale. E gli ucraini, dal canto loro, non si sono smossi di un palmo nella direzione di concedere quell'ampia autonomia alle popolazioni russofone che sola può (forse, e sempre che Mosca abbandoni i suoi piani espansionisti) disinnescare la crisi. Un editoriale di Vittorio Emanuele Parsi su Il Sole 24 Ore.

Conflitto in Ucraina, tenuti segnali di tregua

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