L’incubo schivato da Draghi è pronto a tornare in autunno

Il buco nero dell'Italia, la recessione dietro l'angolo

La recessione in Italia non c’è, forse arriverà se la guerra in Ucraina provocherà una crisi economica internazionale, ma non siamo a questo punto. Mario Draghi da Washington ha sfidato un luogo comune,  ha raffreddato le preoccupazioni della Confindustria e del mondo produttivo e ha ridimensionato anche le previsioni del Fondo monetario internazionale. Il commento diu Stefano Cingolani su il Sussidiario.

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Armiamoci e partite

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Da mesi a questa parte, il vezzo di molti uomini politici di promuovere disastri e sciagure all’insegna del noto “Armiamoci e partite” ha assunto dimensioni crescenti e per così dire sovranazionali. Dopo i quasi giornalieri inviti del Presidente americano agli Europei a moltiplicare le sanzioni e ad abbandonare il gas e petrolio russi in cambio di quello americano (più caro), sono arrivati il benvenuto, da parte della (ir)responsabile  della politica estera britannica  Linda Truss,  a quanti cittadini britannici volessero andare a fare gli eroi in Ucraina, cosicchè alcuni, seguendo tanto nobile invito, si sono fatti anche ammazzare. Più realista del re, vi è poi la Presidentessa della UE, che ha sollecitato i Paesi membri nonchè il Giappone e l’India a cessare del tutto le loro importazioni di greggio e gas dalla Russia.

       Sembra di capire che le ineluttabili conseguenze economiche e umane di simili invìti suicidi non abbiano occupato gran che il retrobottega mentale dei suddetti personaggi. Già, perché invitare gli altri a buttarsi da un grattacielo non costa nulla. Fortunatamente, prima l’Ungheria e poi l’India e ora anche il Giappone hanno segnalato che non intendono privarsi del petrolio e del gas russi necessari alla loro sopravvivenza economica.

      Alla succitata schiera di “Pericoli Pubblici” solidali ai diktat americani si è unito in Italia anche il segretario del Pd, Enrico Letta, il quale, in un’intervista rilasciata al Corriere della sera, sembra che abbia trovato le soluzioni al problema. Dopo aver definito “ottima” l’elemosina dei 200 euro per l’energia – in confronto ai 40 euro della Grecia, elargiti allo stesso scopo, il miserando assegno italico sembra una generosità! – il segretario in questione ha inoltre riaffermato una “piena condivisione dell’alleanza atlantica”, considerando quindi “ineccepibile il sostegno americano all’Ucraina”. Siamo ai confini fra la preistoria, la mitologia e gli slogans. Quanti continueranno  dunque a sciorinare nozioni ammuffite fraudolente con aria impettita? Fra l’altro egli ha disinvoltamente dimenticato che già da anni gli Stati Uniti stavano inviando massicci aiuti militari l’Ucraina, e quindi ben prima dell’invasione russa. A che titolo lo facevano?

      Lo stesso non ha inoltre lesinato consigli e inviti, uno più cervellotico dell’altro. Ha infatti sostenuto che è necessaria “una confederazione europea che accolga subito non solo l’Ucraina ma anche Moldavia, Georgia, Macedonia del nord, Albania e Serbia”. Cosa c’entra la Georgia con l’Europa? E perché non anche La Turchia, il Marocco o la Tunisia, visto che sono più vicini?  E come mai il “subito”, quando molti altri Paesi europei hanno dovuto attendere anni per entrare nella UE? Inoltre,  se la confederazione dovrebbe accogliere l’Ucraina, perché non anche la Russia? Quale sarebbe infatti la differenza fra le due nazioni? Forse egli considera la Russia un Paese asiatico. O magari semplicemente un Paese di cattivi. Non si sa. Il caos dello scenario non necessita commenti.

