L'Europa spera in una frana dei partiti populisti

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Le recenti prove elettorali in Ungheria e Polonia insegnano: la centralizzazione del potere va a braccetto con la generosa redistribuzione, amministrata in maniera centralizzata, del sostegno finanziario per tutti i settori chiave dell'elettorato. Anche se i paesi dell’Europa centrale hanno assistito per diversi anni a una fase di boom economico, prima o poi questa congiuntura positiva cessa. Nel frattempo i tagli fiscali o i vantaggi sociali che dovevano affrontare un vero declino demografico non hanno portato alcun effetto in termini di nuove nascite. Ma se il governo si propone lui stesso come benefattore, riprende corpo la cultura paternalistica, e di conseguenza, non desta alcun interesse la necessaria modernizzazione dei servizi pubblici, come istruzione o sanità. Le osservazioni di Wojciech Przybylski sul Vox Europ.

L'Ue spera, in Ungheria e Polonia inizia il declino dei populisti?

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Ue, il gioco si fa duro per le nomine

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”Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”. Anche il sommo Tolstoj funziona per raccontare l'Europa che ha appena votato. Perché alla fin fine, la storia è questa: quelli contenti dell'Europa (e quelli che dicono siamo contenti ma vogliamo cambiarla, beh, vedremo se faranno qualcosa) troveranno comunque un accordo. Popolari, socialisti e democratici, liberali... Mentre quelli scontenti dell'Europa non lo troveranno mai, perché sono scontenti in mille modi diversi. Orban e Fidesz senza somigliare ai polacchi del Pis che mai vorrebbero avere a che fare con i lepenisti francesi, mentre gli inglesi pro Brexit fanno bye bye a tutti. Anche in Italia, M5S è euroscettico in modo e in misura assai diversa dalla Lega, e infatti resteranno in gruppi politici ben distinti. Il commento di Fulvio Scaglione sul sito  Linkiesta.

Il toto-nomi a Bruxelles, Italia esclusa dai giochi

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