Italia a rischio default, causa ambiguità politica

L'Italia, senza le riforme, rischia di finire nel caos, come nel 2011

La situazione di contesto appare molto più complessa di quella del 2011, quando – come ha rilevato un recente lavoro di Lorenzo Codogno il quale è stato direttore generale per l’analisi economica a Via Venti Settembre – certe ambiguità della Banca centrale europea (Bce) accelerarono la crisi (...) L'Unione europea ci ha teso una mano rendendoci i principali beneficiari del Next Generation Eu. La Bce ci ha dato un vero e proprio abbraccio allestendo uno strumento fatto proprio per l'Italia che in effetti ne è stato il principale Paese beneficiario (...) Abbiamo confuso la Recovery Facility del Next Generation Eu con un maxi fondo strutturale, senza tenere conto che l'essenza del nostro "contratto" con gli altri 26 Paesi dell'Ue è nelle riforme (che traccheggiamo da decenni) di cui il finanziamento degli investimenti è unicamente un supporto. Il commento di Giuseppe Pennisi sul sito Formiche.

 

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La Russia perde l’Ucraina e si prende l’Italia?

  • Pubblicato in Esteri

Per Putin l’Italia è più importante dell’Ucraina

Gli ucraini difendono la loro terra. Sono testardi e coriacei, non c’è mancanza di combattenti. Le armi poi è solo un problema di permessi. Alle spalle, le maggiori potenze industriali del mondo, Usa e Ue hanno possibilità di forniture praticamente infinite (...) Con l'artiglieria i russi bombardano villaggi, paesini radendoli a zero. Costringono la popolazione a fuggire e poi occupano spazi vuoti che sono solo cumuli di macerie.
Cosa faranno di queste macerie? Ricostruiscono? E quanto gli costa? Lasciano tutto distrutto? E così creano un deserto che li contamina. Il commento di Francesco Sisci sul sito  Formiche.

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L’incubo schivato da Draghi è pronto a tornare in autunno

Il buco nero dell'Italia, la recessione dietro l'angolo

La recessione in Italia non c’è, forse arriverà se la guerra in Ucraina provocherà una crisi economica internazionale, ma non siamo a questo punto. Mario Draghi da Washington ha sfidato un luogo comune,  ha raffreddato le preoccupazioni della Confindustria e del mondo produttivo e ha ridimensionato anche le previsioni del Fondo monetario internazionale. Il commento diu Stefano Cingolani su il Sussidiario.

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