       Poiché la NATO non è stata menzionata, vi è da supporre che il cambiamento riguardi solo la UE. Come dire che, oltre a mantenere nell’armadio scheletri inutili, viene anche proposto di sostituire un’organizzazione ormai sempre più confusa con un’altra ancora meno credibile. Guai a rubare la fantasia ai romanzieri.

      L’invito più surreale è però rappresentato da quello che anche l’Italia debba cessare ogni importazione di gas e petrolio russo. Ma non c’è da disperarsi: gli ovvi problemi di asfissia energetica per una nazione particolarmente dipendente dalle importazioni dalla Russia come l’Italia  sarebbero affrontati con “un razionamento energetico” (sic).

      Come dire che gli Italiani dovrebbero stringere la cinghia a causa di eventi e disastrose manovre di terzi in cui essa non c’entra nulla. E’ ovvio che il termine “manovre” si riferisce all’ossessione di tenere in piedi la NATO, al mancato rispetto del Minsk 2 e alla guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia, che tutti fanno finta che sia una guerra fra Ucraina e Russia.

      La disinvolta leggerezza di tali inviti la dice lunga sull’irresponsabilità  e sulle (in)capacità mentali  di molti uomini politici, degni cugini di un altro incendiario a nome Jens Stoltenberg, anche lui dell’armata “Armiamoci e partite” e opportunamente definito “analfabeta di ritorno” dal sindaco di Napoli, Vincenzo De Luca.

     Controprova ufficiale dello strisciante stravolgimento e inossidabile ipocrisia che ormai caratterizzano i fatti ucraini è del resto il discorso tenuto il 3 maggio a Strasburgo dal Primo Ministro italiano. Egli ha parlato di quasi tutto, dal federalismo pragmatico al gas e alla pace, inclusi Bretton Woods, i rifugiati, il grano, l’inflazione, il partenariato, ecc. ecc. Una vera e propria enciclopedia tematica il cui preambolo sarebbe la frase “Proteggere l’Ucraina vuol dire proteggere noi stessi”. Una classica espressione da marketing, pittoresca e nobilitante, che in realtà lascia nell’ombra il succo della questione. In tutto questo diluvio di parole, infatti, non una menzione, neanche di elogio, della NATO. Sembrerebbe che la difesa in atto dell’Ucraina sia condotta dalla UE e dai suoi membri. Proprio la curiosa assenza di qualsiasi riferimento al ruolo della NATO nei confronti dell’Ucraina, come se non esistesse, suona inconcepibile e tradisce l’ipocrisia di fondo del discorso, che menziona tutto salvo il vero contesto che fa da sfondo alle vicende ucraine.

      Comparate con le disinvolte e pericolose sollecitazioni sopra menzionate e con le suddette ipocrisie, come suonano a questo punto più saggi, onesti e permeati di buon senso alcuni giudizi espressi non da un uomo politico ma da un imprenditore! In un’intervista rilasciata a La7, Carlo De Benedetti ha infatti offerto una lettura ben più assennata e realistica dell’attuale scenario connesso all’Ucraina.

      Stralciando e condensando, De Benedetti ha infatti affermato che se Biden vuol fare la guerra alla Russia tramite l’Ucraina, questo è affare suo. L’Italia non può e non deve seguirlo. Inoltre, secondo lui, la NATO oggi non ha più senso e quindi tanto vale che gli Europei si assumano la responsabilità della propria sicurezza. Quanti uomini politici europei hanno il coraggio e la lucidità di esprimere in poche parole queste brutali verità?

      De Benedetti ha poi anche fatto un’interessante e insolita annotazione a proposito dell’effettiva capacità militare ed economica della Russia, affermando che il Pil di quest’ultima è inferiore a quello della Spagna e che il suo esercito non ha dato prove di efficacia. Tutti sappiamo bene, - ha inoltre affermato - che non è la Russia il vero pericolo, anche se in realtà non è affatto chiaro a chi si riferisse.

