L'Europa non vuole risollevarsi, tanti gli errori

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Sono tanti i dati economici e le ragioni politiche che testimoniano a favore di questo sistema che ritengo che i politici sarebbero impiegati meglio se credessero nella capacità di imparare delle persone piuttosto che giustificare la loro rinuncia a plasmare politicamente il futuro con un rassegnato rinvio alle forze sistemiche inalterabili. La carriera di Angela Merkel, con lo stop all’energia nucleare e la sua pionieristica politica verso i rifugiati, offre due notevoli contro-esempi alla tesi secondo la quale non c’è spazio per la manovra politica. L'intervista al filosofo Jürgen Habermas sul sito Vox Europ. 

Un'Unione Europea mai nata

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Ue alle corde

Il traguardo della costruzione di uno Stato federale europeo – che dovrebbe essere nella speranza di tutti noi – avrebbe bisogno, dunque, di una riforma dei Trattati europei che ridisegni l’architettura istituzionale della Ue, in modo da sciogliere quel nodo, che attualmente la stringe, derivante dal parallelo sviluppo del metodo sovranazionale e del metodo intergovernativo. Come dice Giuliano Amato, siamo giunti ormai al paradosso di avere due esecutivi: da un lato, la Commissione, che nel corso degli anni è stata collegata in modo sempre più stringente al Parlamento europeo secondo le logiche della forma di governo parlamentare; dall’altro, il Consiglio, che è espressione invece di un’impostazione intergovernativa ed è divenuto, con il Trattato di Lisbona, una vera e propria istituzione, cui è conferito il compito di dettare la politica generale dell’Unione. L'oinione di Franco Gallo su Il Sole 24 Ore.

L'Europa vuol fare harakiri

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