Rutte minaccia lo stop al Recovery fund

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Mark Rutte torna alla carica sul recovery fund. Ora il premier olandese, capofila dell’offensiva dei paesi frugali contro il ‘Next generation Eu’, minaccia di bloccare il piano anti-crisi nel Parlamento de L’Aja se non verrà migliorata la parte di condizionalità legata allo stato di diritto. Oggi, nella riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri, l’Olanda ha votato no sulla mediazione italo-tedesca sullo stato di diritto, esattamente come hanno fatto gli altri frugali (Finlandia, Danimarca, Austria) e anche Polonia e Ungheria. I primi la ritengono troppo blanda, i secondi troppo severa. Contrari anche Belgio e Lussemburgo. La proposta è passata a maggioranza qualificata, ma, avvertono fonti olandesi, se rimarrà tale, l’Olanda bloccherà l’erogazione dei fondi. Il commento di Angela Mauro su Huffington Post.

ll rischio di ritardare l’erogazione del recovery fund si fa sempre più concreto

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L'accordo di Bruxelles, non è tutto oro quello che luccica

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Coloro che si definiscono i campioni della competitività e dell’economia circolare, i Paesi nordici della lega anseatica, hanno eliminato i fondi per la salute europea e hanno drasticamente tagliato anche quelli per la ricerca e la transizione ecosostenibile. Questo è un danno grande che risulterà chiaro in futuro. I cinque hanno ottenuto una riduzione del loro contributo al budget europeo, incrementando quello degli altri: una pratica ingiusta che sarebbe dovuta sparire con la Gran Bretagna e che invece è stata rafforzata. E poi Rutte è riuscito anche ad infilare un freno di emergenza, antidemocratico, che consente a chiunque di rallentare gli esborsi ai Paesi che non fanno le riforme: un dettaglio che alimenterà ulteriori conflitti e divisioni tra nazioni europee. L'intervista di Federica Bianchi all'economista austriaco Philipp Heimberger su L'Espresso.

Bruxelles, l'Italia avrà una montagna di soldi, i Paesi frugali controlleranno

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Lo scoglio Rutte sulla strada minata dell'Unione Europea

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Parole dell'europeista senza se e senza ma, Enrico Letta: ''l'opposizione olandese è talmente ideologica e strutturale che ricorda molto la rigidità britannica di un tempo. Se è così, va trattata allo stesso modo: individuando una forma di opting out che ha consentito la convivenza per un lungo periodo. Vuol dire. Opzione di rimanere fuori: si passa dalla condizionalità che loro pretendono per noi, a una opzionalità per loro di rimanere fuori dalle politiche che non condividono. La Gran Bretagna è andata avanti per lungo tempo in questo modo, consentendo al resto di Europa di integrarsi e di fare passi avanti. È accaduto durante tutto il percorso dell’euro e di consolidamento di politiche su cui non era d’accordo''. L'intervista, assai interessante, di Alessandro De Angelis ad Enrico Letta su Huffington Post.

Fuori l'Olanda dalla Ue! La proposta di Enrico Letta

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