Nello scacchiere mediorientale c'è anche l'Iran

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Il conflitto in Siria in sostegno ad Assad e soprattutto quello in Iraq è percepito come una minaccia ai confini e agli interessi dell'Iran, qui ben più ampi e strategici di quelli della Russia: «Non vogliamo assolutamente che i jihadisti arrivino a 30-40 chilometri dalle nostre frontiere: è la nostra linea rossa», dichiarano i generali dei Pasdaran. Una guerra costata alle casse di Teheran alcuni miliardi dollari, una decina almeno dall'inizio della rivolta siriana del 2011, ma considerati comunque un investimento sulla “mezzaluna sciita”, l'asse confessionale, detto anche della “resistenza”, che passa da Teheran-Baghdad-Damasco-Hezbollah in Libano. Quella dorsale dove gli iraniani avrebbero fatto volentieri correre il loro gasdotto fino ai porti siriani sul Mediterraneo, una delle molte ragioni che avrebbero spinto la Turchia e le monarchie del Golfo a sostenere i jihadisti contro il regime di Damasco. Un editoriale di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore.

In Medio Oriente risorge l'Iran

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Nel '700 cattolici contro protestanti, oggi sunniti contro sciiti

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Una delle possibili chiavi di lettura per i combattimenti in Siria è la rivolta della maggioranza sunnita contro il regime alawita - cioè quasi-sciita - di Bashar al Assad. Questo è il rovescio, si potrebbe osservare, di quanto successo in Iraq: i fanatici seguaci dell'autoproclamato Stato Islamico hanno avuto successo anche grazie al supporto dei sunniti iracheni estromessi dal potere dopo la caduta di Saddam Hussein. Le linee di demarcazione sul terreno sono importanti. Tuttavia, come nell'Europa del 17° secolo, ciò che ha mantenuto vivo il fuoco è stato il coinvolgimento di potenze esterne. La Siria è diventata l'arena dove si sviluppa la contesa a lungo latente tra l'Arabia Saudita (sunnita) e i suoi alleati del Golfo, da una parte, e l'Iran (sciita), dall'altra. La Russia ritiene di avere un suo vitale interesse nazionale nel sostenere il regime di Damasco e la Turchia, invece, nel rovesciarlo. L'editoriale di Philip Stevens su Il Sole 24 Ore.

E' scoppiata una guerra di religione, come in Europa secoli fa

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Guerra al'Isis, a parole tutti d'accordo. Solo a parole

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Gli americani sono così coscienti dell'errore di Bush junior che nel giugno dell'anno scorso hanno guardato senza fare una piega il Califfato conquistare Mosul, città di due milioni di abitanti, e arrivare a una trentina di chilometri da Baghdad. Come dire ai sunniti: accomodatevi pure e vendicatevi. Si chiama politica Usa del “doppio contenimento” e ha già portato a diversi disastri: negli anni'80 alla guerra Iran-Iraq (un milione di morti) e a uno degli equivoci storici più sconcertanti, quando nell'estate del 1990 l'ambasciatrice Usa a Baghdad, April Glaspie, incontrando Saddam diede un implicito via libera all'occupazione del Kuwait. “Non potevamo sapere che gli iracheni si prendessero “tutto” il Kuwait”, fu la sua giustificazione. Sostituite Kuwait con Siria e avete l'equazione con il Califfato. Un editoriale di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore.

Lotta all'Isis, tutti in ordine sparso

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