Di Maio ieri: ''Draghi mi ha fatto una buona impressione!''

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Luigi Di Maio è lo stesso ministro degli Esteri che un anno fa si era scapicollato a Pratica di Mare per anticipare Giuseppe Conte nell’accogliere un contingente militare dell’Armata Rossa, per poi lasciargli attraversare l’Italia da sud a nord fino a Bergamo con una parata propagandistica del Cremlino che in un paese europeo non si vedeva dai carri armati in Polonia del 1981. Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

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La Draghimania mette in pericolo il bipolarismo Lega-Pd

Il fattore D non come scelta tecnica ma come opzione politica. L’entusiasmo che ieri ha contagiato l’élite politico-giornalistica di Twitter (per quello che vale) dopo la conferenza stampa di Mario Draghi può essere, chissà, l’anticipazione di una draghimania a livello più generale, di massa, presso un’opinione pubblica che altro non chiede che competenza e serietà prendano finalmente il posto di politicismi e tattichette da semiprofessionisti della politica tipiche del contismo come incarnazione 2.0 del trasformismo ottocentesco. Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

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Con Draghi fine della comunicazione populista

Un’ora di domande, disciplinate dalla portavoce Paola Ansuini, con fugaci interventi del ministro dell’Economia Daniele Franco e il ministro del Lavoro Andrea Orlando, e lui, il presidente del Consiglio, molto secco, senza fronzoli ma anche senza infingimenti. Anzi, pure troppo chiaro: «Siamo pratici, se il coordinamento europeo funziona si segue, se non funziona si fa da soli. Questo ha detto la Merkel e questo penso io». Il commento di Mario Lavia su Linkiesta.

Con Draghi a Palazzo Chigi la musica è cambiata

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