Di Maio e Salvini, addio a Palazzo Chigi? Deciderà Mattarella

L'Europa ci guarda e guardano al Quirinale. Ci spera Jean-Claude Juncker, il primo a temere che finisse male; se lo augura Emmanuel Macron, improvvisamente generoso con un'Italia finora ignorata o contraddetta (le frontiere chiuse a Ventimiglia); ci scommette Angela Merkel che deve al suo presidente della Repubblica se l'Spd si è alfine decisa a larghe intese. Preoccupati, ma in fondo fiduciosi, aspettano anche i mercati. Ma non in eterno, come ha avvertito anche Mario Draghi che, iniettando denaro mese per mese, ha favorito la ripresa qui e in Europa. Insomma, tutti pregano che sia il Capo dello Stato a favorire una soluzione che per adesso non si vede. Appunto, quale? Il commento di Bruno Manfellotto sul Messaggero Veneto.

L'angoscia di Mattarella

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Italia, occhio al debito monstre!

Tutti i partiti sono appassionatamente uniti dall'avversione al fiscal compact, ovvero a quell'insieme di regole sui bilanci pubblici approvate da 25 Paesi dell'Unione Europea il 2 marzo del 2012. Con la firma italiana. Nella sostanza il pareggio strutturale di bilancio e l'impegno a ridurre di un ventesimo l'anno la parte del debito pubblico eccedente il 60 per cento del Pil, il Prodotto interno lordo. Trascorsi cinque anni — secondo l'articolo 16 — le norme dovrebbero entrare nell'ordinamento giuridico comunitario a partire dal gennaio del 2018. L'editoriale di Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera.

E il debito pubblico monstre? Nel dimenticatoio...

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L'Europa ha uno stato di salute molto cagionevole

  • Pubblicato in Esteri
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