   Sul Pil russo in ogni caso si sbagliava Esso è di qualche centinaia di miliardi superiore a quello spagnolo. Quello che più conta è che esso è la metà di quello tedesco ed addirittura inferiore per 400 miliardi a quello italiano. Ovviamente, le risorse energetiche e di materie prime della Russia non hanno confronti con quelle dei Paesi appena menzionati e ciò rende molto relativi i dati del Pil.

       Dettagli numerici a parte, De Benedetti ha comunque messo il dito su un fattore che mette seriamente in dubbio l’immagine di un nemico potentissimo (la Russia) e pronto ad ingoiare Paesi interi, isteria promossa anche dal sempre meno convincente Presidente mediatico Zelensky. Non contento di aver offeso la Germania che gli invia aiuti, rifiutando di ricevere il Presidente tedesco, adesso egli ha anche suscitato le indignate proteste del Giappone, permettendo che circolasse un video propagandistico dove assieme a Mussolini e a Hiler appare anche l’ex- imperatore del Giappone Hirohito, tuttora venerato dai Giapponesi. La verità è che questo disastro ucraino e i suoi morti sono sempre più sommersi da equivoci, da dubbi patrocinatori della pace e da altrettanto torbide manipolazioni che vorrebbero dei carnefici da una parte e degli agnelli dall’altra, con le demi-vierges in soccorso di questi ultimi.

       Rimane tuttora da dimostrare che la Russia avesse o abbia interesse a riannettere l’Ucraina in quanto tale e ancor meno ad invadere altri Paesi. L’Afghanistan insegna. Il fatto sorprendente non è tanto l’assurdità di simili fantasie quanto la facilità con cui esse sono propinate e trangugiate.

       Cosa sta comunque dietro il citato ridimensionamento della potenza economica della Russia? Banalmente, il fatto che almeno dal 1990 in poi la potenza economico-militare di quest’ultima e quindi l’eventuale pericolo per la sicurezza europea sono stati artatamente ingigantiti. Ciò rende ancora più irragionevole e ipocrita l’espansione della NATO e la sua comatosa sopravvivenza. Perché quindi questo ostinato e astioso tentativo di distruggere economicamente un Paese che potrebbe essere al contrario il reale e più logico alleato dell’Europa? E’ quasi sicuro che a molti queste considerazioni potranno apparire scandalosamente filo-russe e per così dire blasfeme.... In realtà, qui non si tratta di amori o simpatie russe. E’ caso mai la stessa fredda geopolitica a rendere logica una simile prospettiva. Considerare come degli alleati appropriati gli Stati Uniti, il Canada o l’Australia, che sono Paesi lontani molte migliaia di chilometri, e rigettare la nozione di un alleato più vicino sia geograficamente che culturalmente, ciò sfida il buon senso e l’intelligenza. In questo colossale equivoco intriso di pregiudizi e sospetti di lunga data c’entra evidentemente l’influenza di una Gran Bretagna che non si sa bene da che parte sta.

      In sostanza, anche una persona di media intelligenza capirebbe che il copione propinato alle masse in merito alle vicende ucraine è fraudolento.

      Antonello Catani, 13 maggio 2022

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Le profezie di Carlo Cipolla

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L’ottusa ostinazione con cui i governanti europei continuano ad inviare armi sempre più pesanti in Ucraina e intensificano le sanzioni verso la Russia non merita ormai neanche la caratterizzazione di “errore” ma piuttosto quella di plateale “stupidità”, condita di masochismo e segno di una vergognosa sottomissione al Protettorato americano. Non vi sono infatti dubbi che, se gli Stati Uniti per primi non avessero iniziato a fornire armi all’Ucraina e a proclamare sanzioni verso a Russia, neanche i Paesi europei lo avrebbero fatto. Ora assistiamo a una scriteriata emulazione del senile incaponimento di un Presidente americano in sempre più visibile declino cognitivo. Mentre non è Joe Biden ad aver inaugurato la russofobia e tanto meno la gendarmeria planetaria, è certo che egli ha personalmente contribuito ad intensificare tali atteggiamenti, i cui sviluppi sono imponderabili.

