Un Qe illimitato contro il virus Ecco l’ultima arma di Powell

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Senza limiti. La Fed ha annunciato una nuova serie di misure per sostenere mercati ed economia dai danni del coronavirus. Tra cui un Quantitative easing illimitato. Mossa straordinaria e senza precedenti: l’azione della banca centrale “gonfierà” i suoi bilanci di circa 5mila miliardi di dollari, eclissando il picco dei 4,5mila miliardi raggiunto nel 2014, al termine del precedente programma di Qe. Segnale che la banca centrale americana considera la crisi causata dal virus peggiore della crisi dei mutui del 2008. «È chiaro che la nostra economia si trova di fronte a una grave spaccatura», scrive in una nota l’istituto. «Siamo impegnati a usare tutta la gamma di strumenti a disposizione per sostenere famiglie, aziende e l’economia americana in generale, in questo momento difficile». La Federal Reserve cerca di evitare che la recessione possa trasformarsi in depressione. Con così tanti settori economici bloccati, dal turismo alla ristorazione, dalle compagnie aeree al retail, dalla tecnologia all’automotive. Il debito degli stati e dei comuni destinato a esplodere. La nuova disoccupazione degli americani rimasti a casa con lo stop delle attività economiche. Tutto, troppo nello stesso momento. Sui mercati nelle ultime settimane si è verificato il più veloce sell-off azionario della storia, che ha praticamente azzerato i guadagni registrati nei primi tre anni di presidenza Trump. Continuerà fino a quando non si fermerà la pandemia, dicono gli analisti. Non succederà presto. Il numero di contagiati dal Covid-19 negli Usa è aumentato di dieci volte nell’ultima settimana. Ora il paese è terzo al mondo per numero di contagi: ha superato la Spagna, con 40mila casi e 472 morti, dopo Cina e Italia. Il sindaco di New York Bill de Blasio si aspetta «un mese di aprile peggiore di quello di marzo, e un mese di maggio ancora peggiore». Non se la passano meglio gli stati: il Rhode Island ha lanciato l’allarme: rischia di restare senza soldi nel giro «di settimane». Hotel e linee aeree chiedono miliardi di prestiti. E persino Boeing, primo produttore manifatturiero Usa, già alla prese con la peggiore crisi della storia dopo i due incidenti aerei dei 737Max, chiede al governo un piano di aiuti pubblici di emergenza da 60 miliardi per timore del bailout. Jerome Powell ha lanciato il suo “whatever-it-takes”. Una mossa più rapida e profonda di quella decisa dal suo predecessore Ben Bernanke nel 2008 dopo il crack Lehman. La banca centrale è pronta a fare qualsiasi cosa in suo potere: estendere i prestiti alle piccole e alle grandi aziende, finanziare i comuni e gli stati, acquistare centinaia di miliardi di T-bond. Il comunicato della Fed parla di «sforzi aggressivi» messi in campo «nel settore pubblico e privato» per limitare le perdite di lavoro e di salari e promuovere una veloce ripresa». Si tratta della nona decisione di emergenza presa dalla Fed in pochi giorni. La scorsa settimana la banca centrale aveva portato i tassi monetari a zero, concedendo alle banche prestiti al tasso record dell0 0,25%. Oltre ad annunciare il Qe da 700 miliardi, da ieri diventato illimitato. L’apertura del fondo di garanzia per i debiti commerciali a breve delle aziende, esteso a città e stati. L’allargamento delle linee swap con le altre banche centrali per facilitare gli scambi in dollari.  Solo questa settimana la Fed ha in programma di acquistare 375 miliardi di T-Bond (75 miliardi al giorno) e 250 miliardi di obbligazioni garantite da mutui (50 miliardi al giorno). Accanto al Qe senza limiti, la banca centrale ha rilanciato una serie di misure utilizzate durante la crisi dei mutui per sostenere i debiti dei consumatori: il Term Asset-Backed Securities Loan Facility (Talf), in aiuto dei mutui sui debiti degli studenti, sulle auto e sui debiti delle carte di credito. La Fed inoltre sosterrà ulteriormente i debiti delle aziende fino al 30 settembre acquistando bond corporate da emittenti di alta qualità sul mercato primario (cosiddetti Pmccf) e sul mercato secondario (Smccf), compresi acquisti su Etf. Al maxi bazooka di Powell si aggiunge il maxi pacchetto di aiuti federali da circa 2mila miliardi che il Congresso sta per varare. Il leader della minoranza democratica Chuck Schumer ha anticipato un accordo con la maggioranza, dopo la bocciatura del piano della Casa Bianca domenica, ritenuto dai dem troppo a favore delle imprese e poco dei lavoratori. Ma le parti sono ancora distanti Il segretario al Tesoro Steve Mnuchin si è detto pronto a fare di tutto per salvare l’economia americana, anche a entrare nel capitale delle aziende se necessario con delle nazionalizzazioni di salvataggio. Sostiene che nel complesso il piano di aiuti Fed-governo per l’economia americana ammonterà a circa 6mila miliardi.  Oggi si svolgerà un G-7 straordinario dei ministri finanziari e dei governatori centrali in streaming, guidato da Mnuchin e Powell. L’unilateralismo di Trump in tempi di guerra è messo da parte. Mnuchin ha confermato che gli Stati Uniti lavoreranno con G-20, G-7 , Fmi e Banca Mondiale per rispondere assieme alla crisi.

Riccardo Barlaam – Il Sole 24 Ore – 24 marzo 2020

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Pericolo recessione mondiale, grazie a Trump

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«Noi siamo pronti a fare quel che è necessario per sostenere l’espansione, ma la politica commerciale rappresenta una nuova sfida, è un affare che riguarda il Congresso e l’amministrazione, non la banca centrale». Jerome Powell, aprendo ieri l’annuale incontro della Federal Reserve a Jackson Hole, è stato chiaro. Se arriverà una recessione, Donald Trump dovrà prendersela con se stesso non con la Federal Reserve. Mentre parlava, le agenzie di stampa battevano la notizia che la Cina aveva deciso, come ritorsione, di colpire prodotti americani per 75 miliardi di dollari. Il presidente della Fed, dunque, ha detto “il re è nudo”. La guerra dei dazi è il maggior pericolo che incombe sulla economia internazionale.Ma attenzione, non c’è solo questo. Le nubi che s’addensano all’orizzonte sono in gran parte nubi politiche e se arriverà un nuovo crac, sarà a tutti gli effetti una crisi politica non economica. Il commento di Stefano Cingolani su Linkiesta.

Con questi politici (Trump, Johnson, Salvini, ecc.) solo delusioni

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