L'Europa non cambia pelle (problemi per Lega e M5S)

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È lecito dubitare che accadrà (l'Europa non è destinata a cambiare pelle, ndr.). Ed è lecito sospettare che l’Europa dei prossimi anni si dimostrerà una potenza lenta. Tante forze la frenano: le sfide al sistema di Polonia o Ungheria, Italia o Gran Bretagna; la riluttanza di molti governi, Parigi inclusa, a condividere i propri poteri. Ma l’elemento d’incertezza nuovo nella stagione che si apre è che questa non è più la Germania che conoscevamo. Il Paese che oggi esprime la guida della Commissione non è più la Repubblica riluttante che prendeva sempre cura di mandare a Bruxelles un personale politico tedesco un po’ opaco o di secondo piano. Questa volta è diverso: Merkel ha fatto passare alla testa della Commissione una persona direttamente riconducibile a sé. Von der Leyen è la sua delfina storica. Fra lei e la Cancelliera non c’è alcun grado di separazione, il successo o il fallimento della seconda si rifletterà sulla prima e soprattutto sul Paese di entrambe. Il commento di Federico Fubini sul Corriere della Sera.

L'Ue cambia pelle. E l'Italia? Sta a guardare

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Il gruppo di Visegrad fa traballare l'Europa

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Secondo Orbán, l’evento politico più importante dell’ultimo anno non è stata né la cerimonia d’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, né il fatto che due elezioni in Francia abbiamo spazzato via l’intero sistema dei partiti tradizionali. L’evento più importante è stato che i quattro Paesi del gruppo i Visegrad tra cui oltre all'Ungheria ci sono Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno iniziato a cooperare "più strettamente che mai" e hanno dunque acquistato maggiore influenza sulla politica e sulle decisioni europee. 'editoriale di Carl Henrik Fredriksson sul sito www.voxeurop.eu.

L'Austria ha in pugno il destino dell'Europa

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