          E qui alcune domande: quelli che ora tuonano contro il supposto e malvagio zar, i carrieristi di professione che si scandalizzano, impongono sanzioni ed inviano armi e mezzi in Ucraina per far divampare ancora più l’incendio, dov’erano quando gli Stati Uniti senza alcuna giustificazione invadevano l’Iraq o bombardavano la Libia? Come mai tacevano? Come mai, visto che si trattava di aggressioni, non imposero sanzioni agli Stati Uniti? Ovviamente, le domande sono solo retoriche, ma servono a sottolineare l’agire, sia ieri che oggi, di un miserando servilismo e di ipocriti doppi standard.

         Gli effetti della balordaggine attuale sono comunque sempre più penosi. Questo sciagurato aizzare i due protagonisti slavi, questo crescendo di sanzioni, questa marea di forniture militare dai dubbi e incerti destinatari, aggiungendo olio sul fuoco di una contesa sotto molti versi fraterna, stanno avendo come risultato un’Ucraina in macerie, migliaia di morti da ambe le parti, milioni di profughi, una crescente crisi economica anche oltre l’Europa e una squallida crociata contro tutto ciò che è russo. Uno dei pericoli, anche dopo la risoluzione di questo disastro, sarà comunque l’ubicazione finale e in che mani sono andate a finire queste montagne di armi. Sembra che l’amministrazione di Washington non abbia imparato nulla dalla disastrosa ritirata dall’Afghanistan con miliardi di armi sofisticate lasciate in mano ai Talibani.

        Rimane il fatto che l’arrogante espansione della NATO, miscela di paranoia statunitense e di servilismo europeo, ha prodotto l’ennesimo disastro made in USA. La cosa più tragica è che nessuno sembra accorgersi o ammettere che l’origine e la ragione di tanto disastro è banalmente il non richiesto e arrogante ingerimento americano in Europa e nelle sue questioni. Anche dalla luna, se vi fossero degli abitanti, lo noterebbero. Il problema è che lo strabismo dell’opinione comune aumenta, alimentato dai pappagalli prezzolati e travestiti da commentatori televisivi che giornalmente rafforzano lo stravolgimento dei fatti e la sommersione delle reali origini di questo caos. Anche l’Impero romano ficcava per esempio il naso nelle questioni greche e alla fine decise di trasformarla in provincia. La differenza è che i Romani erano più onesti e trasparenti. La sudditanza era chiara ed esplicita. Il protettorato americano sull’Europa è al contrario ipocrita, spacciato per alleanza e per protezione della democrazia. Inoltre, gli antichi Romani almeno fabbricavano strade, ponti e acquedotti, esportavano una giurisprudenza. L’unica cosa esportata e offerta da Washington all’Europa sono armi per la NATO, di cui beneficia il complesso industriale americano, Coca Cola, la tacita imposizione del dollaro e molte chiacchere sulla difesa dei diritti umani.

         A suo tempo, l’economista Carlo Cipolla dedicò al tema della stupidità quello che in apparenza sembrerebbe uno scritto giocoso, ma che invece è probabilmente il più geniale dei suoi libri e uno dei testi più profondi del XXI secolo. “Gli stupidi sono più pericolosi dei banditi”, affermava infatti Cipolla, chiarendo che lo stupido per definizione è uno che riesce a far male a sé stesso e agli altri. Un gran numero di eventi della storia è più realisticamente interpretato ricorrendo alla suddetta nozione. Le vicende relative all’Ucraina e il suddetto asservimento nei confronti degli Stati Uniti costituiscono un esempio lampante in proposito. 

