Caos ferragostano a Palazzo Chigi

Matteo Salvini voleva andare a votare. Voleva capitalizzare il consenso al suo massimo. Voleva mangiarsi tutto il centrodestra. Voleva avere la maggioranza assoluta del Parlamento. Voleva diventare Presidente del Consiglio di un governo monocolore leghista. Voleva eleggere da solo un Presidente della Repubblica morbido e accondiscendente. Voleva cambiare l’Italia in senso autoritario e illiberale, sul modello dell’Ungheria di Viktor Orban. Voleva blindare il proprio potere per decenni. Voleva tutto questo, Matteo Salvini, e probabilmente l’avrebbe ottenuto se Cinque Stelle e Pd avessero accondisceso alle sue richieste e deciso fosse giusto ridare la parola agli elettori, a causa di una crisi aperta al buio, in pieno agosto, senza alcuna motivazione se non quella di fare il pieno di voti. Il commento di Francesco Cancellato su Linkiesta.

 Salvini sta sbagliando tutto, come leader ha perso la testa

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Se lo spread risale, note dolenti per il governo giallo-verde

Da qualche settimana, dopo le dichiarazioni di Mario Draghi sulla politica monetaria europea nel prossimo futuro, la designazione di Christine Lagarde alla sua successione, la sventata procedura d’infrazione per debito eccessivo, il mercato dei titoli di stato italiani vive una fase particolarmente positiva, con lo spread Btp-Bund tornato in area 200 punti base. A causa del concomitante abbassamento generalizzato dei tassi, ciò si riflette in una significativa riduzione del costo del finanziamento. Ne è una lampante riprova l’esito della riapertura sindacata del Btp a 50 anni, nella quale il Tesoro, con un tempismo perfetto, ha emesso 3 miliardi a un rendimento del 2,877 per cento, quasi identico al 2,85 per cento conseguito al lancio di questo titolo nei primi giorni di ottobre del 2016, cioè in uno dei momenti di maggiore domanda per i titoli di stato italiani degli ultimi anni. L'interessante commento di Maria Cannata sul sito La Voce di Tito Boeri.

Perché il numerino dello spread è molto importante

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Macron si prende l'Europa (e l'Italia sta a guardare)

  • Pubblicato in Esteri

La posizione assunta dall’Italia per quel che concerne le proposte per i vertici della nuova Commissione Europea, accodatasi al gruppo di Visegrad, rischia di essere suicida. Siamo uno dei Paesi fondatori, abbiamo il più alto interscambio con Francia e Germania, e sembra che ce ne siamo dimenticati. Non solo rischiamo di ottenere gli strapuntini nei posti chiave del governo europeo, (anche se, alla fine, il gioco dei compromessi e il peso specifico ci regaleranno qualche poltrona, vedi elezione di David Sassoli), soprattutto perchè abbiamo un disperato bisogno di ottenere sostegno su questioni cruciali come l’immigrazione e il debito pubblico. Ed è folle attenderci favori da Budapest o da Varsavia. Il commento di Massimo Nava sul sito Linkiesta. 

Nuova Ue, l'Italia sovranista con le ossa rotte, vince l'odiato Macron

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