Il voto politico slitterà al 2022

A settembre c’è di mezzo il referendum costituzionale che, per far contento Di Maio, pure Matteo aveva sponsorizzato. Doveva tenersi il 29 marzo scorso, causa Covid è slittato al 21 settembre insieme con le Regionali. Vuol dire che, fino a quel giorno, non sapremo da quanti membri verrebbe composto il futuro Parlamento. (...) Una volta timbrato il taglio di deputati e senatori, sarà necessario tarare la legge elettorale sulla base dei nuovi numeri.Il commento di Ugo Magri su Huffington Post.

Le elezioni politiche non prima del 2022

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Il dramma del Pd, ha assimilato il linguaggio del M5S

(Il Pd a guida Nicola Zingaretti in un vicolo cieco, ndr) È una sindrome di Stoccolma spiegabile con il terrore che senza i Cinquestelle si perderanno le regionali in 4 regioni su 6 e si smarrirà del tutto lo stesso governo Conte, ultima ciambella di salvataggio prima di un temibile naufragio sulla costa del Papeete, dove ad agosto tornerà un Salvini in modalità elettorale, che poi è l’unica che gli si attaglia. Ma forse la questione è più seria ancora. E riguarda l’assimilazione di un linguaggio, di un canone interpretativo della realtà, di una tecnica di manipolazione del consenso che dalla bocca di un anziano comico ha sparso le goccioline della malapolitica infettando l’organismo del Partito democratico, come un Covid populista che non si può, o non si vuole, debellare e che per questo torna di continuo. Il commento di Mario Lavia su LInkiesta.

Quel pasticciaccio di Palazzo Chigi

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A Palazzo Chigi si invoca lo stato di eccezione

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è figura più rassicurante di Matteo Salvini, da ogni possibile punto di vista, ma resta la questione del precedente, resta la questione di principio (nel metodo e nel merito) e resta la questione politica, che va al di là della pur importante discussione sull’emendamento e sulla necessità di eventuali, ulteriori correzioni di rotta. Il punto decisivo non richiede particolari approfondimenti tecnici. Semplicemente, fornire di continuo a Salvini e Meloni fondati argomenti per accusare il governo di comprimere le prerogative del Parlamento e dell’opposizione non appare il modo migliore di difendere la democrazia italiana dalla minaccia rappresentata da un’eventuale vittoria elettorale di Salvini e Meloni. Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

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