         Arroganza da una parte e stupidità dall’altra stanno quindi ingigantendo il disastro ucraino e i rischi di un’escalation nucleare, scatenando nello stesso tempo uno sconvolgimento energetico ed economico di portata mondiale. Tutti coloro che applaudono alle sanzioni e alle forniture di armi all’Ucraina, le sollecitano giornalmente, come fa il presidente ucraino in teatrale e perenne barba lunga e maglietta, oppure  continuano a dare il benvenuto ad ulteriori espansioni NATO, come ha fatto recentemente il Segretario di Stato americano, costoro non stanno cercando soluzioni pacifiche, ma stanno solo alimentando la guerra, una guerra che non giova a nessuno, salvo che agli Stati Uniti.

        Difficilmente si poteva concepire una così riuscita miscela di irresponsabilità, masochismo, arroganza e stupidità.

                Bisogna ripeterlo, anche a costo della noia: la demenziale espansione della NATO è la vera causa di questa guerra sostanzialmente provocata dagli Stati Uniti, ossessionati da un’inguaribile russo-fobia e da patologiche smanie egemoniche. Il dramma del mondo fu la scomparsa del vecchio equilibrio delle Grandi Potenze del XIX secolo e poi dell’implosione dell’Unione Sovietica nel 1990. Scomparso infatti Stalin nel 1953 - numericamente, egli superò anche Hitler in quanto a sanguinaria brutalità e poteva darsi la mano con Mao Zedong - pur con ancora i tipici mali e difetti del Comunismo, la presenza dell’Unione Sovietica almeno assicurava una più equilibrata bi-polarità. Una volta chiusa l’era sovietica, gli Stati Uniti hanno sostanzialmente perso ogni ritegno. Libia e Iraq furono alcuni dei rovinosi risultati, e adesso il non meno devastante disastro in Ucraina. La petulante Vox Populi sostiene naturalmente che sono i Russi quelli che hanno invaso l'Ucraina. E' vero e sembrerebbe che così tutto sia sistemato e si sappia quindi chi sono i colpevoli. In realtà, dimenticare il più ampio contesto che fa da sfondo all'invasione e le sue decennali premesse, frutto della politica americana di interferenze in giro per il mondo o di veri e propri protettorati fisici, ciò rende il criterio della Vox Populi non solo sempliciotto e ipocrita ma anche stupido.

Le sanzioni economiche verso la Russia, adottate anche dal gregge dei pseudo-leader europei - un eufemismo -assieme alle crescenti forniture militari all'Ucraina e promosse da un incendiario a nome Joe Biden a cui ora si è aggiunto anche un Boris Johnson alla disperata ricerca di escamotages per conservare la carica, stanno rendendo sempre più difficile, se non impossibile, una soluzione negoziata della crisi in quel Paese. Nonostante le apparenze, infatti, prima ancora della guerra in quanto tale, il problema è a monte, ovvero la pretesa (tacita e quindi ancor più in malafede) che la Russia non debba e non possa avere gli stessi diritti americani nel caso di qualcuno armato che passeggi ai suoi confini. A suo tempo, gli Stati Uniti poterono minacciare la guerra per i missili cubani, ma ora sembra che al contrario i Russi non possano. Che l'Europa accetti supinamente questo sfrontato e illogico doppio standard è sconcertante.

Ancora più sconcertante non è solo la cervellotica incontinenza-NATO, che ora sembra affliggere anche Svezia e Finlandia, ma anche il fatto che individui come il presidente ucraino non si accorgano di essere in fondo che degli strumenti vittime di una vicenda più grande di loro. La sua stessa incessante petulanza mediatica, opportunamente sottolineata questi giorni dall'ex-presidente brasiliano Lula in un'intervista al Time, mostra fino a che punto egli stia contribuendo alla demonizzazione della Russia, evitando di riconoscere le reali origini della guerra. Osservatori autorevoli come John Mearsheimer hanno del resto sostenuto che, a parte i continui stimoli guerrafondai di Washington, probabilmente Zelensky è soggetto anche alle pressioni dell'ala estremista e ultra-nazionalista del Paese (il battaglione Azov e compagni), che quasi tutti sembrano minimizzare.

