Checks and balances discusse nel nostro Paese

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Ma non in Occidente e l'Italia vuole avvicinarsi alla Russia putiniana. Almeno Matteo Salvini così si augura (ndr). Vladimir Putin sostiene che i principi liberali che finora hanno retto l’occidente oggi sono contrari all’interesse dei cittadini. Fra questi Putin include la democrazia rappresentativa e il liberismo economico. Il rapporto fra leader e popolo, nella visione «populista» di Putin, deve essere diretto, senza l’intromissione di un parlamento, che invece è il cardine della democrazia rappresentativa. Questa infatti si fonda su un sistema di «checks and balances» che includono, oltre al parlamento, altre istituzioni indipendenti: fra queste la giustizia e, nel campo economico, banche centrali e autorità di regolamentazione dei mercati. Pesi e contrappesi talvolta rallentano l’azione del governo, ma evitano che leader non sottoposti ad alcun controllo diventino di fatto dittatori. L'editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere ella Sera.

Putin vuole stregare l'Italia salviniana

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La folle corsa della finanza allegra che crea angoscia

La grande crisi non è cominciata con il fallimento della Lehman Brothers. Tuttavia sono i lupi di Wall Street che battono in ritirata con gli scatoloni in mano e la coda tra le gambe, a segnare l’immaginario collettivo dal 15 settembre di dieci anni fa. Nella ricerca delle responsabilità, mentre è ormai chiara la follia della finanza allegra che nasce dalla bolla immobiliare americana esportata in tutto l’occidente, non viene analizzata con altrettanta efficacia la debolezza endemica del sistema bancario europeo che ha trascinato con sé il mondo sviluppato e quello in via di sviluppo. Le prime banche ad alzare bandiera bianca non erano americane, ma europee. Il commento di Stefano Cingolani.

L'economia rallenta e le prospettive sono non proprio positive

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Le borse mondiali brindano, Piazza Affari no

“Il ruolo del capitale di rischio è uscito rafforzato dalla recente crisi”. Massimo Capuano, all’epoca amministratore delegato di Borsa Italiana, a dicembre 2009 commentava così l’andamento dei mercati italiani a poco più di un anno dal crac Lehman Brothers. Per Piazza Affari, dopo lo shock del 2008 che aveva visto il listino milanese registrare perdite vicine al 50% per una capitalizzazione che era arrivata a scendere sotto quota 400 miliardi di euro, il 2009 era stato un anno record con le aziende italiane che domandarono al mercato ben 17 miliardi di euro, il valore più elevato mai registrato nei dieci anni precedenti. L'articolo di  su il Fatto Quotidiano.

Piazza Affari su, ma molti risparmiatori non ridono

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