La verità è che, incontinenza, chiacchere e ipocrisie a parte – vedi la patetica visita di Nancy Pelosi a Kiev - gli Stati Uniti stanno perseguendo una deliberata e insensata strategia d'indebolimento della Russia. E' in atto una dissimulata guerra per procura, senza ormai motivazioni reali - il reale concorrente degli Stati Uniti è la Cina – e alimentata da un'arroganza sempre più patologica. Solo la cecità europea e quella assai più tragica della popolazione ucraina permette che si trascini questa guerra che non sarebbe mai accaduta, se gli Stati Uniti non s'intromettessero negli affari del mondo. Nessuno sembra infatti porsi la domanda, forse retorica ma comunque logica e che non ha niente a che vedere con supposti anti-americanismi o simpatie filo-russe: "Perché gli Stati Uniti continuano ad avere basi in Europa? E perché a Washington i vari Repubblicani di turno come Lindsay Graham ma anche i suoi colleghi democratici come Chuck Schumer o Adam Schiff si affannano e si agitano per l'Ucraina e contro la Russia? Proprio letteralmente: cosa centrano?'' Questo paranoico ruolo di auto-proclamato gendarme mondiale è una delle disgrazie degli ultimi 75 anni. Ed è un peccato, perchè non mancano negli Stati Uniti le voci e le potenzialità per essere una grande nazione. Il loro problema è la paranoia egemonica. Prima se ne sbarazzano e prima scomparirà un fattore di destabilizzazione mondiale.

La continuata acquiescenza nei riguardi di quest'interminabile intromissione americana nelle cose europee, oltre a quelle in altri continenti, rappresenta uno dei misteri del XXI secolo. Non è infatti normale. Anzi, è abnorme. La cosa singolare è che la nozione di tale stato di cose sembra operare nello stesso inconscio collettivo americano. Lo testimoniano una moltitudine di film dove i protagonisti lottano contro le ambizioni egemoniche di foschi Imperatori. Le Guerre Stellari di Lucas non vedono forse scontrarsi un'invadente Impero con delle Repubbliche che vorrebbero farsi i fatti loro? E in una famosa scena di Ben Hur, giusto per citare un altro esempio, non dice forse l'ebreo Ben Hur al cattivo romano Messala che Roma "strangola il mondo"? E nuovamente in Quo Vadis, nelle sequenze di apertura, non è forse Roma nuovamente presentata come un esempio di opprimente imperialismo? Paradossalmente, Hollywood tradisce la cattiva coscienza repressa delle tendenze imperiali americane, comodamente ribaltate "sull'altro", in genere Roma o qualche altro Impero orientale e adesso sulla Russia!. Un vero e proprio classico sdoppiamento di personalità.

Insomma, prima di scomodare la geopolitica, i rapporti di forza, i famigerati ed abusati "diritti umani" o la "democrazia", esiste alla base un problema psicologico di proiezioni e arroganza da una parte, e di curiosa acquiescenza dell'Europa dall'altra. Il mistero è appunto rappresentato dal come nazioni e popolazioni intere abbiano subito e continuino a subire la farsa di un protettorato travestito da alleanza e di una presunta protezione della democrazia da parte di chi però vanta tristi primati di violenze e soprusi domestici a carico delle minoranze, che spende 800 miliardi di dollari in armi e giocattoli simili, ma ha poi quasi 8 milioni di famiglie che vivono nella più squallida indigenza. In altre parole, una classe dirigente che adotta false proiezioni, benevolenti e libertarie, ma che in realtà persegue un'indefessa politica d'interferenze a livello planetario a beneficio di un'élite militare e industriale. Questo è il mistero e questo è il problema.

Antonello Catani – 9 maggio 2022

       
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